23 febbraio 2020
Aggiornato 12:00
in italia

Digital Trasformation: i passi del 2016 (in infografiche)

Anche l'Italia comincia a muoversi verso la digital trasformation, ma i passi da compiere sono ancora molti. Finalmente cambia anche l'atteggiamento del Governo, più incline a erogare fondi per l'innovazione

ROMA - Stiamo davvero tenendo il passo all’innovazione e modificando le nostre abitudini quotidiane e professionali per seguire la tecnologia? Un’Italia che oggi arranca alla rincorsa del digitale e oggi corre veloce dimostrando talento e capacità di innovarsi. Ogni anno ci muoviamo sempre meglio, aumentando la consapevolezza sulla rilevanza del digitale, anche per paura di essere travolti dalla digital disruption. L'Osservatorio del Politecnico di Milano scatta una fotografia riassuntiva ben precisa del nostro Belapaese, ancora decisamente alla ricerca del suo posto in Europa.

Ancora in ritardo assoluto
Cenni postivi, ma non se guardiamo ai tassi di miglioramento in valori assoluti, dove la situazione appare assai meno confortante: il posto che occupiamo è tuttora il quart’ultimo della UE-28, alle spalle di Paesi ricchi come la Germania ma anche di Paesi con un PIL pro-capite sensibilmente inferiore al nostro. Diversi i motivi, e tra questi: la persistenza del digital divide; le forti resistenze della PA alla interoperabilità delle reti pubbliche, vissuta come una minaccia al sistema di potere radicatosi nel tempo; la prolungata stagnazione della domanda interna, che ha scoraggiato i nuovi investimenti (che solitamente «incorporano» le tecnologie più innovative); la disoc- cupazione elevata e la precarietà, ma anche la dispersione degli occupati «full time» in un numero elevatissimo di imprese, con un ovvio impatto negativo sulla formazione.

L’importanza di un Governo digitale
Il fatto positivo è che finalmente anche la politica sembra essersi resa conto del pericolo per il Paese di rimanere indietro e della necessità di un intervento di  nanza pubblica, a  anco e a supporto delle iniziative private, sia per l’infrastrutturazione digitale delle aree cosiddette «a fallimento di mercato» sia per l’avvio di ricerche e sperimentazioni di smart manufacturing nell’ampio e variegato sistema industriale italiano. Siamo  nalmente sulla buona strada? È presto per dirlo, conoscendo i tempi che di solito intercorrono fra l’approvazione delle leggi e la loro concreta messa in opera e conoscendo i rischi che – in un Paese ad alto debito pubblico come il nostro – i fondi già approvati venga- no dirottati a fronte di nuove emergenze: un disastro naturale, il salvataggio di una banca o dell’Alitalia, l’ennesima richiesta UE di rispettare i vincoli di bilancio. Quello che ci dobbia- mo augurare è che il mondo politico si convinca che anche gli investimenti nel digitale sono ormai un’emergenza e che non accelerare i ritmi oggi – per recuperare il ritardo accumulato ed essere in grado di fronteggiare il contesto competitivo che si va delineando – potrebbe causare domani un vero e proprio terremoto in un sistema produttivo già stremato dalla lunga crisi.

(Credits photo courtesy of Osservatori.net)
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