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Governo dà l'ok al domicilio digitale. Come si ottiene?

Ok al domicilio digitale, l’indirizzo online a cui ogni cittadino sarà raggiungibile dalla Pubblica Amministrazione. Come si ottiene?

Governo dà l'ok al domicilio digitale. Come si ottiene?
Governo dà l'ok al domicilio digitale. Come si ottiene? (Shutterstock.com)

ROMA - Permetterà di risparmiare almeno 250 milioni di euro l’anno. E’ il domicilio digitale, l’indirizzo online a cui ogni cittadino sarà raggiungibile dalla Pubblica Amministrazione. Si tratta un indirizzo di posta elettronica certificata o un qualsiasi servizio elettronico di recapito conforme alle norme europee.

La rivoluzione del domicilio digitale
Una piccola rivoluzione prevista dal decreto del Codice dell’amministrazione digitale introdotto dalla riforma Madia e che ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri. Ora un giro parlamentare e di raccolta dei pareri per poi tornare a palazzo Chigi per il sì definitivo (entro tre mesi). E, di fatto, un passo avanti importante che arriva ancor prima che diventi operativa l’Anagrafe digitale della popolazione residente. Si tratta di uno strumento volto a facilitare la comunicazione tra le pubbliche amministrazioni, le imprese e i cittadini e sarà valido per ricevere qualsiasi notifica e qualsiasi tipo di documento, dalle raccomandate alle multe.

Il database
Il sistema, per essere operativo, dovrà contare su diverse fasi di sviluppo. In primo luogo c’è da creare l’infrastruttura che sta alla base del domicilio digitale. Una sorta di Indice, un portale per cui sono stati messi sul piatto circa 400mila euro, che sarà lanciato entro la fine del 2017 per essere operativo nei primi mesi del 2018 ed entrare a regime nel 2019.

Come ottenere il domicilio
La prima fase del progetto sarà costituita dalla raccolta dei domicili digitali che avverrà attraverso 3 canali:
a) portale web dedicato che permette quindi la comunicazione del domicilio tramite autenticazione via Spid o Cns;
b) trasferimento nel registro suddetto della Pec presente su Ini-Pec;
c) dichiarazione del domicilio nell'ambito di specifiche sezioni dei portali nazionali di servizio dedicati al cittadino (tramite soluzioni di autenticazione federata via Spid o Cns).

I primi saranno i possessori di PEC
In riferimento all’art. 4 comma 3-bis del nuovo CAD, la procedura per l’ottenimento del domicilio digitale dovrebbe essere predisposta dallo Stato, e quindi uguale per tutti i Comuni. Nel caso in cui la predisposizione non avvenga, la norma assegna d’ufficio un domicilio digitale a tutti i professionisti i cui indirizzi PEC sono già presenti per legge nell’indice INI-PEC (indice nazionale degli indirizzi di Posta Elettronica Certificata). La prima platea di cittadini che saranno in possesso di un domicilio digitale saranno proprio i possessori della PEC, i quali si troveranno le PEC che attualmente usano per le comunicazioni con la clientela e i soggetti istituzionali convertite a domicilio digitale personale. Un passaggio automatico che potrebbe non essere particolarmente ben visto dagli imprenditori, ma che permette, nella prima fase, di velocizzare la procedura.

La carta sparirà?
Per la Pubblica Amministrazione sarà un obbligo accettare un dialogo esclusivamente per via digitale, così come dovrà essere pronta alla moneta elettronica. Per il cittadino invece è tutto facoltativo. L’analisi della norma fa prevedere che vi sarà potenzialmente una riduzione delle comunicazioni cartacee ma che non spariranno del tutto né le comunicazioni, né le notifiche cartacee. Anche perché in nessuna parte del CAD (o altrove) la nullità della notifica o comunicazione inviata per strumenti tradizionali al titolare di domicilio digitale.