2 giugno 2020
Aggiornato 00:30
Politiche europee

Sentenza Karlsruhe, tutte le opzioni per una procedura d'infrazione UE contro la Germania

La Commissione europea mira alla difesa del primato del diritto Ue sulle corti nazionali. E' su questa base che probabilmente la Commissione deciderà  la messa in mora della Germania

La Cancelliera tedesca, Angela Merkel con la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen
La Cancelliera tedesca, Angela Merkel con la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ANSA

BRUXELLES (ASKANEWS) - A seguito della sentenza della Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe, il 5 maggio scorso sul programma della Bce di acquisti di titoli di Stato (Pspp), sembra sempre più probabile a Bruxelles una procedura d'infrazione contro la Germania, dopo che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen l'ha definita come come una possibilità da prendere «molto sul serio». Tuttavia, se alla fine verrà davvero avviata, la procedura riguarderà solo uno dei due aspetti più dirompenti della sentenza di Karlsruhe: quello relativo al primato della Corte europea di giustizia sulle corti nazionali, quando si tratta di interpretare il diritto comunitario e i suoi eventuali conflitti con il diritto interno degli Stati membri.

Un principio che la Corte federale tedesca ha rimesso pesantemente in discussione, definendo «assolutamente incomprensibile», «obiettivamente arbitraria», e «metodologicamente ingiustificabile», la sentenza pregiudiziale del 2018 con cui la Corte di Giustizia dell'Ue aveva giudicato legittimo il programma di acquisti della Bce. Invece di dare esecuzione a quella sentenza, come era obbligata a fare dal diritto europeo, la Corte costituzionale tedesca si è arrogata la prerogativa di riesaminare essa stessa l'operato della Bce, che ha giudicato «ultra vires», ovvero come un abuso di potere. In questo modo, i giudici costituzionali hanno sostanzialmente invalidato gli effetti in Germania di un pronunciamento della Corte europea di Giustizia.

A questo punto, la Commissione, guardiana dei Trattati Ue, non può far finta di niente. Non può farlo giuridicamente, perché se passa il principio secondo cui qualunque corte nazionale può elevarsi al di sopra della Corte europea di Giustizia nell'interpretazione del diritto comunitario, non ci sarebbe più certezza del diritto e uniformità della sua applicazione in tutta l'Unione. E non può farlo politicamente, perché sarebbe un precedente pericolosissimo, che qualunque Stato membro potrebbe essere tentato di seguire (a cominciare da Polonia e Ungheria, che potrebbero delegittimare così le misure a difesa dello stato di diritto, presenti e future, prese dalla Commissione nei loro confronti). Sarebbe, semplicemente, la fine dell'Unione.

E' su questa base che probabilmente la Commissione deciderà la messa in mora della Germania. Il servizio giuridico ci sta ancora lavorando, ma su questo terreno non dovrebbero esserci grossi problemi, Tuttavia, l'Esecutivo Ue ha piena discrezionalità politica: anche in caso di evidenti violazioni non è obbligata ad avviare la procedura d'infrazione, e deve sempre valutarne le conseguenze. Bruxelles potrebbe chiedere innanzitutto alle autorità tedesche come intendano applicare la sentenza di Karlsruhe, e se siano possibili soluzioni giuridiche, politiche o costituzionali che riportino la situazione alla piena compatibilità con il diritto comunitario. L'obiettivo sarebbe quello di ripristinare il dialogo e la leale cooperazione con la Corte costituzionale tedesca, come è sempre stato finora con tutte le corti nazionali.

Da notare anche che la procedura d'infrazione non conferisce alla Commissione il potere di modificare il verdetto di Karlsruhe; ma, se la risposta delle autorità tedesche sarà insoddisfacente, l'Esecutivo Ue potrebbe procedere con un parere motivato e poi giungere al ricorso finale alla Corte europea di Giustizia, a cui spetterebbe l'ultima parola.

Il secondo aspetto dirompente della sentenza dei giudici costituzionali tedeschi è la critica specificamente rivolta alla Bce, accusata di non aver dimostrato in modo soddisfacente la pertinenza dei suoi programmi di acquisti e «quantitative easing» con il suo mandato limitato ai soli obiettivi di politica monetaria.

Su questo punto, la Commissione europea resterà silente. Per due ragioni: la prima è che qualunque cosa dicesse, potrebbe essere vista come un'interferenza nell'indipendenza della Banca centrale europea, un principio essenziale, sancito dai Trattato Ue e a cui la Commissione tiene molto.

La seconda ragione sta nel fatto che la Bce, comunque, non ha bisogno dell'azione dell'Esecutivo comunitario, perché ha essa stessa la possibilità di aprire una procedura d'infrazione: non contro uno Stato membro, ma direttamente contro una banca centrale nazionale di un paese dell'Eurozona.

Questo potere, finora mai usato, è conferito al Consiglio dei governatori della Bce dall'art. 271 del Trattato sul funzionamento dell'Ue, ed è volto a garantire che le banche centrali nazionali ottemperino ai loro obblighi come parti integranti del Sebc, il Sistema europeo delle banche centrali.

Nella sua sentenza, la Corte di Kalrsruhe chiede alla Bce di giustificare meglio, entro tre mesi, le motivazioni del suo programma di acquisti di titoli, e avverte che in caso contrario la Bundesbank dovrà ritirarsi dal programma stesso. Ma se questo avvenisse, il Consiglio dei governatori della Bce potrebbe mettere in mora la Bundesbank, avviando così la procedura d'infrazione ex Art.271. A questo punto, la Banca centrale tedesca potrebbe trovarsi costretta a scegliere se ascoltare Karlsruhe o Francoforte. Ovvero se agire illegalmente in Germania o in Europa.

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