20 settembre 2020
Aggiornato 12:00
Stati Uniti

Contagiati da coronavirus, gli USA superano la Cina ma Trump attacca: «Chi conosce loro dati?»

Il Presidente americano: «Dobbiamo tornare al lavoro, la nostra gente vuole tornare al lavoro. Ci impegneremo su questo, la prossima settimana avremo molte più informazioni ma dobbiamo ripartire»

Il Presidente americano, Donald Trump con l'omologo cinese, Xi Jinping
Il Presidente americano, Donald Trump con l'omologo cinese, Xi Jinping ANSA

WASHINGTON (ASKANEWS) - In base ai dati ufficiali comunicati dai rispettivi governi con oltre 82 mila contagiati da coronavirus gli Stati Uniti hanno superato la Cina, che riporta 80 mila casi e sostiene che le poche decine di nuovi contagiati sono tutti provenienti dall'estero. Ed è sul monitoraggio della pandemia che il presidente Usa Donald Trump ha puntato il dito, quando nel corso di una conferenza stampa di aggiornamento delle misure contro l'emergenza è stato interpellato su questo sgradito sorpasso.

Da un lato Washington sta spingendo energicamente sui controlli nella popolazione e sui soggetti a rischio, spendendoci ingenti fondi, dall'altro «nessuno sa quali siano i numeri in Cina», ha detto Trump. Il numero di casi in Usa «è una testimonianza della nostra attività di testing». Invece «nessuno sa quali siano i numeri in Cina. Ho parlato con il presidente Xi, penso che abbiamo avuto una buona conversazione ma nessuno sa quali siano i numeri in Cina. Noi facciano un monitoraggio molto intenso (tremendous) - ha ripetuto Trump - mentre sono certo che nessuno possa dire cosa stia testando o no la Cina».

Trump: «Dobbiamo tornare al lavoro»

E con la sua consueta baldanza, il presidente Usa ha anche lanciato messaggi di incoraggiamento sulla tempistica del ritorno a una situazione quantomeno più normale. «Dobbiamo tornare al lavoro, la nostra gente vuole tornare al lavoro. Ci impegneremo su questo, la prossima settimana avremo molte più informazioni ma dobbiamo ripartire», ha detto.

Ma, forse memore delle recenti polemiche sulle sottovalutazioni anche negli Usa del rischio su questo morbo, subito dopo ha messo le mani avanti: «Un sacco di gente fraintende cosa intenda io quando dico tornare al lavoro», ovviamente si procederà per gradi e con cautela, ha aggiunto: «ci terremo a distanza, ci laveremo le mani, limiteremo la socialità ma torneremo a lavorare e penso che accadrà piuttosto velocemente. Il mondo è in guerra con un nemico che si nasconde - ha poi detto su Twitter -. Vinceremo!».

«Ho fatto bene a chiudere i voli con l'Italia»

Nei giorni scorso «ho chiuso i voli con l'Italia, poi con l'Unione europea e infine anche con la Gran Bretagna» a causa della pandemia di coronavirus «e abbiamo fatto bene, altrimenti sarebbe arrivata un sacco di gente dall'Italia e vedete cosa sta succedendo" ha affermato il presidente Usa Donald Trump, durante una intervista telefonica con Fox News.

E nel giorno del sorpasso sul numero di contagi negli Usa, ora primi al mondo, rispetto a quelli della Cina, Trump è tornato (come in una conferenza stampa nelle ore precedenti) a criticare la gestione della vicenda da parte delle autorità di Pechino. «Hanno fornito i dati con molto ritardo e i loro media non hanno fatto nulla per criticarli», ha detto.

Xi a Trump: «Noi trasparenti, uniti per battere virus»

La Cina ha sempre avuto un atteggiamento «trasparente e responsabile» nella gestione dell'emergenza coronavirus. E' quanto ha detto il presidente Xi Jinping, secondo quanto riferiscono i media locali, nel corso del colloquio telefonico con il presidente Usa, Donald Trump. «La Cina e Stati Uniti dovrebbero unirsi per combattere l'epidemia - ha detto Xi, come riportato dalla tv di Stato cinese - Alcune società e imprese cinesi hanno fornito assistenza umanitaria agli Stati Uniti. La Cina comprende le difficoltà che gli Usa stanno attualmente affrontando ed è pronta a fornire aiuto e supporto».

Intanto il numero di contagiati totali nel mondo ha superato le 530 mila persone, con oltre 24 mila decessi.