10 luglio 2020
Aggiornato 20:30
'Armi al napalm e bombe al cloro: non rinunciamo ad alzare la voce'

Siria, De Mistura: in corso un «conflitto medievale» con armi proibite

L'inviato Onu in Siria Staffan De Mistura ha denunciato che nel Paese è in corso un «conflitto medievale» caratterizzato dall'uso di armi vietate, come bombe al cloro

DAMASCO - In Siria è in corso un «conflitto medievale», con le città sotto assedio, la popolazione priva di acqua, cibo e beni di prima necessità: «una guerra senza regole», una spirale di violenza in cui si innesca l'uso di armi vietate, «armi al napalm, bombe al cloro». Una situazione di estrema gravità che necessita di un intervento in primo luogo «per difendere la gente, il popolo», ha spiegato l'inviato dell'Onu per la Siria, Staffan de Mistura, durante una conferenza a Roma. «Non bisogna mai rinunciare ad alzare la voce e a indicare che una guerra medievale non può continuare per cinque, sei, sette anni. Occorre ricordarsi di quello che la gente in Siria chiede, ovvero stop ai bombardamenti, fornitura di cibo, la possibilità di raggiungere un ospedale».

In mezzo, la popolazione
In questi ultimi giorni stanno confluendo in Siria sempre più milizie del Nord e la situazione rischia di complicarsi ulteriormente. «E' pieno di milizie straniere dall'una e dall'altra parte. Noi abbiamo dovuto semplificare tutto questo. Per l'Onu ci sono solo due gruppi di terroristi, il Daesh e al Nusra», ha commentato De Mistura. «Gli altri sono tutti gruppi che combattono da una parte e dall'altra. Quindi chiamare tutti terroristi è sbagliato e diventa difficile districarsi. Non è con i bombardamenti che si può convincere un gruppo o l'altro a cedere, perché in mezzo c'è la popolazione civile».

Fermare i bombardamenti
E' necessario, invece, «fermare ad ogni costo i bombardamenti, la spirale del conflitto, sedersi attorno al tavolo». «Noi abbiamo un piano, c'è un piano, ma c'è bisogno di un momento di tranquillità e non di una spirale di guerra», ha insistito l'inviato delle Nazioni unite, che non ha voluto commentare, invece, il voto atteso per oggi in Consiglio di sicurezza su «una o due risoluzione su Aleppo». «Lasciamo esprimere il Consiglio», ha detto.

Gli obiettivi di Assad
Intanto, il regime di Assad fissa i propri obiettivi. Presto la «liberazione» di Aleppo, poi Deir Ezzor, Raqqa e Idlib. Lo ha dichiarato una fonte del ministero della Difesa siriano citato da Ria Novosti, che annuncia l'offensiva finale contro i miliziani su Aleppo, per tornare al pieno controllo sulla città. «La strategia militare siriana sicuramente si concentrerà su queste regioni (dopo la liberazione di Aleppo)» ha detto la fonte.

Le aree nel mirino del regime
Secondo i militari, Idlib è nella lista dell'esercito di Assad tra gli obiettivi prioritari per la presenza nella provincia dei militanti di Dzhabhat al Nusra, costola siriana di Al Qaida che di recente ha cambiato il nome in Jabhat Fatah Al-Sham) e per la vicinanza al confine turco. Raqqa, ha detto l'ufficiale, invece ci rientra per la concentrazione di Isis. Deir Ezzor è invece la città più importante della regione orientale, in particolare data la posizione vicino alle zone ricche di giacimenti petroliferi, il cui «sfruttamento porta fondi per il finanziamento e il supporto delle attività terroristiche», ha detto l'ufficiale dell'esercito siriano che ha parlato con Ria.

(Con fonte Askanews)