29 giugno 2022
Aggiornato 00:00
Presidente Usa arrabbiato per il patto sui migranti fatto da Obama

Immigrazione, è scontro aperto tra Donald Trump e il premier australiano

Il presidente Donald Trump è stato protagonista di un duro scontro telefonico con il premier australiano a causa di un patto sui migranti stretto dall'amministrazione Obama

WASHINGTON - Dopo il «muslim ban», che ha già scatenato polemiche in tutto il mondo, il pugno duro sull'immigrazione mostrato da Donald Trump torna a far parlare i giornali di tutto il mondo. Questa volta, nel mirino del tycoon c'è l'Australia, e in particolare quello «stupido accordo» che ha stretto con l'amministrazione Obama e che prevede l'accoglienza dei 1.600 migranti «parcheggiati» nei campi dell'isola di Manus e Nauro.

Il 'battibecco' tra Trump e Turnbull
E che al nuovo Presidente quell'accordo, firmato lo scorso novembre, non sarebbe andato giù era ampiamente intuibile, viste le sue esplicite posizioni in materia di immigrazione. A ipnotizzare la stampa è stato il battibecco (per usare un eufemismo) telefonico intercorso tra Trump e il premier australiano Malcolm Turnbull, al quale, secondo quanto si riporta dai media, il tycoon avrebbe addirittura riattaccato la cornetta in faccia. Il presidente degli Usa, secondo il Washington Post, ha criticato duramente il patto e poi interrotto «bruscamente» il colloquio. Di quattro conversazioni telefoniche avute, ieri, è il commento del Post, «quella è stata di gran lunga la peggiore».

E ora?
Turnbull, però, non si è lasciato intimorire. Dopo la telefonata con Trump, ha detto che l'accordo sarà onorato. Di tutt'altro avviso Trump, che su Twitter, intorno a mezzanotte, ha scritto: "Ci credete? L'amministrazione Obama ha acconsentito a prendere migliaia di immigrati illegali dall'Australia. Perché? Studierò questo stupido accordo».

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Il pugno duro australiano sull'immigrazione
La politica australiana sull'immigrazione è particolarmente controversa, e spesso è stata oggetto delle critiche delle ong. Canberra invia infatti i migranti nei centri presenti sulle isole di Manus e Nauru, in attesa di una risposta sulla loro richiesta di asilo. In particolare, aveva fatto particolare scalpore  l’operazione «Sovereign borders», lanciata nel settembre 2013 con il pieno sostegno dell’opinione pubblica, con l’esplicito scopo di respingere o deportare i migranti che tentano di entrare illegalmente via mare. L’operazione è stata accompagnata da «No way», una campagna informativa di cui si è parlato molto. Il titolo della campagna significa sostanzialmente «scordatevelo»«non c’è modo di stabilirsi in Australia arrivando illegalmente via mare». L'attuale premier ha inoltre di recente annunciato un'ulteriore stretta sull'immigrazione, annunciando una proposta di legge che neghi a vita il visto a chiunque abbia tentato o tenti di entrare nel paese illegalmente, via mare.