27 gennaio 2020
Aggiornato 16:00
Immigrazione

Al via la task force tra Ue, Africa e ONU per rimpatriare subito 3.800 migranti dalla Libia

A vertice di Abidjan che si è appena concluso è stato deciso il rafforzamento dell'azione congiunta Ue-Ua-Onu per accelerare i rimpatri dei migranti in condizioni disumane

Operazione della Guardia Costiera libica al largo di Zawiya, nord ovest Libia, 27 giugno 2017
Operazione della Guardia Costiera libica al largo di Zawiya, nord ovest Libia, 27 giugno 2017 ANSA

ABIJDAN - Una task force congiunta per affrontare la questione migratoria tra Unione europea, Unione africana e ONU è stata messa a punto durante il quinto vertice Ue-Africa che si è svolto in questi giorni ad Abijdan. All'incontro erano presenti, secondo quanto riferito dalle fonti locali, Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Mariano Rajoy, l'alto rappresentante Ue Federica Mogherini, il premier libico Fayez al Serraj e altri leader africani, tra cui Niger, Congo Brazzaville e il presidente dell'Unione africana. In particolare, è stato deciso un piano di evacuazione urgente per rimpatriare nei prossimi giorni e settimane i migranti che si trovano in Libia «in condizioni disumane».

3800 migranti da rimpatriare con urgenza
Il presidente della Commissione dell'Unione africana, Moussa Faki, ha precisato oggi che sono «3.800 i migranti» da rimpatriare con urgenza, ammonendo però che nel Paese del Nord Africa si trovano «tra 400.000 e 700.000» migranti, in almeno 42 campi di detenzione. «Il mio inviato speciale è tornato ieri da Tripoli e ha trovato migranti soprattutto dell'Africa occidentale. Ci sono donne e bambini, e vivono in condizioni disumane - ha detto il presidente Ua - vogliono tutti tornare a casa. Dobbiamo assicurarci che possano. E velocemente». Nei giorni scorsi il premier libico Fayez al Sarraj ha ricevuto a Tripoli la missione inviata dall'Ua e guidata dal Commissario per gli Affari sociali, Amira El Fadil.

I nuovi schiavi del XXI secolo
«Dobbiamo intervenire con urgenza per salvare quanti si trovano in queste terribili condizioni e poi, insieme, Libia, Ue, Ua e Onu, dobbiamo mettere a punto soluzioni a lungo termine per la questione migrazione», ha detto Faki chiudendo i due giorni di lavoro del vertice tra Ue e Ua. Ieri sera, i leader dell'Ua, dell'Ue, di Libia, Italia, Francia, Germania, Spagna, Ciad, Niger, Marocco e Repubblica del Congo si sono riuniti per discutere in particolare la situazione dei migranti, dopo lo scandalo suscitato dal reportage della Cnn sulla loro vendita come schiavi nel Paese del Nord Africa.

La task force congiunta Ue-Africa-ONU
Al termine dell'incontro, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un accordo per «un'operazione di evacuazione di urgenza nei prossimi giorni o settimane», a fronte dell'impegno assunto dalla Libia «a identificare i campi in cui sono state registrate scene orribili» e a «garantirne l'accesso». Il piano di evacuazione è stato annunciato da Macron dopo che Unione europea, Unione africana e Onu avevano concordato di dar vita a task force congiunta per «accelerare i rimpatri volontari assistiti verso i paesi di origine e il reinsediamento di coloro che ne hanno bisogno». Dall'inizio dell'anno, l'Organizzazione per le migrazioni internazionali (Oim) ha favorito oltre 13.000 rimpatri dalla Libia.

La denuncia dell'Unhcr
Di fatto la task force congiunta andrà a rafforzare «il lavoro in atto fatto dai paesi di origine e dall'Oim» in coordinamento con le autorità libiche per i rimpatri. Da parte sua, il governo di Tripoli ha acconsentito ad allestire una «struttura di transito e partenza» a Tripoli per le persone che hanno bisogno di protezione internazionale, in particolare i minori non accompagnati e le donne a rischio. L'apertura del centro dovrebbe facilitare il trasferimento di migliaia di rifugiati vulnerabili verso paesi terzi. Tuttavia l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha ricordato che di fronte alla richiesta, presentata lo scorso settembre, di 40mila posti per il reinsediamento dei rifugiati che si trovano nei 15 Paesi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, «finora ne sono stati garantiti solo 10.500».