20 agosto 2019
Aggiornato 02:30
Immigrazione

Berlino pronta ad accettare «deroghe» su relocation migranti

E' quanto scrive oggi il Financial Times, riferendo di un documento franco-tedesco per sbloccare i negoziati sul Regolamento di Dublino

Angela Merkel con Emmanuel Macron
Angela Merkel con Emmanuel Macron ANSA

BERLINO - Berlino ammorbidisce la propria posizione sul piano europeo di relocation dei migranti, nel tentativo di sbloccare lo stallo dei negoziati sulla riforma del Regolamento di Dublino. E' quanto scrive oggi il Financial Times, riferendo di un documento franco-tedesco in cui viene mantenuto un «meccanismo di solidarietà» tra gli Stati membri dell'Unione europea per l'accoglienza dei migranti, anche attraverso la «relocation» dei richiedenti asilo dai paesi di arrivo, ma si prevede «la possibilità per uno Stato membro, per giustificati motivi, di derogare, non accettando la relocation, e attuando misure alternative di solidarietà».

ECCEZIONI LIMITATE NEL TEMPO - Il documento apre così ai paesi dell'Europa centrale e orientale, come Polonia e Ungheria, che si sono sempre rifiutati di accogliere quote obbligatorie di rifugiati. Nella nota si afferma però che «deroghe» sulle quote dei migranti saranno eccezioni limitate nel tempo, legate anche a una sufficiente adesione da parte di altri paesi.

CONDIVISIONE DEGLI ONERI - Secondo il Ft, però, la Germania vuole anche garantire che i suoi contributi al prossimo bilancio Ue, pari a circa il 25% del totale nel periodo 2021-2027, siano accompagnati da misure di «condivisione degli oneri» sulla migrazione. Secondo fonti diplomatiche Ue, l'ambasciatore tedesco a Bruxelles ha sottolineato che la solidarietà «deve essere una strada a doppio senso», rimarcando come i maggiori beneficiari del bilancio Ue siano proprio i paesi dell'Europa centrale e orientale.

PIANO «INUTILE» - Secondo diversi diplomatici e analisti, però, difficilmente il piano franco-tedesco risolverà le divergenze in seno all'Ue sulla migrazione, a fronte di prevedibili obiezioni da parte dell'Italia e di altri Paesi del Sud Europa alle deroghe sul piano di relocation.