3 dicembre 2020
Aggiornato 01:30
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Su chi investe e come investe il Venture Capitalist

L'ammontare degli investimenti complessivi nel mercato dell’early stage nel 2016 si attesta a circa 202 milioni di euro, escludendo follow on ed attività svolta da operatori squisitamente pubblici

ROMA - Malgrado l’Italia resti ancora piuttosto lontana dagli standard europei e internazionali, nell’ultimo anno il mercato del venture capital ha registrato un lieve incremento. Secondo i dati dell’Osservatorio VeM e IBAN relativo al 2016, infatti, stiamo parlando di una crescita pari al 10%: in particolare il segmento relativo alle operazioni condotte esclusivamente da venture capitalists registra 64 società partecipate (in significativa crescita rispetto ai 34 deals del 2015), quello relativo alle operazioni in sindacato tra venture capitalists e Business Angels conta 28 aziende, mentre quello riconducibile a deals svolti unica- mente da Business Angels registra 37 società partecipate (in diminuzione rispetto alle 64 dello scorso anno).

Il mercato early stage
Dati alla mano, l’ammontare degli investimenti complessivi nel mercato dell’early stage si attesta a circa 202 milioni di euro, escludendo follow on ed attività svolta da operatori squisitamente pubblici. Nel dettaglio, circa 142 milioni di euro sono riconducibili a investitori istituzionali, 39 ad investitori istituzionali in collaborazione con Business Angels, mentre i Business Angels operanti senza la cooperazione con i fondi hanno attratto investimenti per circa 21 milioni di euro.

Quanto si investe
In prevalenza, si registrano investimenti di startup capital, con una quota di mercato pari all’82% (75 società), con un taglio medio dell’investimento in aumento rispetto a quello dello scorso anno (2,3 milioni di euro vs 1,5 mi- lioni di euro). Sotto il profilo della quota acquisita, si consolida l’attitudine dei fondi a realizzare partecipazioni di minoranza: l’acquired stake si attesta, infatti, mediamente al 20%, in decremento rispetto allo scorso anno (29%, era pari al 27% nel 2014).

In quali società si investe
Dal punto di vista settoriale, l’ICT ha in gran parte attratto l’interesse dei venture capitalists, raggiungendo una quota del 37%. Tale dato, pur certamente di rilevo, vede una leggera diminuzione rispetto al 2015, quando tale comparto aveva registrato una quota del 40% dell’intera attività d’investimento. Nel dettaglio, all’interno del comparto ICT, cresce ulteriormente la diffusione delle applicazioni web e mobile principalmente riconducibili ad apps innovative per smartphone e tablet. Nonostante tale concentrazione nel comparto ICT, nel complesso il resto del mercato presenta un’interessante dispersione settoriale, nel 2016 più che negli anni precedenti. Anche tale evidenza appare un ulteriore segnale di una maturità sempre più evidente del comparto. Nello specifico, risulta in grande crescita il settore dell’healthcare (16%). Seguono il settore del terziario avanzato (13%), il settore food and beverage e quello del leisure (ciascuno con il 6%), il settore dei servizi finanziari e quello dei beni di consumo (ciascuno con il 5%). Interessante anche il contributo proveniente dal comparto cosiddetto «transportation» (4%).

Il profilo degli investimenti
Dal complesso delle informazioni raccolte, è stato possibile ricostruire una sorta di profilo medio degli investimenti realizzati nel corso del 2016, sulla base dei valori più ricorrenti e distinguendo tra operazioni di seed capital e di startup. Con riferimento alle prime, nel 2016 l’operatore di venture capital ha investito mediamente 0,95 milioni di euro per l’acquisto di una partecipazio- ne pari al 19% del capitale di società rappresentate nell’88% dei casi da iniziative private. Esse sono localizzate prevalentemente nel Nord Italia in Lombardia, in Basilicata ed all’estero. I settori maggiormente attraenti sono stati il comparto ICT (41%) e quello dei servizi professionali e sociali ad esclusione di quelli finanziari (23%). Con riferimento alle operazioni di startup, invece, nel corso del 2016 l’operatore di venture capital ha investito mediamente 2,7 milioni di euro per l’acquisto di una partecipazione di minoranza pari al 21% del capitale di società costituite nell’83% dei casi da iniziative private. Tali imprese sono localizzate prevalentemente nel Nord Italia (30% dell’attività in Lombardia, 8% in Emilia Romagna) e nel Lazio (22%). Il settore maggiormente attraente permane il comparto ICT, ancora una volta con particolare riferimento alle applicazioni web e mobile, pur senza trascurare l’impatto del comparto dell’healthcare.