10 dicembre 2019
Aggiornato 14:00

Crolla il mito economico tedesco? La Germania non vuole più la Merkel e la sua ideologia?

Martin Schulz, un anonimo candidato social democratico, pare lanciato verso la vittoria. Perché accade questo nel paese più bello e felice del mondo?

BERLINO - La prima domanda che si pone è semplice: perché i tedeschi, come pare, potrebbero mandare a casa la Merkel? Nel paese dell’utopia realizzata, dove tutti sono allegri, grassi, globalizzati e felici, come mai il candidato socialdemocratico, Martin Schulz, risulta in testa nei sondaggi? Di più: pare, dicono gli analisti, che tale preferenza sia dovuta proprio alle condizioni sociali, ed economiche, del paese: qualcosa di molto differente da quanto viene raccontato dalla propaganda a reti europee unificate. Forse, dietro l’ascesa di questo oscuro politico dal passato burrascoso, si cela una falsa narrazione della Germania solida e florida di Angela Merkel?

Punto numero uno: chi è Martin Schulz?
In Italia lo ricordiamo per l scontro con Silvio Berlusconi, che gli diede del kapò. Una battutaccia, un vero colpo di fortuna che portò fuori dall'anonimia un grigio burocrate tedesco. Fece il libraio nei primi anni settanta, dopo di che si dedicò con successo alla carriera politica. Uno di quei personaggi che conseguono cariche su cariche in virtù della loro insipienza. E' stato presidente del parlamento europeo. Di lui si sono occupati recentemente i media, spaventati dalla sua ascesa. Viene descritto come un gattopardo della politica, portatore di una spregiudicata doppia morale.

La Germania vuole cambiare?
Il sistema economico - sociale tedesco, nella sua ultima formulazione denominato Harz IV, prevede forte flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, unito ad un sistema previdenziale ben strutturato. Questo ha permesso la svalutazione del costo del lavoro, che sommata alla svalutazione dell’Euro «tedesco», ha portato alla creazione di un enorme export, come provato dal surplus commerciale fuori scala che la Germania incassa anno dopo anno. Come noto tale sistema ha cannibalizzato gli altri paesi manifatturieri dell’Unione Europea che, per mille ragioni, non sono riusciti a competere con il gigante teutonico. Nonostante il benessere ed i successi macro economici, almeno questo è quanto viene raccontato, evidenti incrinature stanno mettendo in difficoltà le vite dei tedeschi. Un sistema dove dal primo giorno di lavoro all’ultimo di pensione si può essere cacciati via senza una ragione, pare non sia più tollerato dall’elettorato tedesco. A cui, se sono veri i sondaggi, poco importa che vi sia lo stato sociale a coprire la bulimica ricerca di profitto del capitale, legittimato a licenziare quando gli pare. Se, come pare, è questa la crepa che sta per affondare la corazzata della Merkel, siamo di fronte al «crollo» di un’ideologia ormai decennale. La volle Schroeder, ovviamente un socialdemocratico, che teorizzò il ruolo dello Stato quale ammortizzatore sociale all’interno paradigma liberista. I tedeschi, par di capire, preferirebbero meno ultra competitività, e benessere, in cambio di maggiore sicurezza.Questa è l’unica differenza tra Angela Merkel e Martin Schulz: mitigare l’impatto del precariato, regolamentare i contratti che prevedono ultra flessibilità. A questo si aggiunga una nuova normativa giuslavorista volta a favorire la presenza dei sindacati all’interno dei consigli di amministrazione delle aziende. Non è poco, ovviamente. Per il resto i due sono identici: euristi convinti, atlantisti ma contrari alla neo amministrazione Trump, favorevoli alle migrazioni di massa, anti statalisti.

Sondaggi
L’ondata di scandali per le spese folli che doveva travolgere il candidato socialdemocratico non ha minimamente intaccato la sua popolarità. Secondo il «Politbarometer» dell'emittente pubblica Zdf il 49% lo vuole cancelliere, contro il 38% che gli preferisce Angela Merkel. Lo Spd, il partito di Martin Schulz, sarebbe invece distaccato di quattro punti dalla Cdu, l’organizzazione politica in cui milita Angela Merkel.