21 marzo 2019
Aggiornato 08:30
Cronaca

Addio a Kofi Annan: dal genocidio in Rwanda alla guerra in Bosnia allo scandalo Oli for food, una vita nell'Onu

L'ex segretario generale delle Nazioni Unite e Premio Nobel per la pace, Kofi Annan, è morto all'età di 80 anni in Svizzera

L'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, morto a 80 anni
L'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, morto a 80 anni

GINEVRA - L'ex segretario generale delle Nazioni Unite e Premio Nobel per la pace, Kofi Annan, è morto oggi all'età di 80 anni in Svizzera dopo una lunga malattia. «È con profonda tristezza che la famiglia Annan e la Fondazione Kofi Annan annunciano che Kofi Annan, ex segretario generale delle Nazioni Unite e premio Nobel per la pace, è morto in pace sabato 18 agosto dopo una breve malattia - ha annunciato la sua Fondazione - la moglie Nane e i figli Ama, Kojo e Nina erano al suo fianco durante i suoi ultimi giorni di vita». Diplomatico di carriera, Kofi Annan riuscì a far tornare protagonista l'Onu sulla scena internazionale durante i suoi due mandati, dal 1997 al 2007.

Lo scandalo «Oli for food»
Primo segretario generale dell'Africa sub-sahariana, Annan ha guidato l'organizzazione durante il difficile periodo della guerra in Iraq, prima di vedere la propria leadership macchiata dalle accuse di complicità nello scandalo di corruzione «Oil for food» voluto da Clinton, il programma delle Nazioni Unite avviato nel 1995 e terminato nel 2003 che puntava a permettere all'Iraq di vendere petrolio nel mercato mondiale in cambio di cibo, farmaci e altri beni di prima necessità, senza per questo agevolare l'Iraq nella ricostruzione del proprio esercito. Il petrolio era venduto in dollari, mentre il programma permetteva all'Iraq di detenere in euro le riserve di valuta estera per l'importazione di tali generi.

Premio Nobel nel 2001
Tuttavia, al momento di lasciare la guida dell'Onu, era uno dei leader delle Nazioni Unite più popolari. Insieme all'Onu, nel 2001 venne insignito del Premio Nobel per la pace per i suoi «sforzi a favore di un mondo meglio organizzato e più pacifico». Ricevendo il premio a Oslo, disse: «Ho cercato di mettere l'essere umano al centro di tutto ciò che facciamo: dalla prevenzione dei conflitti allo sviluppo e ai diritti umani». A parte alcuni anni come direttore del turismo in Ghana, Annan ha dedicato quarant'anni della sua vita professionale alle Nazioni Unite. «Per molti versi Kofi Annan è stato le Nazioni Unite - ha detto l'attuale segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres nel suo messaggio di cordoglio - aveva ricoperto diversi ruoli prima di guidare l'organizzazione nel nuovo millennio con una dignità e una determinazione senza pari»

Il genocidio in Rwanda e la guerra in Bosnia
Quando fu alla guida del Dipartimento delle forze di peacekeeping, le Nazioni Unite vissero due degli episodi più oscuri della loro storia: il genocidio ruandese e la guerra in Bosnia. I caschi blu si ritirarono nel 1994 dal Rwanda in preda al caos e alla violenza etnica e un anno dopo non riuscirono a impedire alle forze serbe di massacrare migliaia di musulmani a Srebrenica. Fallimenti, scrisse Kofi Annan nella sua autobiografia, che «mi hanno messo di fronte a quella che sarebbe diventata la mia sfida più importante come Segretario generale: far comprendere la legittimità e la necessità di intervenire in caso di flagranti violazioni dei diritti umani».

Quando definì illegale l'invasione in Iraq
Kofi Annan doveva la sua nomina alla guida dell'Onu agli Stati Uniti, che avevano posto il veto su un secondo mandato del suo predecessore, l'egiziano Boutros Boutros-Ghali. Tuttavia questo non gli impedì di dare prova della propria indipendenza rispetto alle grandi potenze, irritando ad esempio Washington quando definì «illegale» l'invasione dell'Iraq nel 2003, a fronte del mancato via libera del Consiglio di sicurezza. L'ultimo incarico con l'Onu risale al 2012, quando per cinque mesi ricoprì la carica di inviato speciale per la Siria, prima di gettare la spugna, accusando le grandi potenze di aver trasformato, con i loro dissensi, la sua mediazione in una «missione impossibile».

Primo segretario generale dell'Africa nera
Nato nell'aprile 1938 a Kumasi, in Ghana, figlio di un dirigente di una filiale del gruppo anglo-olandese Unilever, studiò prima all'Università di Kumasi, quindi, grazie a una borsa di studio, in un'università americana, prima di entrare all'Istituto di alti studi internazionali di Ginevra. Nel 1965 sposò Titi Alakija, di una ricca famiglia nigeriana, da cui ebbe i figli Kojo e Ama. Si separò da Titi negli anni '70 e nel 1984 sposò Nane Lagergren, giurista svedese da cui ha avuta un'altra figlia, Nina. Annan ha creato una Fondazione dedita allo sviluppo sostenibile e alla pace e faceva parte degli Elders, il gruppo creato da Nelson Mandela per promuovere la pace e il rispetto dei diritti umani. Nel suo comunicato la Fondazione descrive Annan uno «statista mondiale e un internazionalista profondamente impegnato che ha combattuto per tutta la sua vita per un mondo più giusto e più pacifico» e che dopo aver lasciato la guida dell'Onu «ha continuato a lavorare senza sosta a favore della pace attraverso la presidenza della Fondazione Kofi Annan e degli Elders, il gruppo fondato da Nelson Mandela».

Ghana, una settimana di lutto nazionale
Il presidente del Ghana, Nana Akufo-Addo, ha decretato una settimana di lutto in onore di «uno dei nostri più grandi compatrioti» che «portò notorietà al nostro Paese dal suo incarico e con la sua condotta e il suo comportamento nell'arena globale». «Credeva con forza nelle capacità del Ghana di tracciare il proprio cammino sulla via del progresso e della prosperità», ha aggiunto. Il partito di governo sudafricano, African National Congress (Anc), ha ricordato Annan come «un figlio illustre dell'Africa». «Annan era un grande amico del popolo sudafricano che ha svolto un ruolo incommensurabile nel definire l'agenda globale a favore della popolazione del Sud del mondo in via di sviluppo - si legge in un comunicato - tra le sue molte passioni quella di mettere a tacere le armi nel continente africano». Gli Elders, l'organizzazione creata da Nelson Mandela di cui faceva parte Annan, ha definito l'ex segretario generale Onu «una voce di grande autorevolezza e saggezza sia in pubblico che in privato». «Il mondo ha perso una figura ispiratrice, ma una i cui traguardi non saranno mai dimenticati, e il cui impegno per la pace e la giustizia riuscirà a ispirare le generazioni future», ha detto in una nota la vicepresidente, Gro Harlem Brundtland.

Le reazioni di Putin e dell'Europa
Il Commissario Ue per la Cooperazione internazionale e lo Sviluppo, Neven Mimica, si è detto «profondamente rattristato» dalla morte di Annan: «E' stato una grande fonte di ispirazione per tutti noi e ci mancherà molto». La premier britannica Theresa May lo ha ricordato come «un grande leader e un riformatore dell'Onu, che diede un enorme contributo a fare del mondo che ha lasciato un posto migliore di quello in cui era nato». Per il premier spagnolo Pedro Sanchez il mondo «oggi ha perso un grande umanista». «Annan... ci ha lasciato ma la sua eredità rimane per continuare a lavorare per la pace, la sicurezza e per rafforzare la difesa dei diritti umani». Il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, ha scritto: «Il suo calore umano non dovrebbe mai essere scambiato per debolezza. Annan ha dimostrato che si può essere un grande umanitario e un leader forte allo stesso tempo. L'Onu e il mondo hanno perso uno dei loro campioni». Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato un messaggio di condoglianze al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, per la morte di Kofi Annan, alla guida del Palazzo di Vetro dal 1997 al 2006. «Ho ammirato con sincerità la sua saggezza e il suo coraggio, la sua abilità a prendere decisioni informate anche nelle situazioni più complesse e critiche. Il suo ricordo vivrà per sempre nel cuore dei russi», ha detto Putin in un comunicato diffuso dal Cremlino.