Salute | Caso Alfie Evans

Stanno per staccare la spina ad Alfie, ma l’Italia è pronta per andare a salvarlo

In Gran Bretagna vogliono staccare la spina al piccolo Alfie, il bambino affetto da una malattia neurodegenerativa. Ma l’Italia è pronta prendersi cura di lui

LIVERPOOL - Nessuna pietà, in Gran Bretagna, per il piccolo Alfie. I macchinari che gli permettevano di sopravvivere stavano per essere rimossi dopo il verdetto di Anthony Hayden, il giudice che ha autorizzato i medici di Liverpool a staccare, definitivamente, la spina. L’unica cosa che avrebbe potuto salvare il piccolo era la concessione della cittadinanza italiana. E proprio ieri, il nostro governo glie l’ha concesso, grazie ai ministri uscenti Angelino Alfano e Marco Minniti. L’idea era quella bloccare la procedura e tentare il trasferimento del piccolo al Bambino Gesù di Roma. Il nosocomio, infatti, si è reso disponibile fin da subito per aiutare Alfie.

L’aiuto del Papa
E in una vicenda così importante non poteva non venire in soccorso di Alfie anche il Papa che ha rinnovato il suo appello d’aiuto su Twitter. «Commosso per le preghiere e la vasta solidarietà in favore del piccolo Alfie Evans – si legge sul noto social network -, rinnovo il mio appello perché venga ascoltata la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento». Lo scorso mercoledì, inoltre, il giovanissimo padre di Alfie, Thomas, ha chiesto un incontro con Papa Francesco. «Ho chiesto aiuto e ho spiegato che stanno cercando di strappare la vita ad un bambino senza neanche una diagnosi certa. Ho raccontato solo la verità, parlando con il cuore e spiegando che ci tengono in ostaggio e che i medici trattano me e Kate come criminali. Questa notte ci hanno tolto anche il letto. In nessun Paese un bambino riceve un trattamento del genere, peggio di un prigioniero», si legge sul quotidiano La Stampa.

In corsa per la vita
«In questo momento Alfie ha un respiratore. L'Equipe del Bambino Gesù è pronta per partire con un aereo fornito dal ministro Pinotti», ieri l’annuncio di Mariella Enoc a Radio 24. «Ho parlato poco fa con Thomas, il padre di Alfie. In questo momento Alfie ha la mascherina per l'ossigeno però c'è bisogno di trasportarlo. Poco fa ho parlato con l'ambasciatore Trombetta a cui ho detto che la nostra equipe è allertata e pronta a partire in pochi minuti», ha dichiarato il presidente del Bambino Gesù. Enoc si era recata a Liverpool presso l’ospedale dove è stato ricoverato Alfie, ma i responsabili si sono rifiutati di riceverla.

Senza macchine
Il giorno precedente, alle ore 22.30, i macchinari erano stati staccati da Alfie, ma grazie all’ottenimento della cittadinanza italiana, il piccolo ora avrà molte più probabilità di salvarsi. Il bambino è stato infatti in grado di respirare per 9 ore senza il ventilatore, secondo quanto dichiarato da Tom a media britannici, il quale ha anche sottolineato che non gli è stato fornito in nessun modo neppure cibo o acqua.

In Italia è tutto diverso
Se da un lato l’Italia presenta molti limiti in ambito sanitario è innegabile che per certe cose è molto più rispettosa dei sentimenti e della vita altrui. «In Italia, con il biotestamento, abbiamo una legge esplicita sul fine vita e, per quanto riguarda i minori, i titolari del diritto di scelta sono i genitori. E' evidente che con l'acquisizione della cittadinanza italiana si applicherà la legge italiana, quindi saranno i genitori a decidere», ha dichiarato ad Ansa Maria Pia Garavaglia, vice presidente del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB).

Alfie ha di nuovo l’ossigeno
«Ad Alfie è stato assicurato l'ossigeno e l'acqua, è sorprendente. Non importa cosa accadrà. Ha già dimostrato che i medici si sbagliano», ha scritto recentemente la mamma Kate James, in un post. Il prossimo passo sarà quello di portare il piccolo in Italia visto che, come asseriscono i genitori, ormai Alfie appartiene al nostro paese. Ma il viaggio è lungo e potrebbe essere rischioso per la sua salute. «Alfie sta migliorando, risponde ad alcuni stimoli. Può volare in Italia dove la gente e i dottori lo vogliono. Non sta per morire», ha dichiarato il padre. Durante una recente diretta Facebook si vedevano i genitori di Alfie, giovanissimi, poco più di ventenni: «siamo due bambini che difendono un bambino. Alfie è ancora qui e appartiene all’Italia. L’Italia è un paese incredibile, ci hanno sostenuto in migliaia», concludono i genitori. Ricordiamo che il bambino è affetto da una malattia degenerativa sconosciuta. Tutto ciò che si sa è che la patologia è associata a una grave epilessia, secondo quanto riportato su Liverpool Echo. In sintesi la maggioranza della materia bianca presente nel cervello del bambino è stata spazzata via. Per tale motivo l’ospedale ha recentemente dichiarato che tenere Alfie attaccato a un ventilatore non è «nel suo migliore interesse» e qualsiasi altro trattamento non solo sarebbe.