25 giugno 2019
Aggiornato 21:30
Segretario Giustizia testimonia a commissione Intelligence Senato

Russiagate, Sessions al Senato: «Su di me bugie odiose e scioccanti»

Il segretario alla Giustizia di Donald Trump Jeff Sessions ha testimoniato davanti alla commissione intelligence del Senato sulla presunta collusione con la Russia di cui è stato accusato

NEW YORK - «Non ho mai incontrato funzionari russi nel corso delle elezioni e non ho mai avuto un incontro privato con funzionari russi al Mayflower hotel». A parlare è il segretario alla Giustizia, Jeff Sessions, nel corso della sua testimonianza davanti alla commissione Intelligence del Senato. Il 27 aprile del 2016 Donald Trump ha organizzato un incontro nel corso della campagna elettorale all'interno del Mayflower hotel di Washington, al quale ha partecipato anche l'ambasciatore russo in America, Sergey Kislyak, insieme ad altri funzionari di governi stranieri. Secondo alcune fonti ci sarebbe stato un incontro privato in una stanza chiusa tra Kislyak, Trump, Sessions e Jared Kushner. Sessions ha sempre negato questo incontro e anche oggi, sotto giuramento, ha detto che non ha partecipato ad alcun incontro.

Odiosa e scioccante bugia
«Parlare di una mia collusione con la Russia è una odiosa e scioccante bugia» ha aggiunto Sessions, nel corso della sua testimonianza davanti alla commissione Intelligence del Senato. Sessions ha anche sostenuto che nel corso del suo incontro con l'ambasciatore russo a Washington non è stato fatto nulla di improprio. 

Astensione dall'inchiesta
Quanto alla decisione di astenersi dall'inchiesta sul Russiagate, Sessions ha spiegato che "non è stata dettata da comportamenti errati ma dalla regolamentazione del dipartimento di Giustizia». Sessions ha citato il testo di quel regolamento, secondo cui chi ha partecipato (come lui, a sostegno di Donald Trump) a una campagna elettorale non dovrebbe partecipare alle inchieste che chiamano in causa la campagna stessa. «Lo scopo della mia astensione non interferisce con la mia capacità di gestire il dipartimento di Giustizia e l'Fbi», che sta indagando sulla interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali dello scorso novembre e sulla possibile collusione tra la campagna Trump e funzionari russi. «Ho deciso di astenermi da quell'inchiesta ma non dal diritto di difendere il mio onore», ha aggiunto. All'inizio di marzo Sessions annunciò la sua astensione sulla scia di un'indiscrezione del Washington Post: il giornale della capitale scrisse che durante la sua audizione alla commissione Giustizia del Senato per la conferma della sua nomina, il senatore dell'Alabama non disse che durante la campagna 2016 aveva incontrato due volte l'ambasciatore russo in Usa Sergey Kislyak.

Mai parlato con Comey
Il segretario alla Giustizia Usa ha anche sostenuto di non avere mai parlato con l'ex direttore dell'Fbi James Comey sulla sua performance alla guida dell'agenzia federale. «Lei era il suo capo», ha dichiarato un senatore incalzando Sessions. Sessions non ha voluto dire se la Casa Bianca ha discusso l'assoluzione di chiunque sia coinvolto nell'indagine. Sessions ha detto di non potere commentare sulle conversazioni avute con «funzionari di alto livello» della Casa Bianca perché fa parte di un modus operanti di lunga data del dipartimento stesso. A chi gli ha chiesto se l'assenza di risposte su questo punto siano il risultato di un «privilegio esecutivo», lui ha risposto di non esercitarlo «perché quello fa parte dei poteri del presidente».

Le preoccupazioni di Comey
ll segretario alla Giustizia Sessions ha invece confermato quanto detto la settimana scorsa dall'ex direttore dell'Fbi James Comey: quest'ultimo aveva comunicato al primo le sue preoccupazioni riguardanti «il giusto protocollo di comunicazione con la Casa Bianca e il presidente». Ai membri della commissione Intelligence del Senato, la stessa in cui ha testimoniato Comey giovedì scorso, Sessions ha detto di avere risposto alle preoccupazioni dell'ex direttore dell'Fbi (che non voleva più ritrovarsi da solo con Trump perché cosa giudicata «inappropriata») spiegando di essere stato d'accordo sul fatto che «Fbi e dipartimento di Giustizia dovevano seguire le pratiche del dipartimento riguardanti contatti appropriati con la Casa Bianca». Sessions ha aggiunto che «non c'è nulla di sbagliato da parte del presidente Usa di avere comunicazioni con il direttore dell'Fbi. C'è un problema se discutono di una inchiesta aperta».