7 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
Infertilità maschile

Spermbot, l'elica tech che guida lo spermatozoo verso l'ovulo

Gli spermatozoi sono dotati di una speciale elica metallica che li aiuta a raggiungere l'ovulo. Al momento si tratta solo di sperimentazioni in vitro, ma i ricercatori sono ottimisti

DRESDA - Secondo alcune statistiche l’infertilità, a oggi, riguarda circa il 15 per cento delle coppie. Un problema molto serio che dipende in larga misura da fattori quali lo stile di vita adottato, le condizioni lavorative, l’inquinamento, il fumo, l’uso di droghe o alcol. Tante le soluzioni pratiche per aumentare le possibilità per le coppie in difficoltà di avere figli. Ora, un barlume di speranza, arriva dalla ricerca e dalla tecnologia. Alcuni ricercatori dell’IFW di Dresda hanno inventato un sistema per aiutare gli spermatozoi pigri a trovare la strada giusta verso l’ovulo femminile da fecondare.

Un’elica per far muovere lo spermatozoo
Le tecnologie di inseminazione e fecondazione artificiale, come quella in vitro, risultano ancora piuttosto primitive e garantiscono una percentuale di successo ancora troppo bassa che va dal 30 al 40 per cento (e sono ancora molto costose). Gli scienziati dell’IFW di Dresda hanno così deciso di munire lo spermatozoo di una specie di supporto esterno. Attraverso la nanotecnica hanno dotato gli spermatozoi di una sorta di elica metallica, realizzata con uno speciale polimero, in grado di dare loro una maggiore capacità di movimento, anche grazie a un campo magnetico. L’elica, una volta esaurito il suo compito e raggiunto l’ovulo, si stacca automaticamente dallo spermatozoo.

Soluzione per chi soffre di astenospermia
Gli spermatozoi magici sono stati ribattezzati Spermbot. Il loro è ancora uno stadio embrionale, ma potrebbero comunque rappresentare un’evoluzione importante per ciò che riguarda la riproduzione umana e soprattutto per gli uomini che soffrono di astenospermia (ovvero bassa mobilità spermatica). La soluzioni è, infatti, stata testata solo in vitro e utilizzando spermatozoi non umani. L’inizio è promettente, ora si spera che i passi procedano nella giusta direzione (anche quelli dei ricercatori).