5 aprile 2020
Aggiornato 15:00
lavoro

Smart working, le migliori aziende se vuoi lavorare da casa

Lo smart working è in forte aumento, ma malgrado ci sia una legge che regolamenta il fenomeno, sono ancora molte le aziende che diffidano di questa innovazione. Qui la lista di quelle che, invece, lo approvano

ROMA - Lavorare dalla propria scrivania di casa ha i suoi vantaggi. Diciamolo, anche se si tratta di soli pochi giorni a settimana, resta il principale sogno di una fetta importante di impiegati. Soprattutto per una più corretta gestione del tempo che, ottimizzato, rende possibile effettuare più cose. Malgrado lo smart working sia diventata pratica abituale per molti lavoratori, sono ancora molte le aziende - soprattutto qui in Italia - che si trovano smarrite. Soprattutto in termini legali: malgrado ci sia una legge e quindi un contratto ad hoc che regolamenta la posizione, non sempre le aziende sono disposte a metterlo in pratica.

Cresce lo smart working
Non tutte, però, perché chi ha la volontà di esplorare questo nuovo modo di fare impresa c’è. FlexJobs, una società americana che si occupa di annunci di lavoro flessibili (tra cui part-time, telelavoro e freelance) ha rilasciato la classifica delle prime 100 aziende in fatto di opportunità di lavoro agile nel 2017. Si tratta delle aziende che hanno offerto il più elevato numero di annunci di lavoro da remoto nel 2016, su un totale di 47mila società. Stando ai dati le opportunità sono in aumento. Nell’arco dell’ultimo anno il fenomeno dello smart working è quasi raddoppiato: se l’anno scorso le grandi organizzazioni (più di 250 addetti) con progetti strutturati in ambito smart working erano il 17%, quest’anno sono il 30%.

Cosa dice la legge sullo smart working
E, secondo la legge, restano salvi tutti i diritti «tradizionali» dalla tutela contro gli infortuni sul lavoro alle malattie professionali. Il testo di legge italiano ha poi recepito il «diritto alla disconnessione» introdotto dalla disciplina francese che prevede di stabilire tra datore e dipendete alcune regole per lasciare tempi liberi dalla connessione con l’ufficio. Cosa molto importate, poi: la legge sullo smart working prevede che lo stipendio di chi lavora fuori dall’ufficio non possa essere in alcun caso inferiore rispetto a quello di chi lavora in ufficio. Tra le misure previste dal ddl, inoltre, la possibilità per professionisti e lavoratori autonomi di avere maggiori garanzie sui tempi e le modalità di pagamento.

Le aziende dove fare smart working
Ma veniamo alla classifica. Il podio è stato assegnato ad Appen, LiveOps e Amazon ed è proprio il colosso di Bezos che, da tempo, offre opportunità di lavoro da casa sia part-time e full-time. Altre aziende molto note in classifica: Xerox, Dell, Ibm, Salesforce, Sap, Nielsen, Aon, Adobe, McKesson Corporation, American Express, Motorola, Citizens Bank, Lenovo e JP Morgan. Un mix interessante di aziende tecnologiche e finanziarie, che potrebbero sempre risultare appetibili a chi non ama particolarmente gli ambienti statici e il posto fisso (inteso come ufficio).

Le criticità
Secondo l’Osservatorio Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il 73% delle aziende non possiede gli strumenti tecnologici adatti per supportare le dinamiche dello smartworking, oltre ad avere una concezione non innovativa dello svolgere una professione: «Il vero centro del cambiamento - ha detto Mariano Corso, Responsabile Scientifico, Osservatorio Smart Working - è la volontà di rimettere intelligenza e pensiero critico nel mondo del lavoro, oggi vittima di una sorta di ‘stupidità collettiva’, riconoscendo che dare alle persone la possibilità di pensare non è solo possibile e giusto, ma anche conveniente per tutti, aziende e lavoratori».

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