20 luglio 2019
Aggiornato 18:00
lotta al surriscaldamento globale

La CO2 come carburante per combattere surriscaldamento globale

Secondo l’organizzazione indipendente americana Climate Central se le nostre emissioni dannose dovessero rimanere esattamente a livello odierno, le temperature terrestri potrebbero crescere di 4 °C da qui al 2100

SACRAMENTO - Un nuovo carburante «pulito» ottenuto dall’anidride carbonica contenuta nell’aria che respiriamo tutti i giorni. E’ questa la scoperta ottenuta da un gruppo ricercatori dell’Università della California del Sud e pubblicata sul Journal of The American Chemical. In questo modo, assicurano gli studiosi, sarà possibile anche limitare l’effetto serra e il surriscaldamento globale che rappresentano una delle maggiori problematiche dei nostri giorni e soprattutto per le generazioni future. Secondo l’organizzazione indipendente americana Climate Central se le nostre emissioni dannose dovessero rimanere esattamente a livello odierno, le temperature terrestri potrebbero crescere di 4 °C da qui al 2100. In base a una ricerca pubblicata a ottobre su PNAS, questo corrisponderebbe a un innalzamento del livello dei mari di 4,3-9,9 con conseguenze disastrose per le città in cui viviamo.

Il procedimento
La scoperta permette di trasformare il 79 per cento dell’anidride carbonica in metanolo attraverso un processo che avviene a temperature relativamente basse e che è alimentato dalle energie rinnovabili. Per riuscire nell’impresa i ricercatori hanno immesso in aria una soluzione acquosa di un composto chiamato pentatilenesammina, aggiungendo un catalizzatore in rutenio per aiutare l’idrogeno a legarsi alla CO2 sotto pressione. Quindi hanno riscaldato la soluzione tra i 125 e i 165 gradi centigradi. In questo modo è avvenuta la conversione del 79% dell'anidride carbonica in metanolo, un eco-carburante per motori a combustione interna.

Cosa cambia dagli altri metodi sperimentati
Secondo gli scienziati che hanno realizzato la scoperta il nuovo metodo può considerarsi del tutto innovativo perché funziona anche con basse concentrazioni di CO2 come quella presente nell'aria (400 parti per milione, ovvero lo 0,04% del volume). Le soluzioni precedenti, infatti, avevano tutte lo stesso limite: passare dalla CO2 al carburante richiedeva un dispendio energetico tale da rendere inefficiente il sistema. Il vantaggio di questo nuovo metodo è duplice: da un lato la capacità di attivare il processo a temperature notevolmente più basse consente l'utilizzo di energie verdi, dall'altro si fa concreta la possibilità di ridurre le quantità di anidride carbonica presente nell'atmosfera. La strada, però, è ancora molto lunga: secondo i ricercatori il sistema potrà essere disponibile a un uso industriale nel giro di 5-10 anni. «Dobbiamo conoscere la gestione del carbonio - ha detto il chimico Surya Prakash, autore dello studio -. Non possiamo concorrere con il petrolio che vale 30 dollari al barile. Quando non avremo più petrolio e gas ci sarà ancora il sole che rimarrà per altri 5 miliardi di anni. Dobbiamo approfittare della nostra stella come una risorsa».