22 maggio 2019
Aggiornato 04:30
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Un’agenda di riforme all’UE per aiutare le startup, così le Università vogliono cambiare il futuro

Il compito del Politecnico di Milano, insieme ad altre università europee, è quello di proporre un'agenda di riforme (lavoro, educazione, finanza) per incentivare l'imprenditorialità innovativa

Un’agenda di riforme all’UE per l’economia del futuro
Un’agenda di riforme all’UE per l’economia del futuro ( Shutterstock )

MILANO - Possono le riforme legislative avere un impatto positivo per accelerare l’economia innovativa in Europa? «L’imprenditorialità innovativa deve essere l’elemento fondamentale per raggiungere gli obiettivi di crescita economica e in questo processo le leggi sono di fondamentale importanza». Agire sulle riforme finanziarie e istituzionali che possano fare dell’Europa una società più imprenditoriale e innovativa è l’obiettivo del progetto Horizon 2020 FIRES (Financial and Institutional Reforms for an Entrepreneurial Society), finanziato dalla Comunità Europea con oltre 2 milioni e 500mila euro e promosso da 9 università a livello europeo. Tra queste anche il Politecnico di Milano, partner scientifico del progetto FIRES, che contribuisce con la ricerca coordinata dal professor Luca Grilli, del Dipartimento di Ingegneria Gestionale (GBI - Center for Global Business and Institutions).

Se da una parte l’innovazione tecnologica ha contribuito a creare nuovi modelli di business e città all’avanguardia dal punto tecnologico, la stessa innovazione si è spinta ancora più in là, distruggendo molti dei paradigmi che pensavamo pilastri sicuri fino a ieri. L’avvento dei robot e l’automazione stanno mettendo a rischio milioni di posti di lavoro, società come AirBnb e Uber hanno originato e stanno continuando a suscitare numerose sollevazioni popolari, l’intelligenza artificiale e i social network hanno cambiato e cambieranno sempre di più il rapporto tra le persone. Ma l’Europa, teatro di ingenti rivoluzioni tecnologiche, è anche quella terra che vanta una storia millenaria, dove la cultura radicata da secoli, continua ad avere un ruolo fondamentale sul territorio e si scontra inesorabilmente con il futuro e con le nuove forme di economia. Di fronte a un’innovazione tecnologica inarrestabile che non guarda in faccia nessuno, il policy maker, forse, potrà fare la differenza. Soprattutto di fronte a paesi come gli Stati Uniti e la Cina che, soprattutto in considerazione del mercato digitale, hanno ormai posto le loro leggi (di mercato).

«L’Europa può fare molto di più per incentivare l’imprenditorialità innovativa - spiega il professor Luca Grilli -. Siamo di fronte a un passaggio epocale e dobbiamo chiederci quali sono quelle riforme che possono portare a innescare con maggiore facilità fenomeni imprenditoriali di successo, prendendo in considerazione anche quelle caratteristiche europee che non sono riformabili e sulle quali, probabilmente, non è possibile intervenire». L’obiettivo del progetto FIRES, i cui risultati saranno presentati il prossimo maggio, è quello di creare un’agenda di riforme per l’Europa da sottoporre ai policy makers, che dia delle linee guida su come rendere più semplice ed efficace la creazione di nuove startup, rimuovendo quegli ostacoli che impediscono loro di crescere e differenziando le riforme da Paese a Paese. Una strategia di riforma che si basa, necessariamente, sulla storia ricca e diversificata dell’Europa. «Lavoreremo sul campo della conoscenza e del sistema educativo, su quello del lavoro e della finanza», specifica ancora il professor Grilli.

In gioco c’è il futuro delle persone, soprattutto. Sicuramente uno degli aspetti su cui il regolatore dovrà confrontarsi è quello legato all’impatto della cosiddetta Gig Economy, quell’economia figlia della rete e delle piattaforme online, che ha contribuito a creare una nuova classe di lavoratori, quelli on-demand. Lavoratori che, negli ultimi mesi, hanno cominciato a puntare i piedi anche in Italia, specialmente nel settore del food delivery che - a oggi - vale nella nostra nazione ben 400 milioni di euro annui, con una stima di 500 milioni previsti nel 2019. Un mercato che, tuttavia, rischia l’implosione, se non saranno fatte leggi adeguate e quelle create non saranno capaci di adattarsi alle nuove regole del mercato. Sullo status per i lavoratori della Gig Economy sembra essersi interessato anche il Regno Unito, il cui governo ha commissionato uno studio per risolvere la lacuna normativa dei lavoratori on demand, con particolare riferimento a Uber e Deliveroo. Si parla di ridefinire il concetto di lavoratore e di aggiungere una nuova categoria ibrida, tra lavoratore dipendente e autonomo, i cosiddetti ‘dependent contractors’, coloro i quali «sono idonei a ricevere le tutele dei lavoratori pur non essendo dipendenti». Regolare le nuove forme di prestazione di lavoro può costituire un il primo passo importante per consentire alle startup innovative di crescere nella giusta direzione e apportare un valore economico distribuito e reale all’interno dell’Europa.

Uno degli aspetti più importanti, per incentivare l’imprenditorialità innovativa, è senza dubbio il venture capital, una vera e propria nota dolente del nostro sistema finanziario. Il venture capital, in Europa, rimane un mercato decisamente più piccolo e di dimensioni ridotte rispetto a quello statunitense che è circa 4 volte più grande. Il mercato del capitale di rischio tuttavia, rappresenta una leva fondamentale per la crescita dell’imprenditorialità innovativa. «Il nostro obiettivo è capire come possiamo agire a livello di riforme per agevolare l’accelerata di questo mercato che tuttavia è strettamente legato a componenti molto culturali e diversificate all’interno dei territori - spiega il professor Grilli -. Il venture capital, infatti, è legato a caratteristiche istituzionali dei Paesi che sono poco modificabili da parte del policy marker come la certezza della legge, un sistema politico efficace, la trasparenza negli aspetti regolatori, l’assenza di corruzione. L’unica leva nel breve periodo che può smuovere il mercato dei capitali di rischio in Europa, è una riduzione nella tassazione di capital gains e corporate income. Tuttavia sono guadagni al margine ed è probabilmente arrivato il momento per l’Europa di smettere di inseguire senza troppo successo modelli a là Silicon Valley, per trovare una nuova via al finanziamento dell’imprenditorialità innovativa, più confacente alle sue caratteristiche. Nuove finestre d’opportunità in questo senso si aprono con il Fintech e le nuove piattaforme legate all’ equity crowdfunding

Esistono, tuttavia, due modi diversi di fare impresa. In questi anni abbiamo assistito a molti imprenditori nati per necessità, laddove è stata la crisi il fattore determinante che ha condizionato le scelte di moltio neonati imprenditori. Fare impresa per volontà, invece, può avere una ricaduta diversa sul territorio? Considerando questa ultima ipotesi le leggi hanno, in effetti, un ruolo chiave per la nascita e lo sviluppo di startup innovative. Ciò si evince anche dalla ricerca condotta dallo stesso professor Luca Grilli che, insieme a Boris Mrkajic e Emanuele Giraudo, ha analizzato l’impatto che ha avuto nel nostro Paese la legge 221/2012 (il cosiddetto «Start-up Act» italiano). Sfruttando la natura «retroattiva» del meccanismo legislativo e analizzando con questionari le caratteristiche dei soci fondatori di 1.769 startup innovative nate prima e dopo l’entrata in vigore del Decreto Crescita 2.0, la ricerca evidenzia come le modifiche legislative hanno effettivamente incrementato la propensione di soggetti altamente qualificati ad avviare l’attività imprenditoriale innovativa. La stessa è stata determinata soprattutto dagli strumenti legislativi volti alla riduzione delle barriere alla crescita (es. incentivi fiscali agli investimenti, norme più flessibili per quel che riguarda la disciplina dei contratti di lavoro); mentre hanno avuto poca rilevanza le misure legate alla mera riduzione delle barriere all’entrata. Inoltre, a seguito dell’introduzione della legge, le startup innovative fondate dagli imprenditori più qualificati sono state in grado di crescere maggiormente in termini di fatturato. «Grazie alle nostre ricerche abbiamo capito che determinati interventi legislativi possono effettivamente spingere gli individui ad alto capitale umano a scegliere la strada imprenditoriale - conclude il professor Grilli -– individui, che prima dell’intervento legislativo non avrebbero preso in considerazione tale possibilità. Questo è un risultato importante, poiché il successo di una start-up innovativa, soprattutto nelle sue prime fasi di vita, dipende crucialmente dalle competenze possedute dai fondatori. L’imprenditorialità innovativa può essere dunque una leva importante di sviluppo economico solo nella misura in cui a diventare imprenditori siano individui con un elevato bagaglio di conoscenze. In questo senso, riuscire a istituire delle riforme che possano incentivare tale tipologia di imprenditorialità permetterà all’Europa senz’altro di guadagnare terreno rispetto ad altre nazioni, come Cina o Stati Uniti».