22 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Socialisti azzerati

Au revoir, Hollande: se ne va il presidente che ha portato in Francia precariato e povertà

Travolto dai sondaggi che lo danno come il presidente più impopolare del dopoguerra, Hollande si ritira e spiana la via al candidato repubblicano

Il presidente francese François Hollande
Il presidente francese François Hollande Shutterstock

PARIGI - "Lancio un appello ai progressisti, che devono unirsi. Non voglio che la Francia sia esposta ad avventure che siano pericolose per la sua coesione e il suo equilibrio sociale». Così il presidente francese, François Hollande, nel discorso con cui ha annunciato che non si ricandiderà alle presidenziali della primavera 2017. Facendo riferimento alla "estrema destra" di Marine Le Pen, Hollande ha detto che "il più grande pericolo è il protezionismo, la chiusura" e ha aggiunto che "sarebbe un disastro per i lavoratori francesi». Niente meno.

Rivendica il suo suicidio politico perché non c'è alternativa
La tragica vicenda politica, e umana, del presidente francese si chiude nel più mesto dei modi. Rivendica fino in fondo la globalizzazione economica che ha trasformato l'Europa in un mercato senza regole, cieco di fronte all’impoverimento della classe media del suo Paese. Hollande, con quella faccia da fumetto che lo rende incredibile anche nelle condizioni più drammatiche, rappresenta la rivendicazione della resa ideologica della sinistra al neoliberismo: sudditanza che giunge all’estremo sacrificio politico. Hollande ricendica il proprio suicidio politico dato che non c'è alternativa al sistema. Anzi, l'alternativa "mette in pericolo la coesione e l'equilibrio sociale della Francia».

"Fillon mette a rischio il nostro modello sociale"
Hollande si arrende, incolpa Marine Le Pen di colpe future, e regala il paese alla destra liberista di Fillon, recente trionfatore nel ballottaggio organizzato dai Repubblicani. "La destra ha appena scelto il suo candidato. Rispetto la persona e il percorso di Fillon, ma penso che il suo sistema metta in discussione il nostro modello sociale, senza beneficio per la nostra economia e con il rischio di un aggravamento delle diseguaglianze». È appunto per battere la destra e l'estrema destra che Hollande annuncia che intende farsi da parte, ma fa appello all'unità della sinistra. "Viva la Repubblica e viva la Francia", è stata la conclusione del suo breve intervento.

Disastro francese
Hollande esce di scena un attimo prima dell’umiliazione elettorale. Eletto nel 2012 sull’onda di un campagna elettorale nettamente anti austerità, si è accodato all’egemonia culturale tedesca che pone al primo posto il dogma del taglio della spesa pubblica. La Francia, la cui economia ha prosperato grazie all'intervento dello Stato un po' in tutti i campi, sfora ancora il rapporto debito pubblico-Pil, giungerà al 4,2% nel 2017, ma il governo Hollande non ha esitato a barattare questo risultato con una grave svalutazione del mercato del lavoro attraverso flessibilità e migrazioni di massa volte a creare un esercito di riserva. Un meccanismo consolidato, noto, che ha portato sulla stesso piano Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Francia. La quale per può far pesare il suo peso militare, condizione ben sfruttata se si pensa alla guerra che sta portando avanti in Libia dove sostiene il generale ribelle Haftar. Stagnazione, disoccupazione, povertà, polarizzazione sociale e precariato: questi sono i risultati del socialista Hollande. Senza dimenticare il vortice del terrorismo islamico in cui è caduto il paese, entrato nel mirino ei jihadisti. Nel gennaio del 2016 disse: «"Di fronte al disordine mondiale, di fronte a una congiuntura economica incerta e a una disoccupazione persistente, c’è anche uno stato d’emergenza economico e sociale da proclamare». Ma non sono seguite mosse di rottura in tal senso.

Presidenziali del 2017: tutti contro Marine Le Pen
Alle presidenziali francesi quindi correranno due esponenti di destra. Il primo, espressione dei repubblicani, vede come prospettiva il graduale scioglimento dello Stato e dei suoi servizi pubblici. Licenziamenti di massa, privatizzazioni, e piena liberalizzazione del mercato del lavoro. La seconda, Marine Le Pen, espressione della destra sociale, che pone al primo posto la radicale rivisitazione delle norme europee basate sull’austerità, nonché l’uscita dal sistema monetario unico come estrema ratio. II candidato socialista sarà Manuel Valls, ovvero un Matteo Renzi francese. Come da cultura ormai consolidata i socialisti pongono al centro dl loro programma il liberismo economico e l’austerità di bilancio. Valls dice le stesse cose di Fillon, anzi le ha già messe in pratica portando il paese ai tumulti della scorsa primavera, ma con più classe e bon ton.

Valls e Fillon, diversi ma ugualmente espressione dell’ideologia monetarista
Valls e Fillon quindi si equivalgono, il secondo le spara più grosse per differenziarsi, ma sono entrambi espressione dell’ideologia monetarista. Entrambi puntano sull'appoggio dei poteri finanziari e mediatici, perché la classe media impoverita, nonché la classe operaia, sono ormai un feudo del Front National. Valls e Fillon fanno apparire le proposte economiche della Le Pen, estremamente cauta anche sul tema delle 35 ore, moderate: il loro mito rimane la competitività sui mercati globali da ottenere con la svalutazione del costo del lavoro: il processo che con grande successo sta seguendo l’Italia da molti anni, quindi.