8 agosto 2020
Aggiornato 17:00
Li ha spiegati Antonio Villafranca dell'Ispi a Libero

Per molti Macron ha già vinto, ma Marine Le Pen ha qualche asso nella manica

Per sondaggisti e stampa Emmanuel Macron ha la vittoria in tasca. Ma la leader del Front National ha diversi assi nella manica su cui può contare

PARIGI - I media internazionali lo danno già vincitore. E secondo un nuovo sondaggio OpinionWay, il candidato del movimento EnMarche! Emmanuel Macron avrebbe ancora venti punti di vantaggio sulla leader del Front National Marine Le Pen in vista del secondo turno delle presidenziali di domenica 7 maggio. Macron vincerebbe quindi col 60% dei voti; la Le Pen avrebbe il 40%.

Le Pen al 40%
La stessa tesi di un sondaggio Ipsos Sopra Steria, che lo dà in calo di due punti rispetto alla rilevazione precedente, effettuata la sera della primo turno, il 23 aprile scorso. La candidata del Front national Marine Le Pen, accreditata del 40% dei voti, rispetto alla rilevazione del 23 aprile sarebbe in crescita di due punti, per il sondaggio realizzato per France Télévisions e Radio France. 

Macron in vantaggio
L'indagine mostra che il serbatoio di voti per l'ex ministro dell'Economia sarebbe più ampio di quello della rivale di estrema destra: 49% degli elettori del candidato di destra François Fillon, battuto al primo turno, sceglierà Macron al secondo, contro il 25% che voterà Le Pen, mentre il 26% non si esprime. Tra gli elettori del candidato della sinistra di La France insoumise Jean-Luc Mélenchon, il 47% sta con Macron e il 19% con le Le Pen, mentre il 34% non si esprime.. Il voto che al primo turno è andato al socialista Benoît Hamon si spalmerà al 76% su Emmanuel Macron e al cinque per cento sulla candidata di estrema destra (il 19% non si esprime). L'87% degli elettori di Macron e della Le Pen dicono che la scelta è definitiva, ma il 54% di chi voterà scheda bianca dice che potrebbe ancora cambiare idea.

Nulla è scontato
Non tutti, però, sono certi che le cose andranno in questo modo. Tra costoro, Antonio Villafranca, coordinatore della Ricerca e responsabile del programma Europa dell'Istituto per gli Studi di Politica internazionale di Milano. In un'intervista a Libero, infatti, Villafranca ha spiegato che, in realtà, «nulla è scontato». Anche perché, negli ultimi giorni Macron ha perso 4 punti rispetto alla sfidante. Il fattore da considerare, in particolare, è l'astensione, che andrebbe ad aiutare Marine Le Pen. «Chi s'è visto il proprio candidato bocciato il 23 aprile, potrebbe essere demotivato e non avere voglia di dare una preferenza al secondo turno. Rimaneva Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale, che non si era schierato per Macron, ma ha appena detto: mai con il Front».  Gli elettori di Mélenchon, di fatto, rimangono una incognita, perché alcune posizioni dei candidati di estrema sinistra e di estrema destra coincidevano, soprattutto in chiave euroscettica. Come l'idea di un referendum per uscire dall'Unione e di rinegoziare con gli altri Paesi membri. 

Lo zoccolo duro del Front
Non solo: il Front può anche contare su uno zoccolo duro di sostenitori, che Macron non si è ancora conquistato. E la La Pen potrebbe trarre vantaggio da un forte calo della partecipazione il 7 maggio. A ciò, si aggiunga che il tentativo della Le Pen di affrancarsi dagli estremismi del padre e del primo Fron National è in larga parte una missione compiuta. «Non è casuale che nel suo discorso appena dopo il primo turno lei abbia citato Charles De Gaulle», ha osservato l'esperto. Le Pen, insomma, sta cercando di accreditarsi come candidata neo-gollista, riempiendo il vuoto dei repubblicani, già sconfitti al primo turno.

La strategia di Marine
Una strategia di comunicazione astuta, che ha già prodotto dei risultati. Nella settimana prima delle elezioni, spiega Villafranca, Le Pen ha toccato meno i temi dell'Europa, perché sa che i sondaggi dicono che la maggioranza dei francesi se si votasse per uscire dall'euro sarebbe contraria. Così, ha preferito reindirizzare il suo messaggio sulla lotta al terrorismo, sull'emigrazione, sulla chiusura delle frontiere, differenziando la narrazione a seconda delle regioni in cui i comizi sono avvenuti.