Un primo bilancio

I primi 100 giorni di Donald Trump tra prove di forza al di lą delle attese

Dagli inizi burrascosi dovuti alle accuse di un legame con la Russia, al giro di vite sull'immigrazione, fino alle prove di forza in Siria, in Afghanistan e contro Pyongyang

Il presidente Usa Donald Trump.
Il presidente Usa Donald Trump. (EPA/JIM LO SCALZO)

NEW YORK - Sono già cento giorni da quando il tycoon newyorchese Donald J. Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, e tante cose sono accadute. Alcune aspettative sono state mantenute; altre, invece disattese. Di certo, il fil rouge che ha guidato fin qui l'operato del 45esimo Presidente è stata la volontà di marcare la differenza con il proprio predecessore, spesso accusato di eccessiva incertezza. Trump, al contrario, di incertezze ne ha dimostrate poche. Giusto nei rapporti con la Russia qualcosa, rispetto a ciò che aveva proclamato in campagna elettorale, sembra essere andato storto: l'intenzione di favorire il «disgelo», infatti, per il momento sembra solo un ricordo.

La promessa non mantenuta: più dialogo con Mosca
Del resto, che la sfida sarebbe stata difficile lo si era capito fin da subito, a causa della tenacia degli apparati e dell'establishment (anche repubblicano), che da sempre non vede di buon occhio un riavvicinamento con Mosca. In effetti, le prime settimane della presidenza Trump sono state segnate da scandali, dossier bollenti, accuse, indagini annunciate, che al centro avevano proprio i presunti rapporti del tycoon con il «grande nemico». Trump, però, ha saputo spostare l'attenzione: e con le bombe sganciate in Siria e in Afghanistan e le dure minacce alla Corea del Nord, sembra aver (per il momento) placato gli animi. Ma ecco, di seguito, le date salienti di questi primi 100 giorni di Trump presidente.

20-21 gennaio
Con il discorso d'inaugurazione, Trump spiega i suoi obiettivi: mettere «prima l'America», rivitalizzare l'economia e modificare i rapporti con gli altri Paesi. Il giorno dopo, centinaia di migliaia di persone manifestano contro Trump, partecipando alle «Marce delle donne» organizzate in tutti gli Stati Uniti. Evidente, già nel primo weekend, la contrapposizione tra le due Americhe.

25 gennaio
La vittoria di Trump spinge al rialzo gli indici a Wall Street: il Dow Jones Industrial Average supera per la prima volta i 20.000 punti, grazie all'ottimismo generato dalle promesse di Trump di tagliare le tasse, ridurre le regolamentazioni e investire nelle infrastrutture. L'indice di Gallup sulla fiducia degli americani sull'economia raggiunge un livello mai toccato prima in nove anni.

25 gennaio
Trump firma l'ordine esecutivo per la costruzione del muro (o sarebbe meglio dire per il completamento del muro) al confine con il Messico. Inizia una lunga polemica con le autorità messicane, a cui Trump vorrebbe far pagare la costruzione delle barriere.

3 febbraio
Un giudice federale di Seattle blocca l'ordine esecutivo con cui Trump vorrebbe impedire temporaneamente l'ingresso nel Paese ai rifugiati e ai cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana (Iran, Iraq, Siria, Sudan, Libia, Somalia e Yemen).

7 febbraio
Per la prima volta, il vicepresidente degli Stati Uniti vota in Senato per consentire la conferma della nomina di un ministro. In questo caso, la segretaria all'Istruzione, Betsy DeVos, deve ringraziare Mike Pence.

13 febbraio
Il consigliere per la Sicurezza nazionale, Mike Pence, si dimette per aver mentito sulle sue conversazioni con l'ambasciatore russo negli Stati Uniti. A Washington, le commissioni del Congresso cominciano a indagare sul possibile ruolo della Russia in campagna elettorale.

28 febbraio
Trump pronuncia il suo primo discorso al Congresso. Si nota un cambiamento, con Trump meno aggressivo, più propenso al dialogo e ottimista. Segue un canovaccio, rinuncia all'improvvisazione: chiede collaborazione sulla sanità, la riforma fiscale, le infrastrutture.

6 marzo
Trump presenta un nuovo ordine esecutivo per vietare temporaneamente l'ingresso ai rifugiati e ai cittadini di sei Paesi a maggioranza musulmana, decidendo di eliminare dalla 'lista nera' l'Iraq, alleato degli Stati Uniti. Anche questo ordine è bloccato in tribunale.

17 marzo
Trump esprime sostegno alla Nato dopo l'incontro con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, aggiungendo però che molti alleati «devono un sacco di soldi» per la difesa comune. L'approccio alla politica estera del presidente si dimostra diretto, in parte contraddittorio e di difficile lettura per alleati e avversari.

20 marzo
Il direttore dell'Fbi, James Comey, afferma peer la prima volta che l'agenzia sta indagando sulla possibilità che ci sia stato un «coordinamento» in campagna elettorale tra lo staff di Trump e il Cremlino per influenzare l'esito del voto.

24 marzo
Primo importante sforzo legislativo, prima sconfitta: i repubblicani devono ritirare la proposta di legge per riformare la sanità, priva dei voti necessari. A nulla servono gli sforzi del presidente della Camera, Paul Ryan, per unire il partito: tra i dissidenti, per motivi diversi, moderati e ultraconservatori.

5 aprile
Lo stratega di Trump, Steve Bannon, è rimosso dal Consiglio di sicurezza nazionale. Secondo molti, si tratta di una normale evoluzione sotto il nuovo consigliere, il generale H. R. McMaster, ma per altri è il primo segnale del cambiamento nelle dinamiche di potere interne alla Casa Bianca, dove Bannon era inizialmente l'uomo più importante e più ascoltato da Trump.

6 aprile
I senatori repubblicano forzano la mano e cancellano l'ostruzionismo in Aula per consentire la conferma della nomina del giudice Neil Gorsuch alla Corte Suprema. Una forzatura che permette a Trump di registrare la prima vittoria importante, che garantisce ai repubblicani il controllo del massimo tribunale statunitense, dopo la morte del giudice Antonin Scalia.

7 aprile
Gli Stati Uniti lanciano 59 missili da crociera Tomahawk contro una base aerea siriana, dopo un attacco con armi chimiche contro la popolazione, di cui è accusato il presidente Bashar al-Assad. Nel giro di pochi giorni, l'amministrazione statunitense stravolge la propria posizione nei confronti del presidente siriano, irritando la base ultraconservatrice, che non accetta l'interventismo di Trump.

11 aprile
Salgono le tensioni con la Corea del Nord, che secondo Trump «cerca guai». Il presidente ripete: «Se la Cina decidesse di aiutarci, sarebbe fantastico. Altrimenti, risolveremo il problema senza di loro».

13 aprile
Gli Stati Uniti lanciano per la prima volta la GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast (MOAB), la «Madre di tutte le bombe», una delle più potenti bombe presenti nel loro arsenale, contro un bunker dell'Isis in Afghanistan. Il lancio della bomba fa parte di una campagna contro l'Isis nella regione resa più intensa dalla nuova amministrazione.

14 aprile
Fonti dell'amministrazione fanno sapere che gli Stati Uniti sarebbero pronti a effettuare un raid preventivo in Corea del Nord, se Pyongyang decidesse di lanciare il suo sesto test nucleare.

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25 aprile
Trump ribadisce che il muro al confine con il Messico si farà, ma per evitare lo shutdown, ovvero la paralisi delle attività non essenziali dell'amministrazione, non inserisce i fondi per la sua costruzione nel bilancio 2017.

26 aprile
Trump presenta il suo ambizioso piano per tagliare le tasse, che comprende una riduzione dell'aliquota per le aziende dal 35 al 15 per cento. Un piano «senza precedenti» nella storia degli Stati Uniti, che però non avrà vita facile in Congresso, dove è attesa l'opposizione dei democratici e sarà praticamente necessario l'appoggio unanime dei repubblicani, non scontato.

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27 aprile
Trump afferma nuovamente che gli Stati Uniti usciranno dal Nafta, l'accordo di libero scambio con Canada e Messico, se non otterranno un «accordo equo» durante le negoziazioni per modificare l'intesa. «Le relazioni sono buone, l'accordo è molto possibile» ha comunque specificato Trump. I tre Paesi, secondo la Casa Bianca, rinegozieranno «rapidamente» l'accordo commerciale.