24 febbraio 2020
Aggiornato 19:30
lavoro

Cosa c'è dentro la legge sullo smart working

Il 27 luglio scorso la commissione Lavoro del Senato ha dato via libera al disegno di legge sul lavoro autonomo. Ecco diritti e doveri dei professionisti in smart working

Cosa c'è dentro la legge sullo smart working
Cosa c'è dentro la legge sullo smart working Shutterstock

ROMA - Si chiama era dello smart working, la nostra, dove l’ufficio è, nella pratica, qualsiasi luogo dove si possa trovare la connessione a Internet. La sala d’attesa di un aeroporto, il bar all’angolo con il wi-fi gratuito. Una rivoluzione che identifica i lavoratori di oggi e di domani, stacanovisti, dediti al senso del dovere e che, con queste nuove modalità, di fatto, possono potenzialmente lavorare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. E che presto avrà anche un quadro normativo entro cui prendere piede nel nostro Paese.

Il sì del Senato
Il 27 luglio scorso, infatti, la commissione Lavoro del Senato ha dato via libera al disegno di legge sul lavoro autonomo che dovrà ora passare all’esame dell’aula, verosimilmente dopo la pausa estiva. Un disegno di legge che mira a regolamentare questa nuova tipologia di lavoro, caratterizzata da un’assenza di vincoli per ciò che attiene al luogo e all’orario lavorativo, da dipendenti autonomi in grado di organizzarsi il lavoro in piena flessibilità e da un’aumento di responsabilità in relazione ai risultati ottenuti. Secondo la ricerca «Global Business Survey» di Regus il 21% degli intervistati ha dichiarato di lavorare 15 ore in più alla settimana. I vantaggi sono molti: il lavoro è più gestibile, così come le relazioni con i clienti e i fornitori.

La legge sullo smart working
Ma veniamo al punto e, cioè, a quello che dice effettivamente la legge. In primo luogo la normativa prevede che il datore di lavoro e il dipendente sottoscrivano un accordo individuale, sia a tempo determinato che indeterminato, per disciplinare la nuova tipologia di lavoro. L’accordo deve essere caratterizzato da dei punti molto definiti:

1) le forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro;
2) gli strumenti tecnologici utilizzati dal lavoratore;
3) i tempi di riposo;
4)  l’esercizio del potere di controllo del datore, nei limiti della disciplina dei controlli a distanza;
5) le condotte legate al lavoro esterno all’ufficio che danno luogo a sanzioni disciplinari;

Il rapporto di fiducia
Il vero fulcro dello smart working, di fatto, sta nel rapporto di fiducia che va instaurarsi tra il datore di lavoro e il dipendente, libero di gestirsi il lavoro e di garantire quindi maggiore produttività all’azienda medesima. In questo modo a guadagnarci sono tutti: i dipendenti guadagnano tempo, flessibilità ed energie per esempio sprecate per andare e tornare dal luogo di lavoro; il datore di lavoro ci guadagna in termini di spese per la gestione dell’ufficio che perde di centralità, e in produttività dei dipendenti.

I diritti del dipendente
Restano salvi tutti i diritti «tradizionali» dalla tutela contro gli infortuni sul lavoro alle malattie professionali. Il testo di legge italiano ha poi recepito il «diritto alla disconnessione» introdotto dalla disciplina francese che prevede di stabilire tra datore e dipendete alcune regole per lasciare tempi liberi dalla connessione con l’ufficio. Cosa molto importate, poi: la legge sullo smart working prevede che lo stipendio di chi lavora fuori dall’ufficio non possa essere in alcun caso inferiore rispetto a quello di chi lavora in ufficio.

Pagamenti e spese
Tra le misure previste dal ddl, inoltre, la possibilità per professionisti e lavoratori autonomi di avere maggiori garanzie sui tempi e le modalità di pagamento. In tal senso, il ddl propone l’abusività di qualsiasi clausola nel contratto che preveda un pagamento della prestazione oltre i 60 giorni dalla presentazione della fattura. Prevista, poi, la deducibilità del 100% delle spese «per gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo».

Dove si lavora di più fuori dall’ufficio
Secondo la ricerca sopra citata sono i bar e caffè i luoghi in cui si lavora di più. Il 53% degli italiani controlla velocemente email e messaggi proprio seduti al tavolino di un bar, ma solo il 30% risponde subito a quelli ricevuti. Al secondo posto ci sono i viaggi sui mezzi pubblici, luogo ideale per controllare la posta elettronica per il 50% degli italiani. Bar e luoghi pubblici servono quindi per tenersi aggiornati e per controllare, ma non per svolgere effettivamente l’attività lavorativa. Meglio la business lounge degli aeroporti, ideale per il 35% degli italiani.  Insomma, quando si parla di smartworking non si può certo dire che ci sia la crisi. Anzi, lavoriamo di più, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, a discapito dei nostri rapporti sociali che, alla fine, restano per la maggior parte dei casi, quelli puramente lavorativi.