5 dicembre 2019
Aggiornato 23:30

Russia, ritrovata gigantesca fossa comune con soldati italiani dispersi

Il ritrovamento della fossa di Kirov, contenente 15-20mila corpi di soldati dispersi in Russia, ha riacceso la speranza delle tante famiglie italiane che da settant'anni aspettano notizie dei loro cari. L'Onor Caduti proseguirà le ricerche in loco.

ROMA – Nei pressi della città di Kirov, ottocento chilometri a Nord di Mosca, è stata scoperta una gigantesca fossa comune che potrebbe contenere 15-20mila corpi di varie nazionalità. Tra questi, presumibilmente, anche molti italiani. Si tratta dei cadaveri di migliaia di soldati dispersi nella campagna di Russia, le cui famiglie attendono notizie da circa settant'anni.

Il ritrovamento della fossa di Kirov
Quella che è appena venuta alla luce a Kirov, una località che si trova a circa ottocento chilometri a Nord di Mosca, potrebbe essere una delle fosse comuni più grandi della Seconda guerra mondiale. E le piastrine militari che sono state ritrovate tra le ossa di questi cadaveri hanno riacceso le speranze di quelle tante, troppe famiglie che da circa settant'anni anni attendevano notizie. Su una di quelle piastrine, infatti, c'è ancora il nome di un giovane soldato italiano, morto appena ventiduenne. Ma non è il solo.

15-20mila corpi di soldati dispersi
Dei 15-20 mila corpi di caduti ritrovati di varie nazionalità, molti potrebbero essere proprio italiani. Sono solo resti umani, brandelli di vestiti e null'altro ormai. Ma quelle piastrine che hanno resistito al trascorrere degli anni possono dare un nome e un volto a quei corpi sconosciuti. Per questo, da Mosca la notizia è subito rimbalzata in Europa. Come sottolinea Diego D'Amelio su Il Piccolo, il primo giornale a darne notizia, durante la campagna di Russia furono uccisi in combattimento circa 20mila soldati italiani e circa altri 70mila morirono probabilmente in prigionia o durante i lunghi viaggi al gelo per arrivare ai campi di concentramento.

Tante famiglie italiane aspettano notizie dei loro cari
Tanti di loro vennero sepolti in fosse comuni mai ritrovate e i familiari non ne ebbero più notizia. La scoperta della fossa di Kirov si deve a due ricercatori russi, Alexey Ivakin e Andrey Ogoljuk, che hanno iniziato a scavare nel mese di giugno. Secondo le loro stesse dichiarazioni, l'area dei resti misura 500 metri di lunghezza e 100 di larghezza. E' profonda almeno 4 metri e si trova lungo la ferrovia. Secondo il vicepresidente dell'Unirr (Unione nazionale reduci di Russia), la notizia non deve sorprendere perché «secondo i documenti ufficiali nella zona di Kirov c'erano diversi campi di prigionia dei soldati catturati dall'Armata Rossa».

L'Onor Caduti proseguirà le ricerche
La scoperta dei due ricercatori russi che hanno trovato la fossa ha perciò un suo preciso fondamento storico. Però, tanti altri italiani potrebbero essere sepolti anche in altre località, come Tambov, nel sud della Russia. Secondo la docente di storia contemporanea ed esperta dell'Amir, Maria Teresa Giusti, infatti, le marce di trasferimento verso i campi erano spesso molto lunghe. La prossima settimana un rappresentante di Onor Caduti, il reparto della Difesa che si occupa di recuperare i resti dei soldati dispersi durante l'ultima guerra mondiale, si recherà a Kirov per portare avanti le ricerche.