capitali di rischio

Le fasi di finanziamento di una startup

La finanza alternativa, fatta di business angels e venture capital, costituisce la strada più appropriata da seguire quando si è alla ricerca di capitali. Di fatto è un capitale di rischio, che può dare tuttavia dei ritorni economici molto interessanti

Le fasi di finanziamento di una startup
Le fasi di finanziamento di una startup (Shutterstock.com)

MILANO - Un fenomeno pionieristico perchè, diciamolo, in Italia, il settore di venture capital ha raccolto 74 milioni, un decimo rispetto a quello del mercato spagnolo. Ma un fenomeno che il decollo lo sta per prendere davvero. Una strada lunga, a fronte di imprese che ancora si affidano alle banche per ottenere dei finanziamenti: secondo Bankitalia, nel 2016, su 750.5 miliardi di euro di finanziamenti erogati alle aziende italiane, il 68% è stato di natura bancaria. Di fatto un’anomalia dato che la media europea si attesta al 44%, mentre negli Usa siamo addirittura al 32%. Il tutto a discapito delle startup e delle PMI innovative.

Finanza alternativa
La finanza alternativa, fatta di business angels e venture capital, costituisce tuttavia la strada più appropriata da seguire quando si è alla ricerca di capitali. Di fatto è un capitale di rischio, che può dare tuttavia dei ritorni economici molto interessanti. Se le startup hanno un tasso di fallimento molto elevato, infatti, possono - quando funzionano - garantire delle exit che ripagano abbondantemente gli investitori, più di quanto abbiano perduto nelle imprese fallite.

Cosa fa un venture capital
Se i business angels sono investitori privati, generalmente imprenditori, che immettono capitali propri e personali all’interno della società della startup, il fondo di venture capital si deve esso stesso costituire e raccogliere capitali tali da dare vita a un fondo. Questi capitali sono generalmente raccolti tramite fondi istituzionali, come le fondazioni bancarie, gli enti previdenziali, enti pubblici territoriali, le assicurazioni e le banche. Una volta raggiunto il suo obiettivo il venture capital può diversificarsi nei mercati di riferimento rispetto ai settori d’interesse (ict, biotech, robotica, ecc), sia rispetto alla fase di vita della società in cui s’interviene (seed, early-stage, growth, ecc). Il venture capital quando investe acquisisce quote della società e, secondo i casi, aiuta la startup anche a livello operativo, mettendo a disposizione competenze manageriali, tecniche, relazioni che la portino a migliorare; oppure aspetta semplicemente che cresca per fare la sua exit dall’investimento.

Perchè in Italia funziona il Corporte Venture
Il Corporate Venture, storicamente appannaggio dei settori ICT e Life Sciences, si sta gradualmente espandendo anche a quelli più tradizionali, dove il ruolo dell’innovazione tecnologica è ormai diventato un fattore critico di successo. Rispetto al Venture Capital tradizionale, il Corporate Venture Capital non cerca soltanto un rendimento finanziario, ma soprattutto sinergie di tipo industriale (es. sviluppo specifiche capability, scouting tecnologico arricchimento portafoglio di offerta) e, oltre a fornire capitali alle startup partecipate, apporta competenze e risorse specialistiche della Casa madre utili per accelerare il time to market delle nuove iniziative. In un paese come l’Italia che vanta una tradizione di grandi imprese, il Corporate Venture Capital potrebbe davvero essere la chiave per l’accelerata finale dell’ecosistema innovativo. E i numeri (specialmente quelli internazionali) scattano la fotografia di un fenomeno che funziona. I CVC europei hanno partecipato nel 2016 ad almeno 292 deal pari a circa 4 miliardi di dollari, di cui il 51 percento indirizzati ad aziende B2B e il 49 percento ad aziende B2C.

Le fasi di finanziamento di una startup
Ma quali sono, generalmente, i passi che compie una startup, dalla sua nascita alla sua fine? Esiste un percorso preciso che il team deve seguire per il reperimento di capitali? In linea generale sì. In base alla «tempo di vita» di una startup, si raccoglieranno certi capitali, in una certa quantità, destinati a un certo tipo di operazioni o attività. E vari attori presenti sul mercato intervengono in momenti precisi del suo ciclo di vita.

PRE SEED: si tratta si investimenti dal valore di 20-30mila euro. Sono i capitali che si ricevono nella fase di vita della startup che precede la creazione della società (srl). Questi capitali arrivano prevalentemente dagli acceleratori/incubatori o da risorse famigliari. In Italia, infatti, secondo il Global Entrepreneurship Monitor il 30% di chi è in procinto di avviare una startup innovativa chiede aiuto in famiglia. Si tratta del finanziamento dell’idea, quando manca ancora un prodotto preciso.

SEED: si tratta di investimenti dal valore dei 200-400mila euro. Sono i capitali che si ricevono nella fase di accelerazione e creazione dell’azienda, quando non esiste ancora un mercato preciso, ma è almeno presente un prototipo.

POST SEED: questi sono investimenti che arrivano dopo aver completato il percorso di accelerazione, oppure capitali che precedono la fase di sviluppo e l’espansione dell’azienda. Il valore degli investimenti in questa fase va dai 500mila al milione di euro. Gli investitori privati (business angels, appunto) si inseriscono generalmente in questa fase. Così come i venture capital.

ROUND A-B: in questa fase della vita dell’azienda innovativa i capitali erogati hanno un valore che va dal milione ai 5 milioni di euro. Questa è la fase in cui la PMI innovativa deve svilupparsi ed espandersi. In questo step dell'azienda intervengono anche i fondi di venture capital o i coprorate venture capital.

ROUND B-C: è la fase in crescita esponenziale dell’azienda la cosiddetta Growth Tech dove gli investimenti superano i 5 milioni di euro. In questa fase della vita dell’azienda intervengono principalmente investitori stranieri. Non esistono fondi di venture capital o investitori privati italiani che si posizionano in questo momento della vita di un’azienda.