24 giugno 2019
Aggiornato 21:00
poca fiducia nel futuro

Giovani più occupati ma più poveri: il digitale e il mercato dei «lavoretti»

Rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani con meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1%. E se da una parte sale l’occupazione, si tratta per lo più di lavoretti

ROMA - L’anno che ha visto l’ascesa del digitale, il turismo, gli immigrati e l’export. L’anno in cui le startup tecnologiche sono praticamente esplose così come i concorsi, i bandi e gli eventi legati al mondo dell’innovazione. Se da una parte molti più giovani scelgono la via dell’impresa innovativa per avere successo, dall’altra i giovani hanno un reddito inferiore del 15% rispetto ai coetanei di 25 anni fa. In più, malgrado i costanti riflettori puntati sulla digitalizzazione delle imprese, ancora permane l’incertezza verso il futuro.

Giovani più poveri di 25 anni fa
Secondo l’ultimo studio del Censis le aspettative degli italiani continuano a essere negative o piatte. Il 61,4% è convinto che il proprio reddito non aumenterà nei prossimi anni, il 57% ritiene che i figli e i nipoti non vivranno meglio di loro (e lo pensa anche il 60,2% dei benestanti, impauriti dal downsizing generazionale atteso). La prima conseguenza è un inevitabile congelamento degli investimenti a fronte di aumento esponenziale di chi i soldi se tiene sotto il cuscino del letto. L'immobilità sociale genera insicurezza, che spiega l'incremento dei flussi di cash. Rispetto al 2007, dall'inizio della crisi gli italiani hanno accumulato liquidità aggiuntiva per 114,3 miliardi di euro, un valore superiore al Pil di un Paese intero come l'Ungheria. Un italiano su tre, infatti, tiene regolarmente contante in casa per le emergenze o per sentirsi più sicuro. La fotografia scattata ritrae un’Italia rentier, che si limita a utilizzare le risorse di cui dispone senza proiezione sul futuro, con il rischio di svendere pezzo a pezzo l'argenteria di famiglia.

Cresce il mercato dei lavoretti
Sono evidenti gli esiti di un inedito e perverso gioco intertemporale di trasferimento di risorse che ha letteralmente messo ko economicamente i millennial. Rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani con meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1%. E se da una parte sale l’occupazione (nel primo semestre del 2016 l’andamento è ancora positivo con un +1,5%), si tratta per lo più di lavoretti. Sono 277 i milioni di contratti voucher stipulati tra il 2008 e il 2015, segno che alla nuova occupazione creata ha infatti corrisposto una bassa crescita economica. I nuovi occupati dall'inizio del 2015 sono associati a una produzione di ricchezza di soli 9.100 euro pro-capite. E questo è dovuto, molto spesso, anche all’avanzata esponenziale della sharing economy. Molti, infatti, i giovani che hanno visto nell’economia collaborativa un’opportunità di lavoro proficua. Salvo poi rendersi conto che si tratta per lo più di lavori adibiti all’arrotondamento più che a una professione vera e propria. Il caso Foodora ne è un esempio tangibile.

Il boom di servizi e comunicazione digitale
A fronte della crisi, di una scarsa crescita economica dell’occupazione e di una soglia di povertà sempre più tangibile, il digitale è spesso visto come quel mezzo che, abbattendo gli intermediari, fa abbassa i costi. E, di fatto, il boom dei dispositivi tech lo conferma. Tra il 2007 e il 2015 i consumi complessivi delle famiglie si sono ridotti del 5,7% in termini reali, mentre nello stesso periodo si registrava un vero e proprio boom della spesa per acquistare computer (+41,4%) e smartphone (+191,6%). «Fare da sé», saltando gli intermediari grazie ai dispositivi digitali, significa spendere meno soldi o anche solo sprecare meno tempo. Nel 2016 l'utenza del web in Italia è arrivata al 73,7% (nel caso dei giovani under 30 il dato sale al 95,9%), oggi il 64,8% degli italiani usa uno smartphone (l'89,4% nel caso dei giovani), per comunicare il 61,3% utilizza Whatsapp (lo fa l'89,4% dei giovani), il 56,2% ha un account su Facebook e il 46,8% guarda Youtube (rispettivamente, l'89,3% e il 73,9% dei 14-29enni), il 24% utilizza la piattaforma Amazon (contro il 38,7%), l'11,2% Twitter (contro il 24%). E per la prima volta nel 2015 il numero di sim abilitate alla navigazione in rete (50,2 milioni) ha superato quello delle sim utilizzate esclusivamente per i servizi voce (42,3 milioni).