16 novembre 2018
Aggiornato 21:00

L'Europa condanna l'Ungheria di Orban: è iniziata la «vendetta» contro i «populisti»

L'Europarlamento ha votato a favore dell'attivazione dell'articolo 7. Gioisce la Francia di Macron. Da Budapest: «Meschina rivincita del politici pro-immigrati»
Il discorso di Viktor Orbán al Parlamento europeo
Il discorso di Viktor Orbán al Parlamento europeo (ANSA/AP Photo/Jean-Francois Badias)

STRASBURGO - 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astenuti. Così L'Europarlamento ha 'condannato' Viktor Orban, chiedendo l'attivazione dell’articolo 7 del Trattato Ue nei confronti dell’Ungheria, considerata a rischio di violazione dello stato di diritto. La Plenaria del Parlamento europeo ha quindi approvato a Strasburgo la risoluzione dell’europarlamentare olandese dei Verdi Judit Sargentini, facendo scattare una procedura che ora passa nelle mani del Consiglio Ue. L’esito del voto non era affatto scontato, non perché non fosse certo l’orientamento favorevole della maggioranza dell’Aula (contrari erano solo i gruppi di destra e una parte, non si sapeva quanto minoritaria, del Ppe), ma perché l’attivazione dell’Art.7, mai richiesta prima dall’Europarlamento, richiede una doppia maggioranza «super qualificata»: devono votare a favore almeno 376 eurodeputati (la maggioranza assoluta), raccogliendo inoltre almeno i 2/3 dei voti espressi, senza contare le astensioni. 

Cosa accadrà ora
Obiettivo raggiunto, perché in questo caso i 448 favorevoli hanno abbondantemente superato la soglia dei due terzi dei voti espressi, che era di 430 voti (due terzi di 645, ovvero della somma di 448 sì e 197 no). L’Art.7 del Trattato prevede il Consiglio Ue possa constatare «un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro» dei valori fondamentali dell’Unione elencati nell’Art.2 del Trattato stesso, che recita: «L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini». Le accuse al governo di Viktor Orban, contenute nel rapporto Sargentini, riguardano soprattutto violazioni dello stato di diritto nel campo dell’indipendenza della magistratura e dei media, della libertà accademica, della libertà religiosa, della protezione delle minoranze e della possibilità di operare per le Ong e la società civile, nonché casi di corruzione, appalti irregolari e frode nell’uso dei fondi Ue.

La gioia della «grande accusatrice»
«Una votazione storica del Parlamento a favore dello stato di diritto.Il governo di Viktor Orbàn ha minato i valori europei attaccando l'indipendenza dei media, dei giudici e del mondo accademico e le persone vicine al governo ei loro amici e familiari si sono arricchiti a spese di contribuenti ungheresi ed europei». Questo il commento della relatrice, l'eurodeputata olandese Judith Sargentini (Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea). «Il popolo ungherese merita di meglio. Gli ungheresi hanno diritto alla libertà di espressione, alla non discriminazione, alla tolleranza e alla giustizia sanciti dai trattati europei».

Esulta la Francia di Macron
In particolare la Francia di Emmanuel Macron ha accolto «il segnale molto forte» dato dall'Europarlamento che ha denunciato la minaccia «sistematica» dei valori dell'Ue da parte dell'Ungheria e ha attivato delle procedure previste dall'articolo 7.1 del Trattato dell'Unione europea. «La Francia accoglie con favore la posizione del Parlamento europeo» le parole dell'Eliseo dopo il voto.

La rabbia dell'Ungheria (di Salvini e Meloni)
Il voto del Parlamento europeo, che ha sancito la minaccia «sistemica» ai valori europei in Ungheria e aperto una procedura straordinaria contro Budapest, è una «meschina rivincita dei politici pro-migranti contro l'Ungheria». Così il ministro degli Esteri Peter Szijjarto ha accolto la 'sentenza' di Bruxelles: «La decisioni di oggi non è nient'altro che una meschina rivincita del politici pro-immigrati contro l'Ungheria» ha detto il capo della diplomazia ungherese a Budapest, al termine di una riunione di governo. Chi non abbandona l'alleato sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il ministro dell'Interno ha espresso ancora una volta la vicinanza al leader ungherese, riprendendo il «coraggioso discorso» di Viktor Orbán al Parlamento europeo: «'L'Ungheria non cederà a questo ricatto e proteggerà i propri confini'. Tutta la mia vicinanza. No alle sanzioni, No a processi a un governo liberamente eletto». Sulla stessa linea Giorgia Meloni: «Io sto con Orbán e con il popolo ungherese, colpevoli di voler difendere i propri confini. NO alle sanzioni!».