19 settembre 2019
Aggiornato 17:00
i trend futuri

La sharing economy varrà l'1,3% del Pil nel 2025

Dai trasporti alla ristorazione, dai servizi immobiliari a quelli professionali, fino alle attività finanziarie e assicurative, la sharing economy si è diffusa rapidamente in molti settori della nostra economia, in alcuni casi stravolgendo completamente i modelli di business

La sharing economy varrà l'1,3% del Pil nel 2025
La sharing economy varrà l'1,3% del Pil nel 2025 Shutterstock

MILANO - Con un giro d’affari che, nel 2015, è stato pari a 3,5 miliardi di euro realizzato da 11,6 milioni di utenti e che tra dieci anni potrebbe valerne tra i 14 e i 25 miliardi, se la platea di utenti si allargasse a tutte le fasce d’età, la sharing economy sta avendo un effetto dirompente sugli stili di vita, sui consumi di un pubblico che oggi va dai 18 ai 34 anni.

Varrà l’1,3% del PIL nel 2025
Tradotto letteralmente, l’economia della condivisione, si fonda appunto sul riuso, sul riutilizzo e sulla condivisione; utilizzando le tecnologie per creare un modello di economia circolare, in cui professionisti, consumatori e cittadini in generale mettono a disposizione competenze, tempo, beni e conoscenze, con la finalità di  dar vita a stili di vita nuovi che riescono a favorire il risparmio o ridistribuzione del denaro, la socializzazione e la salvaguardia dell’ambiente. Un incremento, quello previsto, che andrà di pari passo con l’incremento degli utenti «forti» del web e che porterà l’economia collaborativa a valere tra lo 0,7% e l’1,3% del Pil nel 2025 (Ricerca Università degli Studi di Pavia, commissionata da PHD Italia, Giugno 2016).

I Millenials
Uno scenario che corrisponde con l’entrata nella vita economica e produttiva della generazione dei millennials. «L’87% dei millennials è mobile first, lo smartphone è sempre con loro e diventa quindi il principale canale per entrare in contatto con loro h24 - sostiene Gianluca Diegoli nel workshop -. Mobile Marketing - strategie, azioni e strumenti».

La cultura del pay per use
Dai trasporti alla ristorazione, dai servizi immobiliari a quelli professionali, fino alle attività finanziarie e assicurative, la sharing economy si è diffusa rapidamente in molti settori della nostra economia, in alcuni casi stravolgendo completamente i modelli di business. Un esempio su tutti il settore dei trasporti, in cui si inizia a diffondere la cultura del «pay per use», svincolata dalla proprietà del bene. Sono ormai 650 mila gli italiani iscritti ad un qualche servizio di car sharing, con 11 milioni di noleggi e quasi 4.500 mezzi di flotta. Milano è da sempre la capitale della condivisione, seguita da Roma e Torino (Report annuale ANIASA 2016). In questo contesto, tecnologie e digitale svolgono un ruolo di fondamentale importanza per semplificare l’accesso a questi servizi e rendere gradevole l’esperienza di utilizzo. Aziende e Pubbliche Amministrazioni si stanno rapidamente evolvendo proponendo ai cittadini servizi pubblici e privati di car sharing, car pooling e bike sharing.

L’esempio di Siena
Un esempio è la città di Siena, vincitrice del Premio Innovazione Smau, che ha previsto una serie di azioni per la mobilità sostenibile che si collocano nell’ambito del progetto «SienaIntelligente», sviluppato dall’Amministrazione con l’obiettivo di promuovere meccanismi di fiducia - coesione-azione, per migliorare la qualità della vita di residenti e city user. Tra queste la realizzazione di un servizio di bike sharing a pedalata assistita, «SIpedala», con la collocazione di 13 ciclostazioni, a cui a breve se ne aggiungeranno altre 5 oltre al potenziamento di quelle esistenti. La città, inoltre, è partner di un progetto europeo insieme a Università di Pisa e ad altri soggetti tra cui un centro di ricerca francese e potrebbe diventare anche il luogo di sperimentazione di un apposito veicolo intelligente programmato per svolgere in modo automatico molte operazioni, come ad esempio il carico/scarico di box contenenti merce.