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Dopo il libro scandalo su Trump, Bannon rischia di perdere anche Breitbart

Steve Bannon rischia il posto al vertice di «Breitbart News», il sito di ultradestra che è tornato a dirigere

L'ex braccio destro e responsabile di Breitbart News Steve Bannon
L'ex braccio destro e responsabile di Breitbart News Steve Bannon (EPA/EUGENE GARCIA)

NEW YORK - Steve Bannon rischia il posto al vertice di Breitbart News, il sito di ultradestra che è tornato a dirigere dopo essere stato silurato dalla Casa Bianca nell'agosto 2017 ossia esattamente 12 mesi dopo il suo arrivo alla guida della campagna elettorale di Donald Trump. Dopo la scomunica arrivata dal presidente americano del suo ex stratega per via delle dichiarazioni rilasciate a Michael Wolff, autore del libro «Fire and Fury: Inside the Trump White House», il proprietario del sito conservatore sta valutando se cacciare Bannon. Lo scrive il Wall Street Journal, secondo cui i membri del consiglio di amministrazione di Breitbart News Network stanno considerando l'opzione di cacciare il suo presidente, Bannon appunto. Una tale mossa sarebbe apprezzata dalla Casa Bianca. Lo ha fatto capire la portavoce Sarah Sander. A lei un giornalista aveva chiesto ieri se Breitbart dovrebbe tagliare i ponti con Bannon alla luce dei suoi commenti emersi dal libro, la cui uscita nelle librerie è stata anticipata nonostante il pressing dei legali di Trump per fermarla (il testo è disponibile dal 5 e non dal 9 gennaio previsto originariamente dall'editore Henry Holt, Macmillan). Lei ha risposto: «Di certo, credo che si tratti di un'opzione a cui dovrebbero guardare e prendere in considerazione»

La reazione di Bannon
Mentre Trump ha reagito al contenuto del libro dicendo che Bannon «non solo ha perso il lavoro ma anche la testa», il suo ex braccio destro non ha potuto replicare con la stessa veemenza. Semplicemente perché in quanto 'volto' di Breitbart non poteva permetterselo. Farlo, avrebbe significato deludere la base elettorale di Trump andando dunque a ledere il suo impero mediatico. Sempre che Bannon non voglia ridefinire l'identità del sito (proprietà permettendo). Per un personaggio senza peli sulla lingua che si vanta di predicare la dura verità, la strategia forse obbligata è in linea a quella fino ad ora sposata da Breitbart: dare la colpa ad altri per gli eventuali insuccessi di Trump. La scorsa estate, quando al Senato fallì il tentativo di abrogare la riforma sanitaria voluta nel 2010 da Barack Obama, il dito fu puntato contro i repubblicani. Quando a dicembre il candidato repubblicano Roy Moore fu amaramente sconfitto nelle elezioni speciali dell'Alabama per ottenere un posto al Senato Usa, l'endorsement di Trump fu giustificato come frutto di «informazioni sbagliate» a lui fornite.

«Sovversivo e antipatriottico»
Ora che ha definito «sovversivo» e «antipatriottico» l'incontro alla Trump Tower avvenuto nel giugno 2016 - in piena campagna elettorale - tra Donald Trump Jr, Jared Kushner e Paul Manafort da un lato e dall'altro russi convinti di avere informazioni compromettenti sulla candidata democratica Hillary Clinton, Bannon sembra volere sminuire «le cose bollenti» che «vengono dette» quando il pensiero di Trump viene condizionato dalla «palude» di Washington. Ore dopo l'attacco del presidente Usa, Bannon lo ha definito «un uomo grandioso» durante una trasmissione via radio satellitare di Breitbart. Ieri ha aggiunto: «Nulla si infilerà tra noi e il presidente Trump e la sua agenda». L'inquilino della Casa Bianca ha ascoltato, riconoscendo il contrasto tra quanto detto nel libro e quanto proferito nelle ultime ore: «Mi ha chiamato un uomo grandioso ieri sera (mercoledì, ndr) quindi ha chiaramente cambiato tono in fretta»

La «talpa»
Mentre viene descritto come la «talpa» all'origine delle fughe di notizie dalla Casa Bianca, Bannon rischia di perdere slancio. Il tutto mentre l'ultimo episodio della soap opera trasmessa in Usa - anche a colpi di tweet - da quando Trump il 20 gennaio 2017 ha giurato da presidente lede il partito repubblicano. E magari anche l'appoggio degli elettori che hanno votato per il magnate newyorchese del mattone. Lo scontro tra Trump e Bannon sta distogliendo l'attenzione dall'unica vittoria legislativa ottenuta da Trump e dal Gop: la riforma fiscale. E rischia di spazientire gli americani stanchi di colpi di scena. L'ex banchiere di Goldman Sachs con aspirazioni cinematografiche potrebbe perdere l'appoggio - anche finanziario - per promuovere le candidature di repubblicani nel corso dell'anno in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Ora non resta che leggere quelle che la Casa Bianca considera «falsità» in un libro che altro non è che «pura fantasia». L'editore di «Fire and Fury: Inside the Trump White House» - best seller su Amazon - ha scelto di anticiparne a oggi la pubblicazione vista «la domanda senza precedenti». Per Henry Holt, il testo fornisce un «contributo straordinario al dibattito nella nostra nazione». Il suo autore, via tweet, ha detto a Trump: «Lo puoi comprare (e leggere) domani (oggi, ndr). Grazie signor presidente».