20 ottobre 2018
Aggiornato 05:00

Arriva la «Putin List»: la campagna elettorale per le elezioni presidenziali russe entra nel vivo

Duecento uomini russi sono accusati di vicinanza al presidente russo. Putin: «Mancano i restanti 146 milioni di russi»
Il presidente russo Vladimir Putin
Il presidente russo Vladimir Putin (EPA/SERGEI CHIRIKOV)

MOSCA - Il paese che sta accusando la Russia - gli Usa, nelle persone dell'entourage presidenziale nonché dell'FBI - di aver manipolato la campagna elettorale presidenziale del 2016, ha diffuso a un mese e mezzo dalle elezioni presidenziali un dossier che prende il nome di "Putin list». Non si tratta solo dei soliti media russofobici, è l'intero apparato culturale e politico che si muove. Ricordiamo che l’asse delle accuse portato all’amministrazione russa poggia sulla pubblicazione delle cosiddette «fake news» via social media. Alcuni profili falsi avrebbero diffuso alcune migliaia di post per denigrare la figura di Hillary Clinton, la candidata democratica risultata poi sconfitta dall’attuale presidente Donald Trump. Quindi, tanto per essere chiari: post sui vari social media, contro l'intero apparato mediatico globale.

La Putin List è, appunto, una lista
Per chiarezza è bene riportare l’intera agenzia che ne dà l’annuncio.


ANSA - Il Tesoro americano diffonde la 'Putin-list' con i nomi degli oligarchi russi vicini al presidente russo Vladimir Putin che potrebbero essere oggetto di sanzioni. Nella lista figurano 210 nomi, di cui 114 uomini politici e 96 oligarchi. Fra questi ultimi altri Roman Abramovich, il fondatore del colosso industriale Oleg Deripaska e l'uomo d'affari Vladimir Potanin. La redazione della cosiddetta 'Putin-list' era prevista dalla legge approvata dal Congresso per varare nuove sanzioni per le interferenze della Russia sulle elezioni del 2016.    Nella lista stilata dal Tesoro ci sono molti uomini dell'entourage politico di Putin, fra i quali il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, vari consiglieri e diversi membri del Gabinetto del presidente russo. Fra questi ultimi ci sono: il premier Dmitri Medvedev, il ministro della Difesa Sergey Shoygu, il ministro dello Sviluppo economico Maksim Oreshkin il ministro dell'Energia Aleksandr Novak e quello dello Sport Pavel Kolobkov. L'elenco include gli amministratori delegati di Gazprom e Rosneft, rispettivamente Aleksey Miller e Igor Sechin. Secondo il portavoce di Vladimir Putin Dmitri Peskov, Washington "de facto" bolla come "nemici degli Stati Uniti" le persone incluse del Rapporto Cremlino.  Peskov, allo stesso tempo, ha chiesto di "moderare" le reazioni alla Putin list spiegando che il presidente russo valuterà in un incontro con "i consiglieri della campagna elettorale " il Rapporto sul Cremlino ed eventualmente lo "commenterà lui stesso". 

Accuse ignote
Ora, questo testo dimentica di dire di cosa siano accusati questi personaggi. E così fanno la totalità dei media, che non individuano nessuna accusa specifica, se non una vaga indicazione a «interferenze» nelle elezioni presidenziali del 2016. Di cosa sono accusate queste persone? Di essere corrotti? Corruttori? Oppure ci troviamo di fronte ad una ondata di maccartismo fuori tempo massimo, il cui unico scopo è destabilizzare le prossime elezioni russe del 18 marzo? Se qualche post sui social media ha condizionato le elezioni presidenziali del 2016 negli Usa, cosa produce un dossier senza capo né coda come questo, però sparato a livello planetario da tutti i mezzi di comunicazione globali? La nevrastenia statunitense mette in luce il declino di un paese che è stato il faro della civiltà per decenni. Qual è lo scopo finale degli Usa? Far cadere il presidente in carica: questo è chiaro? Ma dopo? Si vuole rifare la storia che ha distrutto i Balcani e insanguinato la Jugoslavia? A un passo dall'Europa e con le testate nucleari a disposizione? Forse non è chiaro quali sono i rischi per tutti.

Guerra interna al potere Usa
Ma, a ben vedere, si tratta di una guerra interna al potere presidenziale Usa, dato che la Casa Bianca non ravvisa l’esigenza di nuove misure restrittive verso la Russia: «Abbiamo informato il Congresso che la legge e la sua attuazione stanno funzionando come deterrente nelle vendite riguardanti la difesa. Da quando è entrata in vigore, stimiamo che i governi esteri hanno abbandonato i previsti acquisti o gli annunci di acquisti di miliardi di dollari» di apparecchiature di difesa della Russia, ha fatto sapere la portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert. Il risultato paradossale di queste manovre sgangherat è perfino quello di rafforzare la figura di Vladimir Putin. Dopo il sostegno smaccato di tutto l’occidente che conta al candidato corruttore Aleksej Navalny – un ultra populista razzista, impresentabile, condannato da più tribunali in via definitiva –  dopo il sostegno alle manifestazioni pubbliche in cui si accusa Putin di essere il «Giuda della Russia» dato che impedisce la libertà d’espressione – un cortocircuito logico abbastanza evidente e grottesco – è il turno della Putin list. Per altro ridicolizzata dallo stesso presidente russo. «Che peccato, mi dispiace...». Così Vladimir Putin rispondendo a chi gli faceva notare che nel 'Rapporto Cremlino' stilato dagli Usa - la cosiddetta "Putin List" appunto - praticamente mancava solo lui. "Questa lista - ha detto - non ha senso, c'è tutto il governo, l'amministrazione, gli imprenditori... praticamente hanno incluso 146 milioni di russi. E' chiaro che serve a contenere il nostro sviluppo. Noi, nonostante tutto, andiamo avanti e per ora non risponderemo: dobbiamo vedere come evolve la situazione perché c'è anche una parte segreta".