18 dicembre 2018
Aggiornato 12:30

Somalia, convoglio italiano attaccato da jihadisti. Ma dopo 30 anni la Bm torna a prestare soldi

Almeno due civili sono morti e altri cinque sono rimasti feriti nell’esplosione di un’autobomba a Mogadiscio. Un Paese in guerra da 30 anni, ma dove si intravedono cambiamenti

Autobomba a Mogadiscio contro un convoglio italiano
Autobomba a Mogadiscio contro un convoglio italiano (EPA/SAID YUSUF WARSAME)

MOGADISCIO - Il bersaglio eravamo noi. L'Italia. Almeno due civili sono morti e altri cinque sono rimasti feriti nell’esplosione di un’autobomba a Mogadiscio, in Somalia, contro un convoglio militare italiano. E’ quanto riportano i media somali, mentre la Difesa italiana ha fatto sapere che nessun soldato italiano è rimasto ferito. L’attacco è stato rivendicato dai jihadisti somali al Shabaab, il gruppo terroristico somalo legato ad al-Qaeda. Stando al comunicato della Difesa, «un VTLM Lince, appartenente a un convoglio di cinque mezzi italiani, è stato coinvolto questa mattina, alle 12:10 locali, in un’esplosione al rientro da un’attività addestrativa a favore della Forze di sicurezza somale. Il mezzo, con a bordo quattro militari, è stato lievemente danneggiato ed è rientrato in base».

700 metri dal ministero della Difesa
L’esplosione è avvenuta a circa 700 metri circa dalla sede del ministero della Difesa somalo. Un testimone ha raccontato al sito somalo Garowe che l’attacco è stato messo a segno con un’autobomba, mentre gli Shabaab hanno affermato che un kamikaze ha scagliato il proprio mezzo contro il convoglio italiano. Forze armate italiane sono in Somalia nell’ambito della missione militare di formazione dell’Unione Europea, denominata EUTM Somalia, volta a rafforzare il governo federale attraverso la consulenza militare alle istituzioni di difesa e l’addestramento militare. Il gruppo islamista al Shabaab ha rivendicato l'operazione: «Abbiamo preso di mira le forze europee con una macchina guidata da un suicida. Daremo più tardi i dettagli», ha detto un portavoce del gruppo all'agenzia Reuters. Al Shabaab è spesso dietro ad attentati in Somalia: il gruppo, affiliato ad Al Qaeda,  vuole deporre il governo appoggiato dai Paesi occidentali e instaurare un regime basato sulla rigida interpretazione dell'Islam.

L'ammutinamento delle regione autonome
Un Paese, la Somalia, che continua ad essere nel caos, politico e economico. Sul versante politico l'instabilità regna sovrana e preoccupa la decisione dei leader delle regioni autonome somale di Galmudug, Hirshabelle, Jubaland, Puntland e Sud Occidentale di sospendere la collaborazione con il governo federale di Mogadiscio. Mogadiscio teme che una eccessiva decentralizzazione del potere possa riaccendere gli appetiti dei clan e di conseguenza i prevedibili contrasti tra di loro. Scarso l'impegno federale contro al-Shabaab, dicono, e una gestione fallimentare nella governance del Paese. Tra le maggiori richieste c’è anche una migliore e maggiore distribuzione degli aiuti internazionali. E proprio a questo proposito, per la prima volta in 30 anni, pochi giorni fa la Banca mondiale ha erogato al Paese un prestito di 80 milioni.

Dopo 30 anni la Banca Mondiale torna a prestare soldi
La BM aveva rotto ogni rapporto con Mogadiscio nel 1991, proprio allo scoppio della guerra civile. Nel 2003 aveva annunciato il proprio sostegno a programmi a carattere umanitario, in collaborazione con altre organizzazione, ma senza approvare alcun prestito diretto alle autorità somale. Nel 2013 la Banca mondiale aveva quindi ripreso i contatti diretti con il governo federale di Mogadiscio. «Questo prestito rappresenta una pietra miliare per lo sviluppo e la ricostruzione della Somalia», dice la BM, che precisa che il Consiglio dei governatori ha anche approvato il programma Country Partnership Framework 2019-2022 volto a migliorare i servizi di base per la popolazione somala, quali istruzione, sanità, accesso all’acqua pulita ed energia. Stando alle stime della Banca, l’economia somala dovrebbe crescere in media tra il 3,5 e il 4,5 per cento l’anno nel periodo compreso tra il 2019 e il 2022. La Somalia andrà al voto nel 2020: per la prima volta saranno i singoli elettori a eleggere direttamente i propri rappresentanti, mentre finora il sistema elettorale somalo teneva conto del peso dei clan. Un altro Paese che non uscirà dall'incertezza politica né da quella economica, a meno che i dettami degli istituti mondiali di erogazione del credito non vengano rigidamente rispettati. Con un costo, in termini di libertà, altissimo.