31 maggio 2020
Aggiornato 19:00
Presidente del Consiglio europeo dopo incontro con premier libico

Immigrazione, Tusk: chiudere la rotta Libia-Italia, flusso non più sostenibile

Il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, dopo incontro con il premier libico Fayez Al Serraj, ha sottolineato la necessità di chiudere la rotta migratoria che collega la Libia dall'Italia

BRUXELLES - Donald Tusk non usa giri di parole. E torna a parlare di Libia e immigrazione, a poche settimane di distanza da quando il ministro dell'Interno Marco Minniti è stato a Tripoli per cercare un accordo con il governo di Serraj per bloccare il flusso migratorio. Un flusso che, ha detto Tusk al termine del suo incontro a Bruxelles con il Primo ministro libico, «Non è sostenibile»

L'Ue sa chiudere le rotte dell'immigrazione illegale
Domani, al vertice informale dei capi di Stato e di governo dell'Ue a Malta, «proporremo misure operative per rafforzare il nostro lavoro e gestire meglio le rotte migratorie. L'Europa ha dimostrato di essere in grado di chiudere le rotte dell'immigrazione illegale, come ha fatto nel Mediterraneo Orientale. Abbiamo discusso di questo esempio: ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all'Italia», ha aggiunto Tusk.

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Un obiettivo alla nostra portata
«Ne ho parlato a lungo con il primo ministro italiano Paolo Gentiloni», ha riferito il presidente del Consiglio europeo, osservando che si tratta di un obiettivo «alla nostra portata». Ma, ha concluso, «quello di cui abbiamo bisogno è la piena determinazione a farlo».

Rimpatri
Solo pochi giorni fa, il Commissario europeo per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, Dimitris Avramopoulos ha definito «determinante» che l'Italia «rafforzi la politica dei rimpatri», perchè «dobbiamo mandare un messaggi agli irregolari, che non possono abusare del sistema di accoglienza europeo». In un'audizione in parlamento, Avramopoulos ha anche sollecitato l'adozione di «misure che portino a evitare che gli irregolari si rendano irreperibili e compiano movimenti secondari dentro e fuori il territorio italiano».

Accrescere l'integrazione
L'Italia deve anche "rafforzare la salvaguardia dei più vulnerabili e accrescere l'integrazione», ha aggiunto il Commissario, precisando che dei 40 milioni di euro di assistenza di emergenza forniti di recente dall'Ue alle autorità italiane per «sopperire alle crescenti esigenti per i maggiori flussi, 2,5 milioni sono stati destinati all'assistenza psico-sociale e alla mediazione culturale, soprattutto per i minori accompagnati». Complessivamente, «dal 2015 l'Ue ha fornito quasi 63 milioni di euro all'Italia», ha precisato. 

L'appello all'Ue
Il Commissario ha poi invitato l'Ue a fare di più. «La risposta dell'Italia alla crisi migratoria non può che essere definitiva ammirevole, ma Italia e Ue devono aumentare gli sforzi e trovare nuove soluzioni» per gestire tale fenomeno. L'Italia, da anni in prima linea nella crisi migratoria, ha svolto un «ruolo encomiabile», ma nessun Paese può essere lasciato solo a gestire tale fenomeno ed è «essenziale rafforzare la cooperazione tra Italia e Unione europea», ha proseguito il commissario.

Lavorare insieme
Avramopoulos ha sottolineato che «tutti gli Stati membri devono lavorare insieme, ma perchè l'aiuto sia efficace abbiamo bisogno di più Europa per proteggere le frontiere esterne, per far funzionare il sistema di asilo, per smantellare e perseguire trafficanti e scafisti e migliorare capacità di rimpatrio». Per quanto riguarda la riforma del sistema di Dublino che regola il diritto di asilo in Europa, il commissario ha auspicato che venga adottata sotto la presidenza di turno maltese. Riferendo ai parlamentari sul programma di ricollocamento dei migranti, il commissario ha ribadito che «bisogna accelerare» tale processo, precisando che sono 2.735 i migranti ricollocati finora dall'Italia, di cui 764 solo a dicembre, «ma nessuno di loro era minore non accompagnato». «Stiamo chiedendo di arrivare ad almeno 1.000 richiedenti al mese ricolllocati che provengono dall'Italia», ha aggiunto.

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