12 dicembre 2019
Aggiornato 03:30
Studio a guida Durham University insieme a ricercatori Inaf

Telescopio NuStar rivela popolazione di buchi neri finora invisibile

Il sospetto c'era già, quello che mancava invece era lo strumento giusto. La densità della coltre che avvolge queste spaventose macchine trangugia-materia è tale da assorbire anche emissioni ad alta energia.

ROMA (askanews) - Il telescopio spaziale NuStar ha individuato una popolazione di buchi neri supermassicci fino a oggi invisibili a causa della coltre di gas e polveri che li avvolge. Già se ne sospettava l'esistenza, ma i dati dicono che sono assai più luminosi e attivi del previsto.
E questa volta non è stata fortuna, sottolinea Media Inaf, il notiziario online dell'Istituto nazionale di astrofisica. Sapeva insomma dove cercare, la squadra d'astronomi - fra i quali anche ricercatori dell'Inaf di Bologna e di Roma - guidata dalla Durham University. Fra le innumerevoli galassie con un punto interrogativo al centro, ne avevano selezionate nove: ottime candidate a ospitare un buco nero ciascuna - supermassiccio e in piena attività, ma nascosto agli occhi degli osservatori da un denso mantello di gas e di polveri. E hanno visto giusto, almeno per una buona metà del campione: è stato infatti registrato un segnale ad altissima energia, come solo un super buco nero può emettere, provenire da cinque delle nove galassie.

Il sospetto c'era già, quello che mancava invece era lo strumento giusto
La densità della coltre che avvolge queste spaventose macchine trangugia-materia è tale da assorbire anche emissioni ad alta energia. Solo i raggi X più penetranti, quelli quasi al confine con i raggi gamma, riescono ad attraversarla. Nessuno dei satelliti per alte energia prima disponibili aveva però rivelatori in grado d'intercettarli. Fino a quando, esattamente tre anni fa, la NASA non ha messo in orbita NuStar (Nuclear Spectroscopic Telescope Array), un telescopio spaziale con ricevitori capaci di catturare anche i raggi X più energetici, sufficienti, dunque, a smascherare questi buchi neri fino a oggi invisibili.
Per Andrea Comastri, direttore dell'Osservatorio Astronomico Inaf di Bologna, fra i coautori dello studio, «le implicazioni astrofisiche di questo risultato sono rilevanti: sorgenti di questo tipo già erano note nell'Universo locale e in galassie poco luminose, ma per la prima volta, grazie a NuStar, la ricerca di questi mostri sepolti si è potuta spingere a distanze maggiori e a luminosità più elevate».