Tutte le tappe della vicenda di Alfie Evans

Ricoverato nel dicembre 2016. Una battaglia legale, e di opinione pubblica, durata quattro mesi
Alfie Evans tra le braccia della madre
Alfie Evans tra le braccia della madre (ANSA)

LONDRA - La morte di Alfie Evans mette fine a un calvario medico durato quasi un anno e mezzo e a una battaglia legale di quattro mesi che ha visto ancora una volta protagonista l'Alta Corte britannica, che già si era occupata di casi simili.
Alfie, nato nel maggio del 2016, era stato ricoverato all'Alder Hey Hospital di Liverpool nel dicembre dello stesso anno dopo alcuni attacchi epilettici: i medici gli avevano diagnosticato una rara malattia neurodegenerativa e da allora era rimasto ricoverato in ospedale.

Nello scorso febbraio i medici avevano concluso che i danni cerebrali del bambino erano ormai irreversibili e sarebbe quindi stato inutile proseguire le cure: i genitori, Tom e Kate, aveano presentato un primo ricorso all'Alta Corte che aveva dato ragione all'ospedale, sentenza poi confermata anche dalla Corte d'Appello, mentre la Corte di Giustizia europea per i diritti umani non si era voluta occupare del caso.
Ad aprile Tom Evans aveva incontrato a Roma papa Francesco, chiedendo di «salvare la vita» di suo figlio: l'ospedale Bambin Gesù di Roma aveva dato la propria disponibilità al ricovero, ma i medici dell'Alder Hey avevano negato l'autorizzazione al trasferimento del piccolo e lunedì scorso avevano staccato la ventilazione assistita, nelal gironata in cui il Ministero dell'Interno aveva concesso ad Alfie la cittadinanza italiana per facilitare l'eventuale arrivo del bambino.

I genitori avevano contestualmente presentato un nuovo ricorso contro la decisone dell'ospedale, accusato di «tenere prigioniero» Alfie, ma anche in questo caso l'Alta Corte aveva dato ragione ai medici, negando giovedì scorso il trasferimento a Roma ma aprendo la strada ad un eventuale ritorno di Alfie nella sua casa, che alla fione non è stato possibile effettuare.
In base alla legge britannica i genitori «non possono chiedere che una particolare terapia possa essere protratta quando i costi superano i benefici per il paziente», e in caso di mancato accordo tra famiglia e sanitari la legge delega la decisione ultima a un tribunale.

Il caso più recente è stato quello di Charlie Gard, nato nell'agosto del 2016 con una rara malattia mitocondriale: i genitori condussero una battaglia legale di cinque mesi per portarlo negli Stati Uniti dove era disponibile una cura sperimentale, senza successo; i medici staccarono le macchine e il piccolo morì uan settimana prima del suo primo compleanno.
I genitori di Ashya King decisero invece di sfidare la legge e nel 2014 rapirono il figlio, affetto da un tumore, dall'ospedale britannico dove era ricoverato per trasportarlo a Praga e sottoporlo ad una nuova terapia: il bambino ha oggi otto anni e i medici lo hanno dichiarato guarito.