20 aprile 2019
Aggiornato 02:30
oggi il verdetto

Presidenziali USA, le 4 tecniche tech che hanno influenzato le elezioni

Secondo i dati i candidati americani avrebbero speso in advertising ben 11,4 miliardi di dollari. Ecco le tecniche tech con cui si sono accaparrati i voti

WASHINGTON - Oggi è il gran giorno delle elezioni presidenziali americane, giorno in cui 220 milioni di americani sono chiamati a scegliere chi si siederà sulla poltrona della Casa Bianca. Secondo gli ultimi sondaggi, a uscire vincitrice dovrebbe essere la candidata democratica Hilary Clinton che risulta ancora in vantaggio su Donald Trump, anche se con un distacco decisamente inferiore rispetto a quanto evidenziato qualche settimana fa. A fare la differenza, quindi, saranno ancora una volta gli indecisi. Ciò che ha caratterizzato e sicuramente influenzato queste campagne elettorali rispetto a quelle passate è stata la loro modalità di esecuzione, rivolta anche verso i Millenials, quelle generazioni cresciute a pane e social network e raggiungibili prevalentemente attraverso Internet.

La tecnologia che influenza le presidenziali
Di fatto  tecnologia, social media e data-driven marketing hanno condizionato e trasformato le campagne dei due leader in corsa. Il precursore del largo utilizzo dei new media è certamente stato Obama il quale nel 2012 utilizzò in modo massiccio tali strumenti, superando anche grazie a questa «arma» l’avversario Romney. Un costo per la «nuova politica» che, secondo il Political Advertising Outlook August 2015 di Borrell Associates ha raggiunto per i due candidati ben 11,4 miliardi di dollari (circa il 20% in più rispetto al 2012), di cui 1 miliardo è stato destinato alla comunicazione online (il 5000% in più rispetto al 2008, quando la spesa per l’advertising online ammontava a 22 milioni). E tutto questo per raggiungere i Millenials. Da uno studio (Ipsos Mori, A third of young people think social media will influence their vote, 10 marzo 2015), condotto su un campione di giovani tra i 18 e i 24 anni, risulta che più di un terzo, il 34%, viene influenzato nel voto dalle piattaforme 2.0, che a loro volta sono superate soltanto dai dibattiti televisivi, negli USA ancora molto in voga. Un altro report di Dml Central, YPP Survey Report 2015, afferma che il 41% della popolazione tra 15 e i 25 anni ha partecipato almeno ad un dibattito politico online.

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Le tecniche marketing che hanno influenzato le presidenziali
La coda lunga

E’ una tecnica di marketing molto precisa (di Chris Anderson) dove il segreto non sta nella vendita indifferenziata alla massa, ma nella vendita di piccole quantità di prodotto con una varietà di offerta grandissima, in modo che ogni singolo prodotto possa adattarsi a un target preciso. Nel caso delle presidenziali il social network non è stato usato solo per veicolare messaggi, ma anche per far conoscere le idee del candidato e, ancor più importante, dare vita ad una presenza on line in grado di creare entusiasmo attorno ad una proposta. Qui il leader indiscusso è stato sicuramente Trump. Indipendentemente dal consenso positivo o negativo Trump è stato in grado di spostare masse di elettori considerevoli solo attraverso i social network, abbattendo i costi e riuscendo a interagire con i propri elettori.

I Big Data e cloud computing
Il trend topic dell’anno è proprio la raccolta e interpretazione dei dati, cosa che non poteva mancare nelle presidenziali. La lettura di grandi dati prevede, però, algoritmi complessi e la loro traduzione necessita di professionisti capaci di darne l’esatta interpretazione. Grazie alla rete è possibile capire le abitudini dei consumatori sulla base delle informazioni che questi lasciando sulla rete medesima quando fanno un’acquisto online, o quando - per esempio - effettuano una ricerca su Google. I gusti dei consumatori possono quindi essere analizzati dalle aziende per proporre prodotti sempre più customizzati. Lo stesso meccanismo può essere applicato alle campagne elettorali. Fatto salvo che una grossa fetta di elettori, per esempio, desidera una lotta all’immigrazione più massiva, il candidato potrebbe operarsi per procedere in tal senso.

Mobile
Per capire l’importanza degli strumenti mobile dobbiamo fare riferimento alla campagna di Ted Cruz, che ha utilizzato un’App e la gamification per raccogliere pareri e contatti, oltre che espandere il network dei propri votanti. L’applicazione ha dato vita ad una piattaforma di condivisone news, in grado di raggiungere goal determinati sulla base delle condivisioni (punti per utenti invitati e condivisione sui social media, premi con gadget del candidato, comunicazione diretta con l’ufficio di Cruz per raccogliere pareri e adesione alla campagna).

Social media
Molto si è detto sul fatto che il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg avesse potuto influenzare attraverso modifiche dell’algoritmo che sta dietro il social più famoso al mondo la pubblicazione di post a favore o contro un candidato piuttosto che un altro. Per quanto ne sappiamo e per il potere di cui effettivamente Mark dispone, strategie di questo tipo potrebbero anche esser state messe in atto. Del resto è Zuckerberg a decidere come e quali news gli utenti debbono vedere. E non ci sarebbe da stupirsi. Di fatto Facebook e i social network hanno una risonanza mediatica gigantesca e possono raggiungere migliaia di persone abbattendo i limiti geografici.

Chi vince la battaglia dei social
Da una parte Trump che è diventato un personaggio social con 10,1 milioni di followers su Twitter e 12  milioni di «mi piace» su Facebook, oltre ad una massiccia presenza su Youtube, Instagram, Vine e Periscope. In linea con le parole di Oscar Wilde, «non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli!», Trump ha creato un personaggio, non necessariamente positivo, umile e politically correct, ma un politico sincero, che non cerca di sembrare quello che non è. La candidata democratica Hillary Clinton ha puntato su una squadra digitale di tutto rispetto, selezionando un social team degno delle più avanzate società della Silicon Valley e raccogliendo talenti da Google, Facebook, Twitter. Lo scopo è quello di raccogliere, attraverso i social, adesioni alla campagna, il maggior numero di fondo possibili e guadagnare in awarness. Da una parte un leader che ha fatto da sé (Trump), dall’altra una leader che ha fatto fare agli altri (Clinton). La battaglia sui social la vince sicuramente Trump.