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Industria 4.0, chi vince e chi perde nella rivoluzione industriale

Sono 6 su 22 i settori che nell’ultimo anno hanno adottato le tecnologie ICT previste dal Piano Industria 4.0, di fatto ancora una manciata, malgrado gli incentivi

Industria 4.0, chi vince e chi perde nella rivoluzione industriale
Industria 4.0, chi vince e chi perde nella rivoluzione industriale (Shutterstock.com)

MILANO - Crescono rispetto al passato anche grazie agli incentivi del Piano Calenda, ma sono ancora troppo poche le industrie manifatturiere che hanno attivato i processi di Industria 4.0. I dati sono emersi in seguito a un’audizione dell’Istat, tenuta ieri dal presidente Alleva alla commissione Lavoro del Senato.

Industria 4.0: poche imprese
Sono 6 su 22 i settori che nell’ultimo anno hanno adottato le tecnologie ICT previste dal Piano Industria 4.0, di fatto ancora una manciata, malgrado gli incentivi. I segmenti che credono più nella fabbrica connessa sono quello degli autoveicoli, dove puntano sulle tech di connessione 2/3 delle imprese, quello delle apparecchiature elettriche, la farmaceutica, la metallurgia e i macchinari. Si viaggia a piccoli passi, considerando che nel 2016 solo 2 settori su 22 adottavano le tecnologie della quarta rivoluzione industriale. Nei servizi, l'interesse appare maggiore che nell'industria con 10 settori su 26 che prevedono investimenti nelle nuove tecnologie per il 2017.

Un aumento del PIL
Eppure sull’Industria 4.0, l’Italia ci ha creduto e ci crede parecchio. Di fronte a un settore come quello delle startup innovative che arranca, non riesce a raccogliere i capitali necessari e non cresce, gli occhi sono tutti puntati sulle imprese. Secondo l’analisi della SVIMEZ sul Piano Industria 4.0, lo stesso potrà generare una crescita aggiuntiva al Centro-Nord pari a quasi lo 0,2% del Prodotto interno lordo. Nel Mezzogiorno, l'effetto sarà meno consistente, circa lo 0,03% del PIL.

Le professioni vincenti e quelle perdenti
La quarta rivoluzione industriale, come qualsiasi rivoluzione avvenuta nel passato, se ha il grande pregio di creare nuova economia, allo stesso tempo, uccide quella vecchia, il che significa professioni che nascono e resistono e professioni che scompaiono. L’Istat, considerando le 221 categorie professionali al di sopra dei 20 mila occupati, ha identificato 27 professioni "vincenti" che si tradurranno in 1,6 milioni di occupati in più, e 24 professioni perdenti, con una diminuzione pari a 1 milione di occupati. Tra le "vincenti" compaiono professioni come gli addetti all'assistenza delle persone, il personale addetto all'imballaggio e al magazzino, i commessi alle vendite al minuto e diverse professioni legate alla ristorazione; e professioni più specializzate, come gli addetti agli affari generali. Tra le professioni perdenti, invece, ci sono le figure legate alla crisi delle costruzioni (muratori in pietra, manovali, personale non qualificato dell'edilizia civile e professioni assimilate) e professioni associate prevalentemente a mansioni di ufficio (contabili).