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Coding come l'inglese, perchè la programmazione dovrebbe entrare nei programmi scolastici

Tante le inziative del Governo, ma ancora troppe le differenze tra istituti. Fuori dalle mura scolastiche i corsi di coding, per aiutare i bambini al pensiero computazionale

Coding come l'inglese, perchè la programmazione dovrebbe entrare nei programmi scolastici
Coding come l'inglese, perchè la programmazione dovrebbe entrare nei programmi scolastici (Shutterstock.com)

ROMA - Non che il Governo non si sia dato da fare. Lo scorso novembre la ministra Fedeli (MIUR) aveva annunciato lo stanziamento di 100 milioni di euro per far approdare le lezioni di coding già nelle scuole primarie (a partire da questo anno scolastico, ndr.). C’è poi progetto, sempre del MIUR, in collaborazione con il CINI, «Programma il Futuro», avviato nel 2014 con l’obiettivo di fornire alle scuole una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili per formare gli studenti ai concetti di base dell'informatica. Un progetto che ha già visto la partecipazione di oltre 1 milioni e 600mila studenti, 25mila insegnanti e 5mila e 800 scuole in tutta Italia.

Cosa sta facendo il MIUR
«Con il Piano Nazionale Scuola Digitale il MIUR ha dato una risposta qualificata e strutturata alla necessità di introdurre le nuove tecnologie nella didattica, non come pretesto strumentale, ma come un'opportunità di evoluzione e arricchimento della didattica. Le 35 azioni previste dal PNSD si riferiscono a tutti gli ambiti del sistema educativo italiano, partendo dagli strumenti, passando per le competenze e i contenuti, fino alla formazione dei docenti - mi racconta Marco Giordano, docente Codemotion Kids! -. La visione del Piano Nazionale è ambiziosa e lungimirante ed è stato il frutto di un lavoro condiviso tra i policy maker del MIUR e molte realtà innovative che operavano già nella scuola al tempo della stesura. Come sempre, il problema sarà quello di coniugare la spinta innovativa e visionaria del Piano con le inevitabili difficoltà di attuazione in un sistema grande e complesso come quello della scuola italiana».

Coding come esame di terza media?
Già. Perché se è vero che le scuole delle grandi aree urbane si stanno approcciando al cambiamento, dall’altra la periferia, ad esempio, continua ad esserne completamente allo scuro. Quando parlo di coding a mia madre, del personale ATA di un complesso scolastico non troppo distante da Torino, lei, aggrotta la fronte e mi parla di lavagne interattive. Certo, probabilmente dipende dalle zone. Parlando con i docenti di Codemotion Kids!, mi accorgo che città come Torino, ad esempio, sono molto più diffidenti all’innovazione scolastica e al coding rispetto ad altre città d’Italia. Ma questa non è una giustificazione. Ora, gli ultimi rumors, vorrebbero l’introduzione del coding come esame di terza media, nella speranza di far così diventare la materia obbligatoria su tutto il territorio nazionale. «La programmazione e il pensiero computazionale sono strumenti potenti per ampliare le competenze e le possibilità espressive dei ragazzi e, per loro stessa natura, hanno un carattere multidisciplinare. Il mio auspicio è che il coding, oltre che una materia di esame, diventi un grimaldello per l'affermazione di un metodo educativo basato sulla creatività e sullo sviluppo delle competenze dei ragazzi, come avviene già in altri paesi, europei e non - continua Marco -. Sono sicuro che la prossima revisione delle indicazioni nazionali per il curricolo terrà conto di queste tematiche e, se il coding dovesse diventare una delle competenze oggetto di verifica all'esame di terza media, sarà comunque un segnale importante per la scuola».

Fuori dalle scuole, i corsi di coding
Se da una parte le iniziative del Governo fanno fatica a scalare l’obsoleto e arzigogolato sistema scolastico italiano, dall’altra sono molte le iniziative messe in campo da aziende private come Codemotion Kids!, da anni all’opera per fornire corsi di coding al di fuori dell’orario scolastico. Momenti di gioco, più che di studio vero e proprio, dove i bambini possono apprendere il pensiero computazionale senza neppure accorgersene. «Per l'esperienza che ho, i bambini e i ragazzi si appassionano alle cose che realizzano con il coding, più che al coding stesso - continua Marco -. Quando si trovano in un contesto che libera la loro immaginazione e gli dà uno strumento potente come il coding per la realizzazione dei loro progetti, la motivazione e la capacità di concentrazione prendono il volo e loro compiono un percorso importante per la loro crescita senza nemmeno accorgersi di essere in cammino».

Le iniziative di oggi sono sufficienti?
Se ci sono paesi come l’Inghilterra e la Finlandia dove l’insegnamento dell’informatica è già entrato nella scuola in modo verticale o trasversale, l’Italia si distingue da tutti gli altri paesi del mondo per la partecipazione delle scuole alle campagne di alfabetizzazione e di sensibilizzazione. Da noi la programmazione non è ancora entrata nei programmi scolastici, ma il MIUR appoggia e promuove la sperimentazione. La differenza che, tuttavia, intercorre tra i diversi complessi scolastici, soprattutto se ci spingiamo fuori dal centri urbani, ci fa ben comprendere quanto queste iniziative siano insufficienti per creare una nuova classe di lavoratori pronta ad affrontare le sfide del futuro. «Se mi chiedi come vedo la scuola del futuro ti direi che cerco di immaginare soprattutto la scuola del presente come una scuola che riesce a coniugare l'attenzione alle competenze e alle conoscenze con la curiosità e la creatività dei bambini e dei ragazzi. Un luogo dove, come diceva Seymour Papert, le ragazze e i ragazzi imparino a "pensare al pensiero», conclude, saggio, Marco.

Per chi volesse maggiori informazioni sui corsi di coding e robotica di Codemotion Kids! per l’edizione torinese, può visitare questo sito. I corsi riprenderanno il 17 ottobre, ma è ancora possibile iscriversi.