27 giugno 2017
Aggiornato 02:00
uomo al centro

Kuroiwa (Toyota): «L'Industria 4.0 è la nuova cultura delle aziende»

Non solo rivoluzione tecnologica. L'industria 4.0 deve accompagnare la trasformazione tecnologica con lo sviluppo di una nuova cultura all’interno delle aziende e con la formazione di un nuovo capitale umano

Kuroiwa (Toyota): «L'Industria 4.0 è la nuova cultura delle aziende»
Kuroiwa (Toyota): «L'Industria 4.0 è la nuova cultura delle aziende» ()

TORINO - Digitalizzare le imprese italiane non significa solo fare o proporre tecnologia, quella tecnologia che deve rivoluzionare i processi produttivi alla base di ogni industria. La quarta rivoluzione industriale, dove robot, internet of things e intelligenza artificiale hanno lo scopo di automatizzare l’intera filiera di produzione, non può rimanere un processo slegato dall’uomo. La vera sfida dell’Industria 4.0 è, invece, accompagnare la trasformazione tecnologica sia con sviluppo di una nuova cultura all’interno delle aziende - per rendere semplici, stabili ed intuibili i processi che portano ai nuovi prodotti e servizi intelligenti - sia con la formazione di nuovo capitale umano.

Una rivoluzione culturale
Un concetto importante, confermato anche da Satoshi Kuroiwa, guru del Toyota Production System (TPS), l’ospite d’onore dell’incontro «Il sistema Toyota nell’Industria 4.0», tenutosi presso il Centro Congressi dell’Unione industriale di Torino. Un background di tutto rispetto quello di Satoshi Kuroiwa, ingegnere di produzione e ricercatore di sistemi tecnici. Lavora per 34 anni alla Toyota Motor Corporation. Sviluppa sistemi di meccatronica e robotica, promuove sistemi di controllo su larga scala e di informazione, l’informatizzazione avanzata (come l’e-Kanban) del Toyota Production System (TPS). Sistemi che possono sembrarci lontani dalle nostre imprese manifatturiere italiane, ma che rappresentano anche per queste la vera svolta verso la digitalizzazione del Paese.

L’esempio di Toyota
Già, perché il metodo di produzione inventato dalla Toyota, in particolare sul ruolo centrale del cambiamento culturale e delle persone nella gestione delle nuove tecnologiche che stanno caratterizzando la fabbrica digitale, possono essere applicate anche al manifatturiero italiano, alle prese con le profonde trasformazioni tecnologiche e digitali della quarta rivoluzione industriale. Il rischio è interpretare questa quarta rivoluzione industriale solo come digitalizzare, robotizzare ed automatizzare delle imprese, con la possibilità di ripercorrere il fallimento del CIM (Computer Integrated Manufacturing) degli anni ’90. La sfida è invece accompagnare la trasformazione tecnologica sia con sviluppo di una nuova cultura all’interno delle aziende - per rendere semplici, stabili ed intuibili i processi che portano ai nuovi prodotti e servizi intelligenti - sia con la formazione di nuovo capitale umano.

L’uomo al centro della rivoluzione industriale
Un metodo, se vogliamo, innovativo che rende le persone parte ed elemento determinante dell’evoluzione digitale. «Toyota punta a ripensare e rivedere i processi People Centric con il supporto delle tecnologie abilitanti a partire dalla AI - ha detto Satoshi Kuroiwa -. Per affrontare con successo la quarta rivoluzione industriale è indispensabile ripensare al proprio modello di business e di conseguenza i processi ad esso correlati e solamente dopo investire in nuovi strumenti». L’aspetto umano rimane centrale anche nella nuova fabbrica digitale e flessibile, che si caratterizzerà per un flusso di comunicazione interno in tempo reale fra le postazioni di lavoro, tale da consentire la capacità autodiagnostica e il controllo a distanza della produzione, in cui la flessibilità dei sistemi permetterà di personalizzare i prodotti in funzione della domanda, e la catena di produzione sarà ricostruita e simulata in un ambiente virtuale, per testarla, per risolvere i problemi a monte e consentire l’addestramento del personale. In questo scenario iper-tecnologico, all’uomo resta il compito essenziale di portare creatività, governare le tecnologie, progettare i sistemi, controllare e migliorare i processi produttivi e di conseguenza anche i prodotti e i servizi.

Un’opportunità per l’Italia
Secondo gli ultimi dati l’Industria 4.0 varrà 4 punti del Pil nei prossimi anni, il che sta a significare 110 miliardi di euro di guadagni per le imprese italiane. Siamo al 25esimo posto in Europa per digitalizzazione del Paese e al secondo per produzioni manifatturiera. Calcoli alla mano è facile intuire come l’Industria4.0 rappresenti una grande opportunità per l’Italia: «Attraverso il piano Officina 4.0 e l’Hub dell’Innovazione, siamo impegnati a favorire la trasformazione digitale del nostro sistema produttivo, che si prospetta come un vero cambio di paradigma nel modo di concepire, di progettare e di produrre - ha detto il Responsabile Digital Innovation Hub Piemonte dell’Unione industriale di Torino Franco Deregibus -. Per l’Italia, l’opportunità offerta dal piano Industria 4.0 rappresenta un’occasione irripetibile per recuperare efficienza e competitività».