12 dicembre 2019
Aggiornato 15:30

Trump dice addio al Tpp, le reazioni degli esperti

La scelta del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump di sancire l'uscita del Paese dal TPP non ha mancato di suscitare le reazioni degli analisti di tutto il mondo

WASHINGTON - La scelta del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump di sancire l'uscita del Paese dal TPP, l'accordo di libero scambio promosso da Barack Obama che coinvolge 12 Paesi sulle due sponde dell'Oceano, non ha mancato di suscitare le reazioni degli analisti di tutto il mondo, in particolare di quelli orientali.

Un pilastro per l'economia giapponese
Secondo Toshihiko Matsuno, del gruppo finanziario giapponese Smbc friend securities, il ritiro degli americani dal Tpp mette, di fatto, fine al trattato attuale e pone l'interrogativo sull'opportunità di stabilire un nuovo patto tra gli altri Paesi senza gli Stati Uniti. «Il Tpp è stato un pilastro per la ripresa economica del Giappone - ha spiegato - la sua scomparsa, anche se non mette fine alle relazioni commerciali, mette il governo in una posizione difficile»«Le aziende che commerciano con l'estero non possono fare a meno degli Stati Uniti - ha concluso Matsuno - il Paese rappresenta circa il 20% del mercato globale e il suo ruolo è importante. Nel complesso, dunque, in un contesto di aumento dei movimenti anti-globalizzazione e populismo, il libero scambio si trova ora in una posizione difficile».

Preoccupazioni dall'Australia
Preoccupazioni anche sul fronte australiano. Il primo ministro Malcolm Turnbull ha dichiarato che il suo governo ha «discussioni attive» con altri Paesi firmatari del Tpp per trovare gli strumenti per salvarlo e che il Tpp potrebbe andare avanti «senza gli Stati Uniti, però, Washington andrebbe sostituita, magari con la Cina»«La Cina sta facendo numerosi passi avanti per colmare il gap - ha spiegato l'analista James Laurenceson, dell'Università di Sidney - e non vi è dubbio che si sta muovendo per promuovere il libero scambio. Xi Jinping a Davos ha fatto un bel discorso a tal proposito, contro il protezionismo. Quindi penso che per l'Australia sia meglio stabilire relazioni commerciali con la Cina che con l'America».

Il Tpp
Il Tpp, inizialmente firmato da Stati Uniti, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e Australia prevede la più grande area di libero scambio del mondo, coinvolgendo il 40% dell'economia mondiale.