22 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
smart working

Niente chiamate e mail fuori dall'ufficio: in Francia approvato diritto alla disconnessione

Le aziende con più di cinquanta dipendenti saranno costrette a trattare con i sindacati per stipulare accordi interni e fissare tempi e modi per essere "offline". Benvenuti nell'era dei lavoratori sempre connessi

PARIGI - «Mi avvalgo del diritto di non rispondere alle mail», fuori dall’orario di lavoro. Da una parte gli startupper cinesi che ormai hanno fatto del loro ufficio una comoda dimora, dall’altra i francesi che, con l’approvazione della nuova legge che concede il «diritto alla disconnessione», potranno ritenersi liberi di spegnere cellulare e annessi una volta oltrepassata la soglia dell’azienda. Due scenari contrapposti, ma che forse vogliono dire la stessa identica cosa, solo vista sotto due punti di vista diversi: lavoriamo troppo.

In Francia approvato il diritto alla disconnessione
In Francia, in particolare, è appena stata approvata una delle norme più particolari della Loi Travail, contestata soprattutto per aver ribaltato le regole della contrattazione nazionale. Ciò che, invece, si appresta a configurare nuovi scenari nell’ambito delle imprese, specie quelle innovative che vanno veloci come la luce, è proprio l’articolo 55. Le aziende con più di cinquanta dipendenti saranno costrette a trattare con i sindacati per stipulare accordi interni e fissare tempi e modi per essere "offline». In poche parole, i dipendenti non saranno tenuti a rispondere a chiamate e mail fuori dall’orario di lavoro.

Come funziona in Italia
Un dibattito, quello del diritto alla disconnessione, che non è di certo nuovo e che in passato ha già sollevato non pochi polveroni. Tre anni fa, gli ingegneri in consulenza informatica aderenti alla federazione Syntec avevano raggiunto un accordo per evitare messaggi dopo le 18 e durante i weekend. In Germania, Volkswagen ha già deciso di sospendere le comunicazioni sugli smartphone professionali tra le 18.15 e le 7 del mattino, mentre in Gran Bretagna Price Minister ha instaurato una mezza giornata al mese senza email, per favorire gli scambi verbali tra i dipendenti. Anche in Italia il governo si sta muovendo verso questa direzione. Il disegno di legge sul «lavoro agile», cosiddetto smart working, approvato dalla commissione in Senato, prevede l’esplicito diritto alla disconnessione. Del resto, una delle gabule di chi lavora in smart working, è proprio quella di esser potenzialmente reperibile 24 ore su 24. Cosa che, dopo un po’, potrebbe diventare frustrante.

«Essere sempre connessi - dice il sindacalista Jérôme Chemin - abbassa la qualità del lavoro. Non agiamo più, siamo costretti a reagire di continuo».

Relazione schizofrenica con i dispositivi connessi
In ogni caso si tratta di un percorso prima culturale che normativo. Già, perchè a volte sono gli stessi dipendenti a non volersi staccare dalla scrivania. Alcune imprese francesi, racconta Chemin, hanno chiuso d'imperio i loro server durante la notte proprio per garantire il sacrosanto diritto alla disconnessione. Salvo poi scoprire che gli impiegati comunicavano lo stesso attraverso mail private. Chemin parla, infatti, di «relazione schizofrenica con i dispostivi connessi», cosa che fa parte dell’era in cui viviamo. Resta il fatto che siamo di fronte a normative che, in un modo o nell’altro, stanno cercando di stabilire cosa non deve fare il lavoratore nel tempo libero. Un vero paradosso se pensiamo alle lotte operaie per i diritti dei lavoratori avvenute durante il secolo scorso. Conclusioni? Non siamo più solo schiavi del lavoro, ma ne siamo completamente divorati. E (forse, forse) a qualcuno piace pure.