20 febbraio 2020
Aggiornato 11:00
Il contatto tra i due omologhi

La telefonata tra Trump e Putin: l'inizio del nuovo corso sarà in Siria?

Nella loro conversazione telefonica, Donald Trump e Vladimir Putin hanno auspicato un miglioramento nelle relazioni tra i due Paesi. E la Siria potrebbe essere il primo banco di prova

Il nuovo presidente americano Donald Trump.
Il nuovo presidente americano Donald Trump. Shutterstock

WASHINGTON - Dopo il telegramma prontamente inviato da Vladimir Putin a Donald Trump per congratularsi della sua elezione, tra i due è scattata la prima telefonata. Secondo quanto riferito dai media internazionali, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente eletto degli Stati uniti Donald Trump hanno avuto oggi una conversazione telefonica, in cui, tra le altre cose, hanno discusso di lotta al terrorismo internazionale e della guerra in Siria. Il capo del Cremlino si è inoltre congratulato con l'omologo statunitense per la sua elezione.

Migliorare i rapporti
I due leader hanno deciso di proseguire i loro contatti, non escludendo la possibilità di incontrarsi personalmente. Il Presidente russo si è detto pronto a instaurare un dialogo con la nuova amministrazione «sui principi di uguaglianza, rispetto reciproco e non interferenza nei rispettivi affari interni», ha sottolineato il Cremlino. Ma soprattutto, i due hanno espresso la volontà di migliorare la relazioni tra i rispettivi Paesi, relazioni al momento definite da entrambi «non soddisfacenti». Si tratta, insomma, di un evidente cambio di passo, perlomeno a parole, rispetto alla linea tenuta dalla precedente amministrazione. Anche perché, mentre Trump era impegnato a conversare con Putin, il presidente uscente Barack Obama rassicurava gli alleati europei sul fatto che la tenuta dell'Alleanza Atlantica starà a cuore anche al Presidente eletto (LEGGI ANCHE «Trump, il Presidente del disgelo con Putin»). 

Cambio di rotta, a partire dalla Siria
E' finita, insomma, la «nuova guerra fredda»? Solo il tempo lo chiarirà. Di certo, ciò che per ora si profila all'orizzonte è un deciso cambiamento di rotta della politica estera americana. Almeno stando a quanto dichiarato da Trump nella recente intervista rilasciata alla Cbs, in cui ha confermato la linea espressa in campagna elettorale: «Combattere l'Isis e cacciarlo dalla Siria è la mia priorità, e non è quella di cacciare Bashar al-Assad dal potere - ha dichiarato -, perché se la Siria combatte contro l'Isis io devo sbarazzarmi dell'Isis e non combattere Assad. In questo modo si finirebbe con lo scontrarsi con la Russia».

Dal sostegno ai ribelli, alla cooperazione con Assad e la Russia
Trump ha confermato, senza giri di parole, la sua perplessità riguardo alla strategia siriana portata avanti dall'amministrazione Obama: «Ho sempre avuto un parere opposto sulla Siria rispetto a quello di molte persone - ha sottolineato - perchè la Russia è sempre stata allineata sulla questione ed ora c'è anche l'Iran che è diventato potente a causa nostra. Noi abbiamo appoggiato i ribelli contro la Siria senza avere la minima idea di chi sia questa gente». Parole che, insomma, preludono a una nuova collaborazione con Mosca sul campo? Per ora, diversi segnali depongono a favore di questa tesi, non da ultimo la richiesta rivolta dallo staff di Trump all'amministrazione Obama di non prendere più iniziative in politica estera, per il timore di lanciare «messaggi contrastanti».

L'opposizione del Pentagono
Di certo, se quello di cooperare con Mosca in Siria sarà l'intento di Trump, il nuovo presidente Usa potrebbe trovare sulla sua strada diversi ostacoli. Primo tra tutti il Pentagono, che già a settembre si era fermamente opposto al tentativo di accordo portato avanti da John Kerry e Sergej Lavrov sul conflitto siriano, che è infatti finito molto male (LEGGI ANCHE, «Siria, chi decide (davvero) il corso della politica estera americana»). Uno zoccolo duro dell'intelligence e della difesa americana continua e continuerà verosimilmente a remare contro la ripresa del dialogo con Putin.

La squadra
Molto dipenderà, naturalmente, anche da chi ricoprirà il ruolo di segretario di Stato. In queste ore si ventila il nome di Rudy Giuliani, ex magistrato ed ex sindaco di New York, che ha già dichiarato quale sarebbe la sua priorità in politica estera: la lotta all'Isis (e non, dunque, il rovesciamento di Assad). L'altro candidato è James Woolsey, 75 anni, è repubblicano ma è stato vice-ministro della Marina con Billy Carter e direttore della Cia con Bill Clinton. Rispuntato poi nel ruolo di consigliere per la Sicurezza Nazionale nella campagna elettorale di Donald Trump. Uno che ha sostenuto, in netta controtendenza con la linea tenuta fino ad ora, che contro l’Isis, in Iraq e in Siria, occorre intensificare gli sforzi e, se e dove necessario, inviare truppe sul terreno. La virata dall'era Obama pare insomma sempre più probabile e innegabile: niente più sostegno ai ribelli, primo nemico lo Stato islamico e, soprattutto, basta guerra fredda con la Russia. Pentagono, intelligence e apparati permettendo.