14 novembre 2019
Aggiornato 00:00
Esteri

Ingroia ci riprova: vola in Ecuador per difendere l'ex presidente

Dopo l'esperienza in Guatemala, durata due mesi, l'ex pubblico ministero e politico ricompare in Centro America, stavolta in qualità di avvocato di Correa

ROMA – Antonio Ingroia ci riprova. E punta ancora sul Centro America. Quello che, va detto, già una volta non gli portò particolarmente bene: era l'ormai lontano 2012, aveva già lasciato il ruolo di pm ma non era ancora sceso in politica, e volò in Guatemala per collaborare con una commissione nominata dall'Onu sulla criminalità organizzata. Ruolo di prestigio internazionale, ma di breve durata: dopo appena due mesi rifece le valigie e tornò in Italia per candidarsi premier con Rivoluzione civile. Anche quest'ultima esperienza non gli portò particolare fortuna.

L'ultima impresa
Stavolta, invece, Ingroia punta sull'Ecuador, dove entrerà a far parte di un importante pool di giuristi avvocati. Già, avvocati, perché dopo aver svestito la toga da magistrato (è stato cacciato dal Csm perché non si presentò al lavoro alla sede di Aosta, dove era stato assegnato essendo l'unica in cui non si era candidato), l'ex pubblico ministero ha intrapreso la carriera da legale. E il suo prossimo assistito sarà un personaggio ben noto dall'altra parte dell'Atlantico: nientemeno che Rafael Correa Delgado. Ovvero, l'ex presidente ecuadoregno accusato di sequestro di persona (di un suo avversario politico, addirittura), nei confronti del quale nel luglio scorso è stato spiccato un mandato d'arresto internazionale perché non si è presentato a chiarire ma è rimasto nella sua residenza in Belgio.

Battaglia per la verità
A spiegare il caso, con grande risalto e dovizia di particolari, è lo stesso Ingroia sul suo sito ufficiale: «una vicenda assurda e surreale», la definisce, «un'accusa inventata senza uno straccio di prova». Insomma, l'avvocato siciliano sostiene l'ipotesi del complotto: «In Ecuador è in corso un pericoloso sovvertimento dello Stato di diritto con il quale si vuole far pagare all’ex presidente Correa e alle persone politicamente a lui più vicine la guerra condotta contro gli interessi di tanti gruppi e lobbies multinazionali ed americane. Probabilmente a Correa si vuole far pagare anche di avere dato asilo politico nell’ambasciata ecuadoriana di Londra a Julian Assange, fondatore di WikiLeaks e ricercato dagli USA, la cui vita è in pericolo, come dimostra la recente misteriosa scomparsa in Norvegia del suo socio Arjen Kamphuis, cofondatore di WikiLeaks». L'udienza preliminare è già in corso nella capitale Quito, e Ingroia si è dato da fare: «Ho già predisposto un rapporto politico-giuridico sul caso in cui si denunciano le manipolazioni del diritto penale e del diritto processuale della prova e le conseguenti violazioni dei diritti dell’uomo che andranno denunciate in ogni sede internazionale. Non è una questione locale è una battaglia per la verità, la giustizia e la democrazia nel mondo alla quale non si può restare indifferenti». Ci auguriamo che questa volta le cose vadano a finire meglio, sia per Ingroia che per il suo assistito Correa.