19 aprile 2019
Aggiornato 06:30
Per il leader della Lega sulle sanzioni da Renzi solo parole

Salvini a Mosca: qui, se Renzi va a casa, nessuno piangerà

Il leader della Lega Matteo Salvini, a Mosca per un incontro alla Duma con alcuni esponenti del partito di Putin, ha parlato di referendum costituzionale e rapporti con la Russia

MOSCA - «Non faccio nomi e cognomi, però se Matteo Renzi va a casa non penso che ci sia nessuno che pianga da queste parti». Lo ha dichiarato il leader del Carroccio Matteo Salvini alla stampa italiana sulla Piazza Rossa, a Mosca, dopo un incontro alla Duma con alcuni esponenti del partito di Putin, Russia Unita. «Qua le persone di alto livello che abbiamo incontrato e che stiamo incontrando non sono assolutamente preoccupate da un'eventuale caduta del governo Renzi».

Renzi sulle sanzioni? Solo parole
Salvini ha dichiarato inoltre che Renzi sulle sanzioni «ha fatto solo parole», come anche Federica «Mogherini», e questo secondo il leader del Carroccio a Mosca non sarebbe piaciuto. «Arrestato per il Milan!», ha scherzato il leader della Lega sulla Piazza Rossa, dopo aver srotolato prima uno striscione per il «no» al referendum di dicembre con la scritta «Renzi a casa» e poi la maglia del Milan. «Questo per mio figlio», ha dichiarato. Verso di lui si sono avvicinati alcuni agenti della polizia russa, di ronda nel punto più sensibile della capitale. La legge russa vieta di esporre striscioni con slogan politici senza previa autorizzazione e così la polizia ha chiesto spiegazioni a uno dei membri della delegazione leghista, l'imprenditore italiano, che lavora in Russia, Bruno Giancotti.

Anche Lenin voterebbe no
Salvini aveva poco prima incontrato alcuni deputati alla Duma, la Camera bassa del parlamento russo, e si è poi subito diretto in Piazza Rossa per le foto di rito. A chi, tra i suoi collaboratori, gli suggeriva di non far entrare nell'inquadratura il mausoleo di Lenin, che si trova proprio sotto le mura del Cremlino, il leader del Carroccio ha risposto: «Anche Lenin voterebbe No».

Con il No, subito al voto
Se vince il No, al voto a prescindere dalla legge elettorale. Questo il messaggio di Salvini da Mosca. In caso di vittoria del No, «a prescindere da quale sia la legge elettorale di mia preferenza - ha dichiarato in conferenza stampa a Ria Novosti - la Lega vorrà che gli italiani possano esprimersi e votare il prima possibile. Non siamo disponibili a sostenere il governo di due, quattro, cinque mesi perché la storia insegna che poi si rischia di trascinarsi per un anno mezzo. Certo - ha quindi aggiunto Salvini - Renzi ha giocato con il futuro dell'Italia: è tutto appeso a questo referendum, il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena, la legge elettorale, la manovra di stabilità. Ha messo 60 milioni di italiani in condizioni difficili e a maggior ragione noi vorremo votare il prima possibile con qualunque legge elettorale».

La Russia appoggia il No?
La Russia appoggia il no al referendum italiano per le riforme? «Ma va'. La stampa teoricamente ha raccontato che Putin avrebbe truccato le elezioni americane, gli hacker russi, Trump. Ma va'. L'interesse della Russia è quello di avere rapporti normali con il resto del mondo. Rapporti normali non ci sono in questo momento. Un parlamentare che ho incontrato qua, (Sergey) Zhelezniak, che ho invitato a Milano mi ha risposto: molto volentieri, quando verrò tolto dalla lista nera dei sanzionati. Ma ti pare normale?».

Sanzioni
Sergey Zhelezniak è il vice presidente della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento russo e membro del Comitato della Duma di Stato sulla politica dell'informazione, Information Technology e delle comunicazioni. Il 20 marzo 2014 il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato un decreto, in base al quale è possibile imporre sanzioni sui settori chiave dell'economia russa a causa della «violazione della sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina». Il documento è stato allargato con un numero di funzionari russi, soggetti a rifiuto del visto e sanzioni economiche. Nell'elenco espanso, nella lista di uomini d'affari e funzionari dell'Amministrazione presidenziale russa, senatori e deputati compariva anche Sergey Zhelezniak. Tre giorni prima la stessa misura era stata presa dall'Unione europea, poi da Canada, Australia e Svizzera.