21 settembre 2019
Aggiornato 06:30
Dopo l'incontro di Sochi

Merkel da Putin, ancora nulla di fatto. Undici anni di diffidenza

Si parlava di 'prove di dialogo', ma l'incontro di Sochi è stata pura scenografia diplomatica. Le divergenze tra Vladimir Putin e Angela Merkel rimangono, e hanno costellato tutto il loro rapporto

SOCHI - Alla vigilia dell'attesa visita della cancelliera Angela Merkel presso la residenza di villeggiatura di Vladimir Putin, a Sochi, lungo il ruscello Bokarov, la stampa internazionale prospettava prove di dialogo. Non fosse altro perché Frau Merkel non incontrava il leader del Cremlino da ben due anni, e, nel frattempo, di acqua sotto i ponti ne è passata. La posizione russa a livello internazionale si è sempre più rafforzata, nonostante le sanzioni occidentali ambissero ad impedire che ciò avvenisse. In Siria, è oggi Mosca a condurre i giochi; mentre in Ucraina, la crisi è rimasta pressoché congelata.

Divergenze
E il fatto che, nonostante tutto ciò, la bilaterale tra Merkel e Putin sia stata confermata è stato preso per un segnale in grado di preludere a una distensione. Eppure, a conti fatti, quell'incontro non ha evidenziato alcun punto di contatto: solo divergenze. Al punto che la stampa russa, e in particolare Kommersant, al termine dell'incontro, ha tracciato un bilancio esplicitamente negativo. Mera scenografia, insomma, che pure, in diplomazia, ha la sua importanza; nessun altro sviluppo, se non la dimostrazione che le posizioni dei due interlocutori rimangono irrimediabilmente lontane. Il quotidiano russo ha descritto l'atmosfera e la gestualità dei due leader, fotografando una Merkel pensierosa fissare il ruscello che scorre nei pressi della residenza, e un Putin stranamente in anticipo, intento a passeggiare sotto il porticato in attesa della Cancelliera.

Stasi sull'Ucraina
I due si sono confrontati a lungo, per oltre 3 ore, circondati da un ristretto entourage. Quindi, la conferenza stampa congiunta e la cena. Merkel ha parlato dell'accordo di Minsk, che ritiene fondamentale per la normalizzazione della situazione in Ucraina, e ha fatto presente che non c'è stato ancora alcun progresso degno di nota. Anzi, la sensazione è quella di essere tornati al punto di partenza. Per la Cancelliera, è fondamentale che i confini ucraini vengano ristabiliti: Merkel non accetterà, insomma, di riconoscere la Crimea russa. Dal canto suo, Putin ha fatto notare che solo tre anni fa ha avuto luogo un'autentica tragedia nel Paese, cosparso del sangue delle vittime dei nazionalisti ucraini, e che i carnefici non sono stati portati davanti alla comunità internazionale. L'Europa, ha detto, di fronte a questi crimini ha semplicemente fatto finta di nulla. 

Diffidenza sulla Siria
Quindi, la Siria. Putin ha esplicitamente condannato l'uso di armi chimiche, sottolineando la necessità di punire i responsabili, Contemporaneamente, però, ha accusato l'Occidente di aver puntato il dito contro Assad per partito preso, senza aver condotto un'investigazione imparziale. Anche di fronte a tale sollecitazione, Frau Merkel si è dimostrata piuttosto scettica.

L'ombra di Putin in Europa
Le divergenze tra Merkel e Putin, però, vanno al di là di queste due crisi. Serpeggiavano, di fatto, fin da subito in quel prudente e distaccato rapporto che si instaurò, ormai 11 anni fa, tra i due leader più longevi del Continente. Oggi, ancor di più, l'Europa si trova in un momento delicato, delicatissimo, con le elezioni francesi, tedesche, forse italiane che si avvicinano e partiti populisti ed euroscettici sempre più forti che spesso strizzano l'occhio alla Russia. Merkel sa bene che l'ombra di Putin è sempre più ingombrante nel «suo» Continente, tanto che c'è chi imputa al Cremlino, anche in Germania, di voler influenzare l'esito del voto. Il leader russo ha respinto con forza le accuse, sottolineando che Mosca non interferisce con i processi elettorali di altri Paesi, ma è semmai vittima di simili tentativi da parte dell'Occidente. Ma è innegabile che, agli occhi di Frau Merkel, Putin resta, a torto o a ragione, un rivale lontano ma temibile.

Un rapporto fatto di diffidenza
Dall'altro lato, il leader del Cremlino non ha mai apprezzato il ruolo che la Germania ha avuto nell'imposizione delle sanzioni contro Mosca. Anzi: secondo Vladislav Belov, capo del Centro Studi tedeschi all'Istituto Europeo di Mosca, Putin l'avrebbe vissuto come un personale affronto da parte della Merkel. Tra i due leader, in effetti, c'è un rapporto particolare, da sempre segnato da una malcelata diffidenza. Nel 2007, durante l'incontro tra la Cancelliera e il capo del Cremlino sul mar Nero, quest'ultimo lasciò che il suo labrador si avvicinasse alla sua ospite, nonostante fosse stato allertato del suo timore per i cani. Nello stesso anno, in occasione di una conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera ospitata da Angela Merkel, Putin pronunciò un discorso poi passato alla storia riguardo il ruolo dell'Occidente e la dominazione politica americana degli affari internazionali.

Il punto di rottura
L'anno successivo, durante una riunione della Nato in Romania, Merkel si oppose al progetto di Bush di cominciare il processo che avrebbe portato Ucraina e Georgia a diventare membri dell'Alleanza. Ma per consentire alla Casa Bianca di salvare la faccia, la Cancelliera fece redigere un comunicato in cui si lasciava aperta la possibilità che i due Paesi ex-sovietici entrassero, un giorno, nella Nato. Una mossa che Putin non apprezzò più di tanto, perché capì che il processo di allargamento della Nato entro i confini dell'ex Urss era solo rimandato. Quattro mesi più tardi, come prevedibile, sarebbe scoppiata la crisi georgiana; quindi, nel 2014, quella ucraina. Proprio l'Ucraina segnò, tra Merkel e Putin, il punto di rottura. Una ferita che difficilmente potrà mai rimarginarsi.