26 giugno 2017
Aggiornato 16:00
La marina russa potrebbe avere due basi navali in Libia

Libia a una passo dalla guerra civile. La guerra Usa-Russia apre un nuove fronte?

Il governo di Al Serraj è a un passo dal baratro. Avanza il generale Haftar, sostenuto da Hollande e Putin. Il ruolo dell'Italia sempre più marginale

Guerra in Libia
Guerra in Libia (Shutterstock.com)

TRIPOLI - Chi sarà il prossimo rais libico? Chi controllerà le coste e i flussi migratori? La Libia sarà la prossima Siria? Ovvero un paese dove si combatte per procura la nuova guerra tra Usa e Russia. Sono passati cinque anni dalla «deposizione» del colonnello Gheddafi e la situazione sul campo pare ancora fuori controllo. Anzi, l’ipotesi che sulle coste libiche, qualora fossero pacificate, sorgano dei campi di raccolta di migranti controllati da diversi soggetti, libici ed internazionali, ha fatto pensare che le lancette della storia fossero tornate indietro. Si tratta infatti della stessa ipotesi che concordata, e messa in pratica, dal governo di Silvio Berlusconi. Poi la storia ha preso una via diversa, fortemente voluta da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Era il tempo delle primavere arabe, Gheddafi risultò superfluo: dopo di lui il caos, signori della guerra locali e l’Isis.

Al Serraj sempre più debole
L’equilibrio politico e militare appare sempre più fragile, e la pedina che l’occidente riconosce come propria è debole. A Tripoli c’è stato un tentativo di colpo di stato, anche se nessuno lo ammette. L’ex premier libico Khelif al Ghwell, che vive comodamente in un albergo della città, ha mandato i suoi miliziani ad occupare tre ministeri per qualche ora: poi è stato ricacciato. Una dimostrazione di forza, soprattutto verso l’Italia, dato che Ghwell ha avuto parole molto minacciose. Antiche retoriche che si credevano sepolte sono state pronunciate: il nostro paese è stato accusato di «colonialismo» e «invasione». E una forte prosopopea anti italiana cresce, accomunando i signori della guerra locali. Gli uomini di Kehlif al Ghwell, dopo essersi ritirati a Sirte e nei territori a sud di Tripoli, hanno chiaramente minacciato un attacco verso Serraj. Il quale sperava nel sostegno britannico e statunitense, ovvero coloro che l’hanno piazzato a Tripoli, ma senza successo. La transizione di potere in corso a Washington potrebbe aver fuorviato l’attenzione di Donald Trump dalla guerra libica: ma, con ogni probabilità, il neo presidente repubblicano seguirà la strategia siriana anche in Libia. Un lento ripiego, come già annunciato durante la campagna elettorale.

Il generale Haftar
Tra i molti sospetti che circondano questo militare di settanta anni, cresciuto alla scuola di guerra sovietica, ve n’è uno che ci interessa da vicino: potrebbe essere lui ad organizzare il continuo rifornimento di gommoni che poi vengono portati, non si sa attraverso quali vie, nel porto di Tripoli. Sostenuto dalla Francia pubblicamente, ieri il presidente Hollande ha fatto detto che Haftar deve essere l'interlocutore di Al Serraj, da tempo ha preso possesso delle risorse petrolifere libiche: tra cui alcuni pozzi dove l’Eni da decenni investe. Recentemente ha incassato anche il sostegno di Valdimir Putin, che ambisce ad avere una base navale (Tobruk o Bengasi) sulle coste libiche. Questo nel caso in cui il generale riesca a sbaragliare le forze governative di Al Serraj: evento probabile nel caso in cui Stati Uniti e Gran Bretagna non soccorrano militarmente il loro uomo. Haftar ha ampio sostegno da parte dei militari del regime di Gheddafi. La sua «vittoria» metterebbe in seria difficoltà le relazioni diplomatiche con l’Italia. Investimenti economici e lotta alla migrazione clandestina dovrebbero essere rinegoziati da un’evidente posizione di debolezza. Solo pochi giorni fa il generale Haftar ha invitato il governo italiano a rivedere il sostegno dato ad Al Serraj, ottenendo in cambio un imbarazzato silenzio.

Il ruolo dell’Italia
Buona parte dei flussi migratori passano attraverso la Libia: da sempre questa è una condizione oggetto di trattativa "mercantile». In cambio di investimenti economici, il colonnello Gheddafi offrì ampia collaborazione. Caduto il regime tutti i soggetti presenti sul campo hanno compreso l’efficacia di tale ricatto. Oggi l’Italia si trova isolata: seguendo «ordini» provenienti da Londra e Washington ha dovuto sostenere il governo di Al Serraj, unico legittimato dall’Onu, ma prossimo alla caduta militare e politica. Senza un accordo con il generale Haftar, e quindi l’abbandono di Al Serraj, aumenteranno le partenze dalle coste italiane. Ma questo non coincide con i desideri di Washington, che vede cime una minaccia strategica la presenza di navi da guerra russe a un passo dalle coste italiane.