17 giugno 2019
Aggiornato 17:00
Gran Bretagna

Brexit, disfatta per May: bocciato l’accordo con l’Ue

Seppellita da una cascata di voti. Il Parlamento si pronuncia contro l'accordo con la Ue proposto dalla premier. Corbyn annuncia una mozione di sfiducia, che verrà discussa oggi

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LONDRA - Seppellita da una cascata di voti: la sconfitta peggiore per un esecutivo nei tempi moderni lascia la premier Theresa May forse non senza una maggioranza - lo si vedrà già oggi con la mozione di sfiducia del Labour che verrà votata in serata - ma in alto mare con Bruxelles. May ha incassato appena 202 voti favorevoli contro 432 contrari (118 «ribelli» Tories su 317, 248 laburisti su 262, tutti e 35 i deputati nazionalisti scozzesi dell'Snp e 5 indipendenti), ma che i conservatori abbiano effettivamente intenzione di abbattere anche il proprio esecutivo, aprendo la strada a delle possibili elezioni anticipate (lo scenario favorito dal leader laburista Jeremy Corbyn) rimane da vedere.

Di fatto, subito dopo il voto May ha sottolineato come la bocciatura mostri che cosa non vogliono i deputati, ma non cosa vogliano: e dunque ha annunciato che - se il suo esecutivo sopravviverà alla mozione di sfiducia - avvierà dei colloqui con i vari partiti per accertare se vi sono altre proposte in grado di ottenere il consenso della Camera, colloqui che verranno affrontati con «spirito costruttivo» ma che - dato che il tempo stringe - che dovranno incentrarsi «su idee realmente negoziabili e che hanno un sostegno sufficiente all'interno della Camera».

In caso do esito positivo si recherà quindi a Bruxelles per discuterne - il che fa a pugni con il suo precedente avvertimento, solo pochi minuti prima del vloto, che l'Ue non avrebbe aperto dei nuovi negoziati e che non esiste un accordo alternativo, ma solo il no-deal.

Non è infatti chiaro se l'Ue - al di là di un non formalizzato impegno ad estendere la deadline dell'articolo 50 - abbia qualcosa di cui discutere: il presidente della Commissione Jean-Calude Juncker ha avvertito che dopo la bocciatura «il rischio di un no-deal aumenta», il che non sembra offrire molte speranze.

Il presidente del Consiglio Donald Tusk da parte sua è stato ancor più sibillino: «Se un accordo è impossibile, e nessuno vuole un no-deal, chi è che avrà infine il coraggio di dire qual è l'unica soluzione positiva?» ha scritto sul proprio account di Twitter, sembrando suggerire a Londra la posibilità di una clamorosa marcia indietro.

Un dietrofront che May ha di nuovo escluso subito dopo il voto, lanciando una precisa rassicurazione agli elettori britannici di voler rispettare l'esito del referendum; in questo la premier ha peraltro la cooperazione di Corbyn, che preferisce tornare alla urne piuttosto che compromettersi ad un nuovo voto come gli chiede una buna parte della base e non pochi dei suoi deputati.

Ma tutto passa innanzitutto per l'esito della mozione di fiducia: domani sera alle 20 italiane May affronterà la seconda stazione della sua via crucis politica: potrà contare sul sostegno già annunciato degli hard-brexiters del suo partito e su quello dei nordirlandesi del Dup, il che dovrebbe tutto sommato blindarne la permanenza a Downing Street, ma non ne uscirà certo con le idee più chiare su cosa fare per evitare lo spettro del no-deal.