19 giugno 2019
Aggiornato 05:00
Wikileaks pubblica nuovo materiale sulla Clinton

Usa 2016, la stampa è con Hillary. Lei sul New York Times: «Con Trump l'Apocalisse»

Mentre Wikileaks pubblica nuovo materiale sulla Clinton, la stampa Usa continua a schierarsi in massa con lei. Che, sul NYTimes, avverte gli americani: «Sono l'ultima cosa tra voi e l'Apocalisse»

NEW YORK - Che la stampa d'oltreoceano sia in gran parte schierata a favore della candidata democratica Hillary Clinton non è una novità. Donald Trump, si sa, è indigesto a molti, persino tra i repubblicani, specialmente dopo che, con un tempismo perfetto, a poche ore dal dibattito in Tv è spuntato un audio con sue dichiarazioni sessiste e misogine. Di recente, addirittura Foreign Policy, think thank americano tradizionalmente votato all'«indipendenza» e storicamente restio a schierarsi, questa volta ha pubblicato un esplicito endorsement per Hillary. 

80 a zero
Un endorsement che segue di qualche giorno quello, altrettanto clamoroso, di The Atlantic, il terzo di una storia ultracentenaria. Prima della Clinton, The Atlantic aveva sostenuto soltanto Abramo Lincoln nel 1860 e nel 1964 Lyndon Johnson. E se, ad oggi, sono più di 80 i giornali americani che hanno reso pubblico il loro sostegno per la Clinton, a un mese dal voto Donald Trump è a quota zero. Una situazione che non ha precedenti nella storia delle elezioni americane.

Difficile schierarsi per un candidato indigesto all'establishment e ai mercati
Nemmeno i quotidiani conservatori per eccellenza, come il Washington Post e il Wall Street Journal, hanno scelto di appoggiare il candidato repubblicano alla presidenza. Il primo, ad esempio, si è anzi mostrato particolarmente critico nei confronti del magnate e pare aver digerito a fatica la sua vittoria nelle primarie. E' vero: alcune affermazioni di Trump sono talmente controcorrente, politicamente scorrette e persino urtanti che un endorsement a suo favore sarebbe una responsabilità non indifferente da assumersi per una testata accreditata al grande pubblico. Ma le dimensioni della sproporzione - 80 a zero - instillano il dubbio che dietro vi sia qualcosa di più. Difficile, per un giornale americano, schierarsi per un candidato sgradito all'establishment di entrambi i partiti, e che i mercati finanziari temono più della peste (LEGGI ANCHE «Perché la finanza ha paura di Donald Trump»). 

Hillary e l'Apocalisse
Ad ogni modo, in una simile situazione non è difficile, per Hillary, dare risalto alle proprie posizioni e orientare l'opinione pubblica in tal senso. Lo dimostra un lungo articolo pubblicato sul New York Times, eloquentemente intitolato: «Americani attenti, io sono l'unica cosa che resta tra voi e l'Apocalisse». L'Apocalisse, ça va sans dire, è Donald Trump. Che ormai non è più sostenuto neppure da Paul Ryan, pezzo grosso del partito repubblicano e speaker della Camera, e pare sempre più isolato tra gli stessi conservatori.

Le nuove rivelazioni di Wikileaks
Nel frattempo, Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, sembra determinato a mantenere la promessa fatta in occasione del decimo compleanno dell'organizzazione, e sta snocciolando nuove rivelazioni sulla candidata democratica. In particolare, sul sito è stato pubblicato un altro migliaio di e-mail private top secret della casella di posta elettronica di John Podesta, direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton e amico dell’ex segretario di Stato, portando il totale del materiale consultabile a 5.336 messaggi. 

Tra TTIP e Arabia Saudita
Nelle e-mail dirette a e scritte da Podesta, già capo dello staff della presidenza sotto Bill Clinton, è emerso un discorso in cui Hillary Clinton ha ammesso di essere favorevole al libero commercio, e quindi al TTIP, rispetto al quale oggi si dice contraria. Nel 2013 avrebbe poi detto che «in politica bisogna avere una posizione pubblica e una privata», rivelando quindi una certa mancanza di trasparenza. In altre comunicazioni Hilary dimostra di essere al corrente che Arabia Saudita e Qatar finanziano i terroristi, ma commenta anche la vita sessuale del marito Bill, sostenendo che potrebbe danneggiare la sua campagna.

Colpa della Russia (ovviamente)
Ovviamente, la reazione della Clinton alla pubblicazione di questa nuova tranche di messaggi non si è fatta attendere. Così, il numero uno della sua campagna Podesta ha accusato Assange di voler favorire la corsa di Donald Trump alla presidenza, e, come da copione, la Russia di essere dietro l'ultimo attacco hacker al suo account Gmail. Il consigliere politico democratico ha avanzato l'ipotesi che si sia trattato della «loro contromossa per cercare di postare l'attenzione pubblica dalle terribili cose che Trump ha detto in quel video». Podesta ha ammesso di non sapere se sia stata «una decisione di Assange cercare di aiutare Trump o se c'è stato qualche coordinamento», ma quello che per lui è certo è che «è una coincidenza terribilmente curiosa che sia accaduto quando la temperatura dell'acqua si avvicinava all'ebollizione».