17 febbraio 2020
Aggiornato 19:30
tech

Perchè l'Italia non è ancora un paese per scaleup

Per SEP Report Scaleup Europe ci sono ben 4200 startup in tutta Europa. In testa la Gran Bretagna, mentre l'Italia resta all'undicesimo posto. Ecco perchè il nostro non è ancora un Paese per scaleup

ROMA - Sono 4200 in tutta l’Europa con 58 miliardi di finanziamenti e, come sappiamo già, l’Italia resta praticamente in fondo alla classifica (undicesima). Stiamo parlando delle scaleup, quelle startup che hanno già fatto il salto. Che sì, non sono ancora unicorni, ma sono già diventate adulte. Lo testimonia il SEP Report Scaleup Europe, individuando anche i settori di maggiore crescita: e-commerce, fintech e hospitality che hanno raccolto 18,1 miliardi di finanziamenti, un terzo del totale. A farla da padrone è, come sempre, il Regno Unito dove ha sede una scaleup su tre e dove confluiscono il 35% degli investimenti, davanti a Francia, Germania e Svezia. E l'Italia, in questa classifica, si impossessa di una misera 11esima posizione, davanti a Norvegia e Portogallo e dietro a Paesi come la Spagna, con una sola scaleup.

Le scaleup in Europa
Dati questi che, per chi si occupa di startup, sono noti da tempo. Del resto, quanto all’e-commerce come settore esponenziale, basta pensare ad aziende come Zalando che hanno costruito un vero e proprio impero. E a startup come Lanieri, italianissima, che - malgrado non sia ancora una scaleup - rappresenta uno dei casi di successo più importanti della nostra penisola e basa il suo core business proprio sulla digitalizzazione dei processi di creazione e vendita nell’abbigliamento.

Perché non siamo un paese di Scaleup
Il report scatta, per l’ennesima volta, la fotografia di un’Italia dove le startup stentano a crescere e solo il 30% di quelle iscritte al Registro delle Imprese ha un fatturato che supera i 100mila euro. Anche sul fronte della ricerca universitaria e degli spin-off non siamo messi poi così bene: nel 2016 l’Italia ha presentato solo il 3,3% di tutti i brevetti depositati all’Ufficio Europeo, contro - ad esempio - il 19% della Germania. Secondo i dati Eurostat 2014, solo 6,9% dei giovani tra i 20 e i 29 anni studia o ha studiato materie STEM, contro l’11% della Germania e l’8,4% della media europea. E capite anche voi che c’è un po’ di differenza.

Più investimenti seed capital
Di fronte a problemi e ritardi, però, bisogna tirarsi su le maniche, non fosse altro perché i talenti ce li abbiamo e non possiamo permetterci di farceli scappare. Sicuramente, e sembra quasi banale dirlo, servono più investimenti pubblici nella ricerca. Ma non solo. Un ruolo fondamentale lo fanno le competenze, non quelle scientifiche in cui eccelliamo, ma in quelle imprenditoriali, di cui siamo piuttosto carenti, specialmente in alcune vaste aree del Paese. «Bisogna investire in una formazione che sia volta di più alla creazione di una mentalità imprenditoriale - spiega Giovanni Perrone, Presidente di PNICube, l’associazione nazionale degli incubatori italiani  - e incentivare metodi di valutazione e credibilità delle università anche sul loro contributo alla terza missione». Sì, valutarle, in pratica, anche sulla base di quanta vocazione al mercato possano produrre. In terzo luogo bisognerebbe creare dei fondi di investimenti seed capital destinati agli anei e agli incubatori universitari certificati. Questi, per loro natura, tendono a partorire startup di alto valore tecnologico: molte di queste startup, specialmente quelle che non appartengono al settore digitale, - hanno bisogno sin da subito di investimenti considerevoli per la realizzazione dei di prototipi un, meccanismo questo che accrescerebbe la possibilità di finanziamento nei successivi round di investimenti da parte di venture capital e business angels.

Corporate Venture Capital poco sviluppato
Le incongruenze e i problemi, tuttavia, esistono e non possiamo nasconderci dietro un dito, perché il fatturato medio delle startup resta basso. E, in buona parte, la colpa è anche del settore privato, laddove non esistono corporate disposte a investire in innovazione e ad aprire le porte alle startup innovative. Nel primo quadrimestre del 2017 ci sono state 34 acquisizioni da parte di corporate in startup dell’intelligenza artificiale. Nessuna di queste è avvenuta in Italia (ne sono avvenute anche in Spagna per intenderci). E questo avviene principalmente per due questioni: da una parte le PMI non comprendono i piani aziendali delle startup, dall’altra offrono spesso poche possibilità di crescita e innovazione agli stessi professionisti digitali, oltre a offerte di lavoro poco chiare (le PMI hanno poca consapevolezza dei settori tecnologici verso cui dovrebbero dirigersi).

Scaleup Europa
Scaleup Europa (SEPA)
Scaleup Europa
Scaleup Europa (SEPA)