23 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Immigrazione

Lifeline attracca a Malta, lì sarà sequestrata. Salvini: «Un altro successo italiano»

Dopo aver fatto sbarcare i migranti a bordo, la nave verrà bloccata per accertamenti. Il governo italiano esulta. Malta: «I profughi divisi in sei Paesi»

Migranti a bordo della Lifeline
Migranti a bordo della Lifeline ANSA

MALTA - «La nave fuorilegge Lifeline arriverà a Malta e lì verra bloccata per accertamenti. Altro successo del governo italiano: dopo anni di parole, in un mese arrivano i fatti!». Così il vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini saluta la notizia che il governo dell’isola ha dato il via libera all’attracco della nave carica di migranti. Una linea, quella di Salvini, condivisa anche dal ministro 5 stelle Danilo Toninelli (Instrastrutture) che su Twitter ha definito l’ingresso della Lifeline a Malta «una grande vittoria per l'Italia che può diventare un vittoria per tutta l'Europa, ma solo se prevarrà la solidarietà sugli egoismi. Se accadrà, l'isola potrà essere ricordata come la Ventotene del nuovo secolo». Contemporaneamente sono arrivate le parole del primo ministro di Malta, Joseph Muscat, che ha spiegato come «sei Sei Stati membri dell'Unione europea, Malta, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Portogallo, hanno deciso di collaborare per offrire una soluzione europea, ad hoc, all'imminente crisi umanitaria a bordo di MV Lifeline». La decisione di Malta di concedere l’attracco alla nave è « di natura umanitaria senza alcuna posizione pregiudiziale in merito al diritto internazionale».

Malta: «Non era compito nostro, ma dovevamo salvare vite»
Il primo ministro di Malta ha quindi ribadito che, «pur non avendo alcun obbligo o responsabilità legale in tale circostanza» e «nonostante il fatto che gli eventi in questione si siano svolti nell'RS libica, tra Libia e Lampedusa, dove Malta non si configura né come l'autorità competente, né come quella coordinatrice», il governo maltese «ha preso l'iniziativa di cercare una duplice soluzione prima che la situazione degenerasse in una crisi umanitaria». La prima riguarda «la distribuzione delle persone che si trovano a bordo tra gli Stati membri che partecipano a questa iniziativa ad hoc» ha osservato il premier maltese. La seconda «fa riferimento alle valutazioni sulla nave in attesa di un'indagine sulle azioni di MV Lifeline, compresa la sua inadeguata registrazione, dato che le autorità olandesi hanno formalmente confutato il fatto che la nave sia stata registrata sotto la loro bandiera, oltre alla decisione di spegnere il transponder varie volte».

Dove finiranno i migranti a bordo e della nave
Quindi il premier di Malta è entrato nel merito dell’accoglienza dei richiedenti asilo a bordo, ai quali « asilo verrà garantita la protezione stabilita nei diversi Stati membri, mentre saranno avviate immediatamente le procedure di rimpatrio di coloro che non hanno i requisiti per tale protezione, dopo le dovute verifiche ed in conformità con le norme europee e internazionali. Le istituzioni europee assisteranno in questi rimpatri» ha poi precisato Muscat. La nave invece « Lifeline sarà trattenuta in attesa delle indagini necessarie in base alle norme nazionali e internazionali». Per il premier maltese, «tale situazione è stata determinata dalla decisione del capitano della nave che è andato contro le regole internazionali e ha ignorato le indicazioni date dalle autorità italiane, che stavano coordinando il salvataggio». 

Lifeline si difende: «Nostro diritto non consegnare migranti a Libia»
L'ong Mission Lifeline, la cui nave con 233 migranti a bordo attendeva da sei giorni nel Mar Mediterraneo un porto che la ospitasse, ha affermato di avere tutti i diritti di rifiutarsi di consegnare i naufraghi a Tripoli. Italia e Francia hanno accusato l'ong di fare il gioco degli scafisti non rispettando l'ordine di consegnare i migranti alla Guardia costiera della Libia, Paese da dove sono partiti queste persone che volevano raggiungere l'Europa e lo scorso 21 giugno sono state recuperate in mare da Lifeline. «È importante sottolineare che il solo ordine a cui la nave si è rifiutata di obbedire è quello di riconsegnare queste persone alla presunta Guardia costiera libica, perchè in contrasto con la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e dunque reato penale», ha assicurato l'ong in un comunicato. A suo giudizio, obbedire all'ordine ricevuto di «sbarcare a Tripoli avrebbe costituito una violazione del principio di non respingimento». Il principio prevede che ciascun Paese firmatario della Convenzione «non espella o non respinga, in qualunque modo, un rifugiato sulle frontiere dei territori dove la sua vita o la sua libertà possano essere minacciate a causa della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza a un certo gruppo sociale o per le sue opinioni politiche».