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Cos'è l'Industria 4.0 e perché serve all'Italia

Se ne parla molto, soprattutto dopo l'approvazione del piano Calenda. Ma di cosa si tratta veramente? Abbiamo provato a spiegarlo in modo semplice

Cos'è l'Industria 4.0 e perché serve all'Italia
Cos'è l'Industria 4.0 e perché serve all'Italia (Shutterstock.com)

ROMA - Innovazione, per molti, significa creare qualcosa che non si era mai visto prima d’ora. La cosiddetta innovazione disruptive che risolve - o dovrebbe risolvere - un preciso bisogno dell’utenza che non ha ancora trovato soluzioni. Ma l’innovazione, e qui guardiamo in modo particolare all’Italia, è anche innovazione di processo. Cosa significa? Cambiare il modo in cui si produce qualcosa, bene o servizio che sia. E quando parliamo di Industria 4.0, parliamo assolutamente di innovazione di processo. Ovvero la connessione di sistemi fisici con quelli digitali, in quella che è stata definita da molti la quarta rivoluzione industriale, guidata da internet e dall’intelligenza artificiale.

Cosa significa Industria 4.0
Se per alcuni l’automatizzazione dei processi produttivi (perché di questo si tratta) rappresenta un apocalisse in termini di perdita di posti di lavoro, dall’altra è considerata anche una molla per l’Italia, Paese dove la meccanica e l’industria hanno fatto rifiorire l’economia dopo la grande crisi. Tra le tecnologie previste dall'industria 4.0 ci sono robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili, i big data, il cloud computing, l'internet of thing, le macchine interconnesse per ottimizzare i processi di produzione, la realtà aumentata a supporto dei processi produttivi, le stampanti 3D. Insomma. Pensate a tutte le tecnologie che sono state inventate fino a oggi. Bene. Ora pensate a come queste possono essere immesse nel ciclo produttivo di un bene. Uguale? Industria 4.0.

La spinta del piano Calenda
Se ne parla molto, negli ultimi mesi, soprattutto dopo l’approvazione del piano Calenda e a seguito degli incentivi che offrono un valido aiuto per la trasformazione digitale. «L’Industry 4.0 - dichiara Enrico Cereda, Presidente e Amministratore Delegato di IBM Italia - risulta quest'anno tra le aree di maggior attenzione, grazie alla spinta impressa dal piano Calenda che viene riconosciuto come opportunità da non perdere per crescere e per essere competitivi. Il tema è davvero strategico ed è per questo che, oltre a sostenere le imprese con un ampio numero di servizi tecnologici e di consulenza, ci impegniamo nell'ampliamento dell'ecosistema dell'innovazione attraverso investimenti in centri di ricerca, programmi ad hoc e hackathon per lo sviluppo di nuove idee e progetti». E poi ci sono le startup che, secondo una ricerca degli Osservatori del Politecnico di Milano, hanno raccolto a livello mondiale 1,5 miliardi di dollari, 39% dei quali è finito nelle tasche delle startup che si occupano di industrial analytics.

I finanziamenti
Per fare tutto questo, però, c’è bisogno di soldi. Che novità. Per ora stiamo parlando di 80-90 miliardi di euro erogati nel corso del 2017 per la digitalizzazione delle industrie, per poi proseguire per tutto il biennio 2017-2020 con altri 11,3 miliardi di euro in più all'anno. Verranno inoltre investiti 7 miliardi in più per la ricerca e lo sviluppo. A livello di investimenti sulle competenze, si investirà sulla formazione di 200mila studenti universitari e tremila manager specializzati su temi dell'industria 4.0 e l'introduzione di 1.400 dottorati di ricerca sul tema. Tra le iniziative del piano Calenda anche le detrazioni fiscali fino al 30 per cento per investimenti fino a un miliardo di euro in startup e piccole e medie imprese, l'assorbimento da parte di società "sponsor" delle perdite di startup per i primi quattro anni. O ancora un programma di "acceleratori di impresa", per finanziare la nascita di nuove imprese con focus 4.0 e fondi di investimento dedicati all’industrializzazione di idee e brevetti ad alto contenuto tecnologico.

Fare Open Innovation
Industria 4.0 vuol dire anche e soprattutto Open Innovation. Laddove le imprese non riescono a dotarsi di tecnologie proprie e a sviluppare un reparto di ricerca, allora potranno acquisire startup innovative che lo facciano al posto loro. «Una misura che avrà un impatto significativo in termini di innovazione e sviluppo delle nostre imprese manifatturiere - spiega Pierantonio Macola, Presidente di SMAU. - Le startup innovative e gli spin-off rappresentano, da questo punto di vista, una formidabile occasione per allacciare un nuovo rapporto tra il mondo delle imprese e il mondo della ricerca. Le startup consentono, infatti, alla ricerca di uscire dall’ambito accademico, e si fanno portatrici di innovazione verso l’impresa. L'Italia deve puntare sul fatto di essere un laboratorio privilegiato a livello internazionale in ambito Open Innovation e su una nuova modalità di collaborazione a rete, che si sostituisce al vecchio distretto industriale e prescinde dal territorio di appartenenza, ma facilita il rapporto fra l’impresa, che ha competenza, mercato, finanza, e le startup innovative, che portano in dote conoscenza, ricerca e innovazione».