5 dicembre 2019
Aggiornato 20:30

Investimenti, intesa Ue-Cina per un accordo entro il 2020

Un vertice che arriva proprio nel giorno in cui torna a salire la tensione commerciale su un altro fronte, quello tra Europa e Stati Uniti

Investimenti, intesa Ue-Cina per un accordo entro il 2020
Investimenti, intesa Ue-Cina per un accordo entro il 2020 ANSA

BRUXELLES - Si è concluso con un indubbio successo il ventunesimo vertice bilaterale tra l'Unione europea e la Cina, in corso oggi a Bruxelles, dopo che Pechino ha accettato sostanzialmente tutte le richieste dell'Ue per i diversi punti inizialmente controversi della bozza di dichiarazione congiunta con le conclusioni del summit.

Al vertice hanno partecipato, per l'Ue, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e l'Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune (Pesc), Federica Mogherini, e per la Cina il premier Li Keqiang e il ministro degli Esteri, Wang Yi.

Innanzi tutto, gli europei hanno ottenuto che nel punto sulla riforma dell'Organizzazione mondiale del Commercio (Wto), Pechino accettasse per la prima volta di mettere in discussione le sovvenzioni dello Stato cinese all'industria (menzionando «l'obiettivo di rafforzare le regole internazionali sui sussidi industriali»), senza chiedere in contropartita la messa in causa anche dei sussidi agricoli (che per l'Ue avrebbe significato una rimessa in causa della Politica agricola comune).

In secondo luogo, nel paragrafo sull'impegno a favore del multilateralismo figura il riferimento al rispetto del diritto internazionale e dell'Onu, inizialmente osteggiato dai cinesi, seppure con uno strano giro di parole («rispetto del diritto e delle norme internazionali che governano le relazioni internazionali, con al centro le Nazioni Unite»). Questi erano i due punti controversi che restavano ancora ieri sera e che sono stati risolti poche ore prima dell'inizio del vertice.

Inoltre, la dichiarazione finale segna passi avanti, rispetto all'analogo documento uscito dal precedente vertice del 2018, su diverse altre questioni chiave per gli europei: la fine del trasferimento forzato di tecnologie come contropartite per gli investimenti cinesi; l'impegno a lavorare per la scomparsa delle barriere alle imprese straniere sul mercato interno cinese («level playing field»); l'impegno a lavorare insieme per la riforma dell'Omc; l'impegno a risolvere i punti ancora controversi nel negoziato sulla tutela delle indicazioni geografiche, e a concludere formalmente il negoziato stesso entro la fine del 2019; l'impegno a «concludere entro il 2020 un ambizioso accordo complessivo Ue-Cina sugli investimenti», e a conseguire entro il 2019 «i decisivi progressi necessari» a questo fine. C'è infine, e non meno importante, l'impegno di entrambe le parti ad affrontare il nodo della sovraccapacità nella produzione mondiale dell'acciaio, con un rapporto che verrà prodotto a giugno di quest'anno.

«I negoziati - ha detto Tusk durante la conferenza stampa finale del vertice - sono stati difficili, ma alla fine fruttuosi. Siamo riusciti a concordare una dichiarazione congiunta, che stabilisce la direzione per il nostro partenariato basato sulla reciprocità. Questo - ha concluso - è stato il nostro sforzo comune ed è il nostro successo comune».

«Il nostro partenariato con la Cina - ha detto Juncker alla conferenza stampa al termine del vertice - è più importante che mai. Per noi è una priorità, ed è necessario che sia basato su un approccio complessivo. Come partner possiamo essere onesti fra noi e riconoscere quando i progressi che facciamo sono più lenti di come vorremmo», ma «dopo 50 ore di negoziati» nei giorni precedenti il vertice, «oggi c'è un progresso reale. C'è un buon impegno ad applicare e aggiornare l'ordine mondiale basato sulle regole», con norme sui sussidi statali all'industria, condizioni di parità per le imprese, divieto di trasferimento forzato di tecnologie come prezzo da pagare per gli investimenti».

L'Ue è il primo partner commerciale mondiale per la Cina (con importazioni pari a 375 miliardi di euro all'anno, ed esportazioni per 198 miliardi di euro), mentre la Cina è il secondo partner per l'Ue (dopo gli Stati Uniti), ha ricordato Juncker, sottolineando che «quello di oggi è un buon passo avanti, ma gli impegni valgono solo se sono attuati, e questo è quello che ora dobbiamo fare».

«La posizione europea è chiara: crediamo nella Cina e nel nostro partenariato, siamo pronti a lavorare insieme, e allo stesso tempo a essere più ambiziosi per difendere i nostri interessi e i nostri fini», ha concluso Juncker.

Il premier Li Keqiang, da parte sua, ha confermato l'impegno della Cina per «continuare a difendere il multilateralismo», e ha menzionato in modo puntiglioso la frase della dichiarazione congiunta sul «rispetto del diritto internazionale e delle norme fondamentali che governano le relazioni internazionali, con al cuore le Nazioni Unite».

Pechino ha ottenuto che questa versione sostituisse quella precedente che aveva proposto l'Ue, in cui si affermava l'impegno al «rispetto del diritto internazionale e dell'ordine internazionale basato sulle regole, con al cuore le Nazioni Unite». Pechino temeva probabilmente che la formulazione europea, più precisa sul ruolo delle regole Onu, indebolisse le proprie rivendicazioni in alcune controversie riguardanti i diritti storici di sovranità e le isole contese nel Mar della Cina.

Li Keqiang ha ricordato poi l'impegno «ad accelerare i negoziati sull'accordo per gli investimenti in vista di progressi decisivi entro fine anno e della conclusione entro il 2020», e ha sottolineato che l'ambizione dell'accordo è quella di garantire «un trattamento uguale alle imprese cinesi e straniere».

Inoltre, ha il premier cinese ha annunciato un'iniziativa del governo per una maggiore apertura del mercato interno del gigante asiatico: «Pubblicheremo entro giugno una nuova versione, più corta, della lista negativa dei settori; tutti i settori non compresi nella lista saranno aperti alla concorrenza, con trattamento equo».

«La volontà della Cina è quella di aprire di più il mercato del Paese; è grazie all'apertura che la Cina ha conosciuto lo sviluppo di questi anni. Continueremo le aperture, sicuramente. Una Cina aperta vi attende», ha concluso il premier, rivolto agli europei.