10 dicembre 2019
Aggiornato 14:30

Merkel a capo della UE e Weidmann al posto di Draghi: la Germania ha vinto la II guerra mondiale

Due super falchi tedeschi potrebbero avere tutto il potere in Europa: fantapolitica? Molti indizi portano a questo esito

BRUXELLES - Per decidere le sorti di cinquecento lavoratori il ministro Calenda, ormai arruolato tra le schiere dei sindacalisti, è volato A Bruxelles. A fare cosa non si sa: anche perché è tornato con le mani vuote e qualche proclama buono per la campagna elettorale permanente che necessita di sempre nuove e emozioni. Ma in tempi pre-elettorali tutti siamo di bocca buona e ci accontentiamo anche del varietà. Ma la vicenda del ministro umiliato in Italia che vola sotto a Bruxelles per protestare vibratamente nel vuoto, fa capire che le sorti del nostro paese non si decidono più a Roma. E, men che meno, saranno decise da chiunque vinca le prossime elezioni politiche. L’agenda è scritta, si devono fare le riforme, e chiunque vinca potrà godere di un successo che non supera i confini dell’appartenenza. Gentiloni è già stato incoronato da tutti quale successore di se stesso a prescindere da ogni esito elettorale: perfino da Napolitano, che non si astiene mai dal far sapere quali sono le sue volontà.

Terremoti nella Bce
La data chiave per l’Italia, spiace dirlo ma è bene fare i conti con la realtà se si vuole tentare di cambiarla, non è il 4 marzo: bensì il 23 Ottobre 2019. Giorno in cui Mario Draghi lascerà il vertice della Bce e si spalancheranno le porte ai super falchi tedeschi. Mario Draghi non è ovviamente un benefattore dell’umanità europea, è un europeista rigorista convinto, un banchiere orgoglioso del primato della finanza, un ideologo fanatico del libero commercio: ma è anche colui che ha dato vita al Quantitative Easing, strumento dai mille difetti che ha ingrassato fino a scoppiare le rendite finanziarie, ma ha salvato per il rotto della cuffia le casse pubbliche dell’Italia. L’Eurogruppo ha deciso ieri a Bruxelles di dare il proprio sostegno al ministro dell’Economia spagnolo Luis de Guindos come nuovo vicepresidente della Banca centrale europea (Bce). Lo ha annunciato un comunicato dello stesso Eurogruppo, precisando che la decisione dei ministri delle Finanze della zona euro sulla nomina di De Guindos dovrà essere adottata formalmente dall’Ecofin domani come raccomandazione al Consiglio europeo del 22 e 23 marzo prossimi. Il vertice Ue dei capi di Stato e di governo prenderà la decisione finale dopo aver ascoltato le opinioni del Parlamento europeo e del Consiglio direttivo della stessa Bce. Il nuovo vicepresidente sostituirà quello attuale, il portoghese Vítor Constâncio, a partire dal primo giugno 2018, per un mandato di otto anni non rinnovabile. «De Guindos appartiene alla mia famiglia politica, ha avuto un ruolo molto importante e ha un’ottima reputazione, credo che abbiamo trovato un buon candidato», ha affermato il ministro tedesco delle finanze, Peter Altmaier. Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda il commento del ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire. Ma a ben vedere la nomina di De Guindos è dovuta prettamente agli oltranzisti del rigore tedeschi, che lo definiscono «uno spagnolo tedesco». Il candidato irlandese di Mario Draghi, Philip Lane, è crollato di fronte allo strapotere dell’asse franco tedesco più paesi del Nord Europa. Il modo con cui viene spiegato il ritiro evidenzia il bullismo presente nell’Unione Europea: il ministro irlandese dell'economia Paschal Donohoe ha detto che «è meglio» che la decisione dell'Eurogruppo sia presa «per consenso» e non attraverso un voto. Con il nome del governatore della Banca d'Irlanda Philip Lane «abbiamo ricevuto un sostegno e riconoscimento molto ampio, ma non sufficiente» per raggiungere il traguardo, ha spiegato il ministro irlandese entrando all'Eurogruppo. In parole povere: la Germania era contraria, e non volevamo il voto dei tedeschi contrario perché anche se sono in minoranza comandano loro.

Arrivano i barbari
De Guindos sarà, però, solo – si fa per dire – il vice presidente. Perché, e qui c’è veramente da tremare, con la nomina dello spagnolo è cresciuta la possibilità che a prendere il posto di Mario Draghi sia il capo della Bundesbank Jens Weidmann.Il fanatico delfino di  Wolfgahg Scheuble. Potrebbero ambire alla poltrona di capo della Bce, ovvero il massimo potere finanziario e politico in Europa – peraltro di nomina autocratica – l’olandese Knot e il finlandese Hansen. Nessuna differenza con Weidmann in ogni caso. Inoltre si sussurra sempre più che Angela Merkel potrebbe essere nominata Presidente della Commissione Europea: ipotesi al momento remota ma che sta acquistando forza in virtù delle difficoltà politiche che la cancelliera sta incontrando in Germania. L’Europa quindi diverrebbe una colonia del Reich tedesco.
In questo contesto ovviamente verrebbe demolito l’impianto del Quantitative Easing, che per altro va ad esaurimento i ogni caso, e crollerebbe anche l’ipotetica figura del Ministro unico del Tesoro, che, in linea assai teorica, dovrebbe essere colui che salvaguarda il potere rimanente delle banche centrali nazionali. Questa condizione, unita alla debolezza politica italiana fa aprire lo scenario greco in tutta la sua drammaticiità e potenza. Senza alcun dubbio il prossimo presidente del consiglio, probabilmente Gentiloni, diverrebbe un fantoccio nelle mani del nuovo capo della Bce, e non è improbabile l’intervento della trojka di fronte a una crisi del debito sovrano.